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Governo al lavoro per Trentini e altri italiani detenuti: “Tutti i canali ancora aperti”

Mentre cresce la pressione diplomatica tra Italia e Venezuela, familiari e associazioni chiedono chiarezza sulla sorte di Trentini e degli altri italiani detenuti

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Una foto senza data di Alberto Trentini

Una foto senza data di Alberto Trentini | Ansa - Alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Venezia, 9 gennaio 2026 – Prosegue con attesa e cautela la vicenda della detenzione di Alberto Trentini, operatore umanitario italiano trattenuto nel carcere El Rodeo I di Caracas da oltre un anno. Nonostante la recente scarcerazione di due connazionali – Luigi Gasperin e Biagio Pilieri – e i segnali di un possibile cambiamento nei rapporti diplomatici tra Italia e Venezuela, la notizia della liberazione di Trentini e degli altri italiani detenuti non è ancora arrivata, mantenendo alta la tensione tra familiari e istituzioni.

Lo stato della detenzione di Alberto Trentini e le iniziative diplomatiche

Alberto Trentini, 46 anni, originario del Lido di Venezia, è stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre si trovava in Venezuela per l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità. Trentini è stato fermato durante un controllo tra Caracas e Guasdualito e da allora la sua detenzione è stata avvolta dal silenzio, con scarso accesso a informazioni ufficiali e limitate visite consolari. La famiglia ha denunciato l’assenza di comunicazioni e la mancanza di trasparenza da parte delle autorità venezuelane, che si rifiutano di fornire un elenco ufficiale delle persone da liberare, aggravando la situazione di incertezza e sofferenza.

La cella di un carcere
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L’impegno del governo italiano, come sottolineato dalla premier Giorgia Meloni in conferenza stampa, è incessante: «Il governo si occupa della vicenda Trentini da 400 giorni, mobilitando tutti i canali politici, diplomatici e di intelligence» ha dichiarato la presidente del Consiglio, aggiungendo che non si fermeranno «fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». Meloni ha inoltre evidenziato il «segnale» positivo arrivato da Caracas, interpretato come un gesto verso la pacificazione, ringraziando la presidente venezuelana Delcy Rodriguez per l’apertura a una nuova stagione di relazioni costruttive tra Roma e Caracas. Queste parole sono state accolte favorevolmente nei circuiti istituzionali venezuelani, anche se la posizione italiana non ha trovato consensi tra i sostenitori dell’opposizione venezuelana.

Le iniziative diplomatiche sono rafforzate dai continui contatti tra i servizi di intelligence e le ambasciate. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il rilascio di Pilieri rappresenta una «vittoria diplomatica» e che si lavora con costanza e discrezione per la liberazione di Trentini e di altri otto italiani ancora detenuti. Accanto a Trentini, anche il commercialista torinese Mario Burlò, arrestato nel novembre 2024, resta in attesa di una possibile scarcerazione imminente, come confermato dal suo legale Maurizio Basile.

La situazione umanitaria e le richieste delle famiglie

Il silenzio e la mancanza di trasparenza da parte delle autorità venezuelane hanno reso la situazione di Trentini particolarmente drammatica. La madre, Armanda Colusso, ha lanciato un appello disperato: «Sono ormai tredici mesi che Alberto è in prigione e noi non sappiamo darci pace. Mi chiedo ogni mattina cosa penserà del suo Paese che sembra averlo abbandonato». Nonostante alcune telefonate e visite consolari, l’operatore umanitario non ha mai potuto incontrare un avvocato né un medico che ne accerti le condizioni di salute. Le violazioni dei diritti umani denunciate da Ong e associazioni si sommano alla difficoltà di accesso alle informazioni.

L’Ong venezuelana “Giustizia, Incontro e Perdono” e l’avvocato difensore dei diritti umani Marino Alvarado hanno espresso preoccupazione per la lentezza e la scarsa trasparenza nel processo di rilascio, definendo un «ulteriore maltrattamento» la mancata pubblicazione degli elenchi dei detenuti liberati. Nel frattempo, la società civile italiana e venezuelana continua a mobilitarsi. In Italia, associazioni come Articolo 21 e personalità del mondo culturale, tra cui l’attrice Ottavia Piccolo, hanno promosso iniziative di sensibilizzazione e richieste di intervento diretto alle istituzioni, per mantenere alta l’attenzione su un caso che rappresenta un’emergenza umanitaria.

La mobilitazione si estende anche a livello locale: il Comune di Vigonovo ha affisso uno striscione per chiedere la libertà di Trentini, mentre in città come Venezia si svolgono flash mob per tenere viva la pressione politica e sociale. La speranza rimane quella di un rapido e positivo sviluppo che possa portare alla fine di questa lunga e dolorosa attesa per Alberto Trentini e le sue famiglie.

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