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L’Ue critica la nuova legge israeliana sulla pena di morte: “Grave passo indietro”

L’Unione Europea critica la nuova legge israeliana sulla pena di morte per terrorismo, temendo ripercussioni sui diritti umani e sugli equilibri democratici nel Paese

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La bandiera dell'Ue

La bandiera dell'Ue (Unione europea) | Pixabay @PeskyMonkey - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Bruxelles, 31 marzo 2026 – L’Unione Europea manifesta una forte preoccupazione per la recente approvazione in Israele della legge che introduce la pena di morte per atti di terrorismo, definendo tale misura un grave passo indietro e sottolineandone il carattere discriminatorio. La decisione è stata commentata da un portavoce della Commissione UE, che ha evidenziato come nel Paese si siano levate voci contrarie e che sia stato presentato un appello alla Corte Suprema israeliana.

La legge israeliana sulla pena di morte e le reazioni internazionali

Il 30 marzo scorso, la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato la legge che reintroduce la pena di morte per i terroristi, in particolare per i palestinesi condannati per omicidio con intenti terroristici tesi a negare l’esistenza dello Stato di Israele. La norma è passata con 62 voti favorevoli e 48 contrari. La proposta legislativa è stata avanzata dal partito del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, trovando l’appoggio del premier Benjamin Netanyahu e del partito di opposizione guidato da Avigdor Lieberman, mentre alcuni partiti ultraortodossi della coalizione si sono opposti.

La legge stabilisce che la pena capitale, da eseguirsi tramite impiccagione, può essere commutata in ergastolo dal tribunale, che può inoltre infliggerla anche senza unanimità tra i giudici e indipendentemente dalla richiesta dell’accusa. Già in passato la pena di morte esisteva nel sistema giuridico israeliano, ma è stata applicata una sola volta, nel 1962, al gerarca nazista Adolf Eichmann.

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Mentre l’Unione Europea ha espresso preoccupazione per il carattere discriminatorio della legge e per il rischio che essa comprometta gli impegni democratici di Israele, gli Stati Uniti hanno sottolineato il rispetto per il diritto sovrano israeliano di decidere le proprie leggi. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato: «Confidiamo che tali misure siano attuate nel contesto di un processo equo e nel rispetto di tutte le garanzie e tutele applicabili in materia di giusto processo».

Critiche e appelli interni in Israele

In Israele, la legge ha suscitato forti dibattiti. Il leader dell’opposizione Yair Lapid ha definito la misura una «trovata subdola» che sfrutta il dolore e la rabbia dei cittadini dopo recenti attacchi terroristici. Dall’altra parte, il ministro Ben Gvir ha esultato, definendo storica l’approvazione della legge, un impegno mantenuto dal suo partito.

Durante l’iter parlamentare, la proposta ha incontrato l’opposizione anche da parte di funzionari della sicurezza israeliani che hanno evidenziato come la legge possa violare trattati internazionali a cui Israele è vincolato. Diverse petizioni sono state presentate all’Alta Corte di Giustizia, che potrebbe pronunciarsi a breve sul merito della questione.

L’Autorità nazionale palestinese ha condannato la norma definendola una pericolosa escalation e un tentativo di legittimare esecuzioni extragiudiziali con copertura legislativa, mentre in Israele permane un clima di forte tensione politica e sociale legato alla sicurezza e ai rapporti con i palestinesi.

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