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Omicidio Rogoredo, Cinturrino al Gip: “Non ho mai usato violenza, ho sparato per paura”

Le dichiarazioni spontanee del poliziotto accusato dell'omicidio di Abderrahim Mansouri nel bosco di Rogoredo. "Dispiaciuto per la fine di questo ragazzo e per la mia"

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Parla la difesa di Cinturrino

Parla la difesa di Cinturrino | ANSA/Davide Cannella - alanews

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Nato a Bologna nel 1996 è un giornalista specializzato in informazione digitale. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, ha iniziato a collaborare con alcune redazioni online occupandosi di cronaca e attualità. Negli ultimi anni ha concentrato il suo lavoro sul giornalismo web, seguendo l’evoluzione dei nuovi media e delle piattaforme digitali. Oggi cura contenuti, interviste e approfondimenti per testate e format che puntano a raccontare la realtà con un linguaggio fresco ma affidabile.

Milano, 11 aprile 2026 – “Non ho mai usato violenza contro nessuno, né sottratto droga o soldi“. Con queste parole l’assistente capo della polizia Carmelo Cinturrino ha aperto le proprie dichiarazioni spontanee nella seconda giornata dell’incidente probatorio davanti al Gip del Tribunale di Milano Domenico Santoro. Il poliziotto 41enne è accusato dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, pusher marocchino di 28 anni colpito da un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo, durante un controllo antidroga.

Cinturrino, che risponde di oltre 40 capi di imputazione — dall’omicidio alla concussione allo spaccio —, ha rivendicato la correttezza della propria condotta: “Quando sono stati sequestrati droga o denaro è sempre stato fatto con verbale e nella massima legalità. Quando è stata usata la forza, c’è sempre stata una denuncia per resistenza, mai un uso gratuito“. Ha ricordato gli encomi ricevuti in carriera, definendosi “un poliziotto corretto“.

Lo sparo: “Ho agito per paura”

Sul momento dell’uccisione di Mansouri, l’assistente capo ha fornito una ricostruzione sintetica: “Quando si è chinato per prendere una pietra, ho sparato perché avevo paura“. Secondo l’avvocato della famiglia Mansouri, Marco Romagnoli, Cinturrino non avrebbe però aggiunto dettagli su quanto accaduto dopo lo sparo né sull’arma finta rinvenuta accanto al corpo del 28enne.

Il poliziotto ha inoltre dichiarato di non conoscere la vittima al di fuori dell’attività investigativa e ha contestato le versioni di alcuni testimoni, fornendo una descrizione definita dettagliata e tecnica degli episodi e degli ambienti, compresi quelli del commissariato.

“Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io“, ha aggiunto Cinturrino al termine delle dichiarazioni.

Sei testimoni e le contestazioni della difesa

L’udienza, iniziata in mattinata, è stata brevemente interrotta per un guasto al sistema di registrazione. Il giorno precedente erano stati ascoltati i primi due dei sei testimoni complessivi, chiamati a cristallizzare davanti al Gip quanto già verbalizzato nel corso delle indagini della Procura milanese.

La difesa di Cinturrino contesta l’attendibilità dei testimoni. L’avvocato Davide Giugno ha annunciato che i testi sono stati denunciati per associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, false informazioni e calunnia. La difesa ha inoltre sollevato una questione di incapacità per intossicazione da droghe, ma il Gip non ha finora ritenuto emersi elementi sufficienti per dichiarare i testimoni inidonei.

La posizione del legale

“È desideroso di avere giustizia ed è molto soddisfatto di come l’incidente probatorio sta andando, perché stanno emergendo contraddizioni assolutamente insanabili nel narrato dei testi“, ha dichiarato l’avvocato Giugno. “Il signor Cinturrino è il primo difensore di se stesso, quindi dovrà essere lui a fornire un contributo alla giustizia“.

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