Venezuela – La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025 e leader dell’opposizione María Corina Machado, dopo essere fuggita a dicembre, vuole tornare in Venezuela per partecipare ai soccorsi dopo i terremoti. Aveva annunciato su X che le autorità avevano temporaneamente chiuso lo spazio aereo commerciale e che la misura sarebbe poi stata revocata, pur con presunte pressioni nei confronti di chi avrebbe agevolato il suo ritorno. Questo tentativo si inserisce in un acceso confronto politico sulla gestione dell’emergenza: i terremoti hanno causato almeno 1.719 vittime e hanno innescato proteste contro il governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez.
🚨🚨🚨🇻🇪🇵🇦 Importante. María Corina Machado sfida il regime venezuelano: sono a Panama, pronta a tornare.
Ho tradotto il suo messaggio ai venezuelani per voi:
“Miei cari venezuelani,
sono nella città di Panama, da dove avevo previsto di partire per il Venezuela.Il regime ha… pic.twitter.com/PNFg5Bqx0F
— Dario D’Angelo (@dariodangelo91) June 29, 2026
“Sono pronta per tornare”
Machado ha dichiarato di trovarsi a Panama da quasi due anni e di voler tornare “per partecipare alle operazioni di assistenza, coordinare gli sforzi dei cittadini e contribuire alla ricostruzione”. Nel medesimo messaggio ha accusato l’esecutivo di ostacolare l’arrivo di volontari, squadre internazionali di soccorso e giornalisti, e ha scritto: “Bloccare l’informazione e manipolarla provoca ancora più vittime”. La leader dell’opposizione ha detto di essere “pronta” e “disposta a fare qualunque cosa necessaria” per rientrare; non ha però fornito dettagli operativi sul viaggio né indicato un orario di partenza ufficiale.
Il nodo del rapporto con Washington
Sullo sfondo del rientro pesa il legame, profondo ma ambivalente, tra Machado e gli Stati Uniti. La leader dell’opposizione è da sempre apertamente filo-occidentale e ha costruito negli anni rapporti con parlamentari, diplomatici e organismi statunitensi, dell’Unione Europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani; con l’amministrazione Trump le convergenze sono state marcate, dal riconoscimento politico dell’opposizione alle sanzioni mirate fino alla pressione multilaterale per riaprire spazi elettorali.
Questo allineamento è diventato ancora più centrale dopo i fatti dell’inizio del 2026: il 3 gennaio le forze armate statunitensi hanno condotto l’operazione “Absolute Resolve”, catturando e deportando il presidente Nicolás Maduro, evento che ha aperto la fase di transizione poi gestita dal governo ad interim. Dopo la cattura di Maduro, Machado ha chiesto che la presidenza fosse assunta da Edmundo González, indicato dall’opposizione come vincitore del voto del 2024, e ha mantenuto un profilo di stretta interlocuzione con Washington: il 15 gennaio 2026 ha incontrato privatamente Trump e diversi senatori statunitensi.
Gli Stati Uniti non vogliono Machado
Lo stesso Trump si è mostrato sprezzante nei confronti di Machado, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ne ha parlato in termini favorevoli pur giudicando prematura una transizione con gran parte dei leader dell’opposizione ancora fuori dal paese. Sul rientro legato all’emergenza, gli Stati Uniti sostengono in linea politica il ritorno della leader ma temono che il suo ingresso durante i soccorsi possa spostare attenzione e personale diplomatico nel pieno della calamità. A complicare il quadro c’è anche un punto sensibile proprio rispetto alle vittime: tra i morti figurano circa 140 venezuelani rimpatriati dagli Stati Uniti, e alcuni connazionali hanno criticato Machado per non essersi espressa con maggiore fermezza contro le deportazioni di venezuelani decise dalla seconda amministrazione Trump
Contrasti politici nella gestione dei soccorsi
Il governo ad interim di Delcy Rodríguez ha definito la scossa “la catastrofe naturale più grave” della storia recente del paese e ha lanciato appelli all’unità nazionale, secondo i bollettini ufficiali. Nel frattempo le proteste pubbliche si sono moltiplicate nelle principali città: manifestazioni sono state organizzate sia per denunciare la lentezza nei soccorsi sia per avanzare richieste politiche rivolte all’esecutivo. In questo contesto Machado cerca di ritagliarsi uno spazio operativo nella gestione dei soccorsi: il suo ritorno, se autorizzato, aggiungerebbe un attore politico già al centro delle tensioni nazionali a una situazione umanitaria complessa.
