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Mosca indaga su Durov: Telegram accusata di favorire terrorismo

Le autorità russe aprono un’inchiesta contro il fondatore di Telegram, accusando la piattaforma di facilitare reati e terrorismo. Cresce la stretta su internet e privacy

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Pavel Durov

Pavel Durov, CEO di Telegram, avverte Sanchez in Spagna | Instagram - @durov

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Mosca, 24 febbraio 2026 – Pavel Durov, fondatore di Telegram, si trova al centro di un’inchiesta penale aperta dalle autorità russe con l’accusa di favoreggiamento del terrorismo. La notizia, confermata dallo stesso Durov attraverso il suo canale Telegram, rappresenta l’ultimo episodio di una crescente tensione tra lo Stato russo e la piattaforma di messaggistica.

Le accuse di Mosca a Durov

Secondo le autorità russe, in particolare il Servizio federale di sicurezza (Fsb), Telegram sarebbe stata utilizzata per commettere oltre 153 mila reati dal 2022, di cui circa 33 mila atti di sabotaggio, terrorismo ed estremismo. Tra gli episodi citati figurano l’attacco terroristico alla sala concerti Crocus City Hall di Mosca nel marzo 2024, gli omicidi di figure di rilievo come Daria Dugina e Vladlen Tatarsky, nonché l’assassinio di nove alti ufficiali militari.

A metà febbraio, l’ente di controllo delle comunicazioni russo, Roskomnadzor, ha iniziato a rallentare il funzionamento di Telegram in Russia, giustificando la misura con il mancato rispetto da parte della piattaforma di numerose richieste di rimozione di contenuti proibiti. Il ministro dello Sviluppo digitale, Maksut Shadayev, ha sottolineato che queste restrizioni mirano a contrastare l’uso illecito di Telegram, mentre il possibile blocco totale dell’app a partire dal primo aprile alimenta ulteriori polemiche, soprattutto tra i volontari e i corrispondenti che la utilizzano per comunicazioni sul fronte.

Durov ha denunciato che queste misure rappresentano un tentativo dello Stato di limitare la libertà di parola e il diritto alla privacy, definendo lo scenario come «un triste spettacolo di uno Stato che ha paura del proprio popolo».

Telegram e la strategia del governo russo

Il contenzioso tra Durov e Mosca si inserisce in un quadro più ampio di controllo e censura su internet. Telegram, pur essendo una delle app più diffuse in Russia, è ormai percepita dalle autorità come uno strumento usato per attività illegali e operazioni di guerra ibrida, oltre a essere accusata di non collaborare con le richieste di sorveglianza statale.

Parallelamente, il governo russo sta promuovendo una nuova app di messaggistica, Max, sviluppata dal gruppo VK e finanziata dallo Stato, con l’obiettivo di spostare gli utenti verso una piattaforma più facilmente controllabile e soggetta alla censura governativa.

La vicenda di Durov è complicata anche dal suo arresto nel 2024 in Francia, dove è stato incriminato per presunta complicità in attività criminali legate all’uso di Telegram. Nonostante ciò, Telegram rimane uno degli ultimi spazi di comunicazione digitale non completamente soggetti al controllo russo, rendendo le accuse contro il suo fondatore parte di una strategia più ampia di controllo sull’informazione e la rete.

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