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Trump annuncia la collaborazione di Caracas: “Cancellata la nuova ondata di attacchi USA”

La liberazione di prigionieri politici e l’avvio di nuovi dialoghi diplomatici segnano una svolta nei rapporti USA-Venezuela, mentre restano tensioni con Messico e Colombia

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Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti | EPA/WILL OLIVER / POOL - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

New York, 9 gennaio 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che il governo venezuelano sta “collaborando”, come dimostrato dal recente rilascio dei prigionieri politici, e ha perciò deciso di annullare una seconda ondata di attacchi contro il Venezuela. Una dichiarazione che segna un momento di apparente distensione nei rapporti tra Washington e Caracas, pur mantenendo una posizione di fermezza da parte degli Stati Uniti.

La collaborazione tra Stati Uniti e Venezuela e la cancellazione degli attacchi

Donald Trump si è detto soddisfatto della cooperazione dimostrata dal Venezuela, sottolineando che questa ha evitato un’escalation militare. “Proprio grazie a questa cooperazione ho annullato la seconda ondata di attacchi”, ha affermato il presidente americano, che ha però ribadito che le forze statunitensi rimarranno presenti nell’area caraibica per monitorare la situazione.

Un primo piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Donald Trump | Shutterstock.com

La decisione di evitare nuovi attacchi è legata anche alla liberazione di alcuni prigionieri politici, tra cui il giornalista italo-venezuelano Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, liberati di recente dal Venezuela. Questi eventi rappresentano per Trump un segnale positivo della disponibilità di Caracas a intraprendere un percorso diplomatico. Nel frattempo, una delegazione del Dipartimento di Stato statunitense, insieme all’ambasciatore ad interim in Colombia, ha compiuto una visita a Caracas, la prima dalla detenzione di Nicolás Maduro, per valutare una possibile ripresa delle attività diplomatiche, incluso il riavvio dell’ambasciata americana. Contestualmente, una delegazione venezuelana sarà inviata negli Stati Uniti per reciproche valutazioni.

Nonostante la definizione del Venezuela come “vittima di aggressione” da parte della presidente ad interim Delcy Rodríguez, la risposta ufficiale venezuelana è stata quella di puntare sulle vie diplomatiche per affrontare la crisi in corso. Il rilascio dei prigionieri ha infatti contribuito a evitare un attacco militare che avrebbe potuto essere sanguinoso e destabilizzare ulteriormente la regione.

Tensioni con il Messico e la Colombia: minacce e dialoghi in corso

Nonostante la distensione con il Venezuela, Trump ha mantenuto un atteggiamento duro nei confronti del Messico, minacciando attacchi “di terra” contro i cartelli della droga, che secondo lui controllano il paese. Queste parole sono state accolte con preoccupazione dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha sottolineato la necessità di “rafforzare la comunicazione” per scongiurare ulteriori escalation militari. Sheinbaum ha espresso la speranza che un possibile colloquio telefonico con Trump possa rassicurare il presidente americano.

Anche il presidente colombiano Gustavo Petro ha avuto una conversazione telefonica con Trump che ha almeno temporaneamente congelato la minaccia di azioni militari statunitensi in America Latina. Tuttavia, Petro ha dichiarato di non sentirsi completamente tranquillo, riportando che Trump gli avrebbe detto di “guardarsi le spalle”. L’invito ufficiale del presidente americano a Petro per un incontro a Washington è previsto per l’inizio di febbraio, segnando un tentativo di dialogo diretto.

Nell’ambito della lotta al narcotraffico, gli Stati Uniti hanno intensificato il sequestro di petroliere sospettate di trasportare petrolio soggetto a embargo, come la petroliera Olina, fermata nel Mar dei Caraibi nei pressi di Trinidad e Tobago. Questo fa parte di una più ampia campagna statunitense per contrastare quella che definiscono la “flotta fantasma” venezuelana.

Prospettive economiche e diplomatiche: investimenti e incontri alla Casa Bianca

Parallelamente alla questione militare e diplomatica, Trump ha annunciato l’intenzione di rilanciare gli investimenti nel settore petrolifero venezuelano. Alla Casa Bianca sono previsti incontri con grandi compagnie petrolifere statunitensi e internazionali, tra cui l’italiana Eni, con l’obiettivo di convincerle a investire in Venezuela. Trump ha parlato di impegni già presi per investimenti per un valore di 100 miliardi di dollari, una cifra che tuttavia suscita scetticismo tra gli esperti, considerando che la ristrutturazione dell’infrastruttura petrolifera venezuelana richiederà almeno 183 miliardi di dollari e molti anni, fino al 2040, per riportare la produzione a livelli significativi.

In vista di questi sviluppi, la prossima settimana Trump riceverà alla Casa Bianca anche la leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, inizialmente esclusa dalla corsa alla guida del Venezuela. Il presidente americano ha espresso entusiasmo per l’incontro, dichiarando che sarà un “grande onore” e scherzando sull’eventualità di ricevere un premio Nobel per la pace condiviso con lei.

Le parole di Trump, il rilascio dei prigionieri e la visita delle delegazioni diplomatiche segnano un momento delicato e complesso nelle relazioni tra Stati Uniti, Venezuela, Messico e Colombia, in un contesto ancora caratterizzato da tensioni e incertezze. Le mosse di Washington indicano una strategia che combina pressione militare, diplomazia e interessi economici nel tentativo di influenzare l’assetto politico e strategico dell’America Latina.

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