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Emanuele Filiberto di Savoia: “Amiamo l’Italia, spesso abbiamo violato l’esilio”

Tra ricordi d’esilio, passioni sportive e controversie dinastiche, il percorso di Emanuele Filiberto intreccia la storia della famiglia Savoia con l’identità italiana

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Emanuele Filiberto di Savoia

Credit Image: © Elena Vizzoca/SOPA Images via ZUMA Press Wire

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Bolzano, 5 febbraio 2026 – Un racconto che intreccia sport, storia e memoria familiare si dipana tra le vette dello Stelvio e le pieghe del passato italiano: Emanuele Filiberto di Savoia, attuale capo contestato di Casa Savoia dal 3 febbraio 2024, e il leggendario sciatore Gustav Thöni, originario proprio di Trafoi, si trovano così protagonisti di un episodio emblematico sull’esilio e le trasgressioni della dinastia sabauda negli anni Settanta.

Gli sconfinamenti di Emanuele Filiberto di Savoia in Italia durante l’esilio

L’ex divieto di ingresso in territorio nazionale per i discendenti maschi di Casa Savoia, sancito dalla XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, rimase formalmente in vigore fino al 2002. Eppure, come raccontato da Gustav Thöni in un’intervista recente e nel suo libro Una scia nel bianco (Rizzoli, 2025), nel 1974 Vittorio Emanuele di Savoia e la moglie Marina Doria violarono più volte tale norma, recandosi a Trafoi per omaggiare il campione di sci dopo una gara. “Vennero in albergo, incontrarono tutto lo staff e lasciarono in dono un orologio da tavola”, ricorda Thöni, sottolineando come fosse un gesto dettato dalla passione sportiva che superava le frontiere imposte dallo Stato.

A confermare e ampliare questo racconto in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera è proprio Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele e riconosciuto da alcuni monarchici come capo della Casa Savoia. Nel 2026, ha rivelato che simili sconfinamenti erano frequenti: “Non era una sola volta, li abbiamo fatti tutti. Io stesso ho varcato più volte il confine con mio padre, in Valle d’Aosta, a Torino, in Sardegna. I carabinieri ci salutavano, facevano il saluto militare. Era tutto molto semplice e cordiale”. Questi episodi sono oggi interpretati come una lenta dissoluzione di un esilio divenuto sempre più simbolico e meno vincolante nella pratica.

Il legame profondo tra sport e famiglia reale

Lo sport rappresentava una delle poche vie di contatto aperte per la famiglia Savoia con l’Italia. Vittorio Emanuele, grande appassionato di sport e pilota, amava frequentare luoghi simbolo, a volte sorvolando a bassa quota aree come Torino e Racconigi con il nonno Umberto II, come racconta Emanuele Filiberto: “Mio nonno era commosso, diceva che non potevano atterrare ma vedere quei luoghi era molto importante”. Questi ricordi testimoniano un rapporto di nostalgia e affetto verso la patria, nonostante le restrizioni ufficiali.

Gustav Thöni, icona dello sci alpino con quattro Coppe del Mondo generali e numerosi titoli olimpici e mondiali, incarna quel legame tra sport e Italia che ha attraversato decenni. Nato a Trafoi nel 1951, Thöni è stato al centro della cosiddetta “Valanga Azzurra” e ha collaborato da allenatore con Alberto Tomba. La sua testimonianza aggiunge valore storico e umano a questa vicenda, ricordando anche momenti conviviali come le cene a base di bagna cauda con la famiglia reale, dove spesso erano presenti anche esponenti politici.

Emanuele Filiberto di Savoia: tra memoria e impegni attuali

Nato nel 1972 a Ginevra, Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia è una figura pubblica poliedrica: personaggio televisivo, imprenditore nel settore della ristorazione con il ristorante “Prince of Venice” e proprietario di squadre di calcio come l’Associazione Calcio Savoia 1908 e il Real Agro Aversa. Dal 2024 è riconosciuto da una parte dei monarchici come capo di Casa Savoia, sebbene la sua legittimità dinastica sia ancora oggetto di disputa.

Figlio unico di Vittorio Emanuele e Marina Doria, ha vissuto un’esistenza segnata dalla complessità dell’eredità sabauda e dall’esilio. La sua storia personale si intreccia con quella della famiglia, come testimoniano le battaglie legali per la restituzione dei gioielli di Casa Savoia e la richiesta che le spoglie di Umberto II tornino in Italia. Nel frattempo, Emanuele Filiberto continua a mantenere viva la memoria storica e culturale della dinastia, partecipando a iniziative pubbliche e culturali e occupandosi di progetti a favore dei giovani nel mondo dello sport.

Questa vicenda, che unisce gli aneddoti di montagne e città, sport e politica, conferma come la storia dei Savoia resti un capitolo vivente nel tessuto sociale italiano, con protagonisti che ancora oggi dialogano con il passato e il presente.

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