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Lo scatto sulle vittime dell’Ice conquista il World Press Photo 2026

La fotografia di Carol Guzy, che immortala la separazione di una famiglia ecuadoriana a New York, mette in luce il dramma umano dell’immigrazione negli Stati Uniti

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Separated by ICE’ by Carol Guzy (@carolguzy), @zumapress, iWitness, for @miamiherald, is the World Press Photo of the Year

Instagram, @worldpressphoto

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 23 aprile 2026 – Lacrime, dolore e angoscia emergono con forza dallo scatto vincitore del World Press Photo 2026, che ritrae la separazione dolorosa di una famiglia di migranti ecuadoriani da parte della U.S. Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia statunitense incaricata di controllare l’immigrazione. La fotografia, scattata da Carol Guzy, fotografa americana dell’agenzia Zuma e dell’iWitness Institute per il Miami Herald, ha conquistato il primo premio per la sua capacità di raccontare con immediatezza il dramma umano dietro la questione migratoria negli Stati Uniti.

Lo scatto simbolo di un dramma sociale: l’Ice

L’immagine, ripresa il 26 agosto 2025 all’interno di un edificio federale a New York con un accesso eccezionale per i fotografi, mostra il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene separato dalla moglie Cocha e dai figli durante un’udienza presso il tribunale dell’immigrazione. La scena si concentra sulle due figlie, in lacrime e terrorizzate, che si aggrappano disperatamente al maglione del padre, simbolo di un dramma familiare vissuto da migliaia di persone. La fotografa Guzy ha commentato: «Questo premio sottolinea l’importanza cruciale di questa storia su scala globale. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza di fronte alle avversità».

Il riconoscimento e gli altri finalisti del concorso

Il World Press Photo, con una storia di 71 anni, premia ogni anno il meglio del fotogiornalismo mondiale. Quest’anno la giuria ha valutato 57.376 fotografie provenienti da 3.747 fotoreporter di 141 paesi. Tra i finalisti, oltre allo scatto di Guzy, c’era “Gaza Aid Crisis” di Saber Nuraldin per Epa Images. Questa foto documenta una folla palestinese che si affolla per ricevere aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. C’era anche “Le prove delle donne Achi” di Victor J. Blue per il New York Times Magazine, un ritratto in bianco e nero di donne guatemalteche che hanno vinto una battaglia legale dopo decenni di violenze subite durante la guerra civile.

Carol Guzy, riconosciuta a livello internazionale, è nota per il suo impegno nel raccontare storie di sofferenza e speranza. La vincitrice ha sottolineato che il premio è un tributo alle persone ritratte. «Il coraggio con cui queste persone hanno accettato di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. Questo premio appartiene a loro, non a me», ha detto.

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