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Caso Orlandi, ex compagna esclude legami con il Convitto: “Nessun collegamento scolastico”

Durante l’audizione in Commissione bicamerale, le ex compagne di Emanuela Orlandi ribadiscono la totale estraneità del Convitto e rilanciano nuove piste investigative

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La scomparsa di Emanuela Orlandi

Emanuela Orlandi @Wikimedia Commons

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Roma, 8 gennaio 2026 – Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, Caterina Fanello, ex compagna di banco di Emanuela al Convitto nazionale Vittorio Emanuele II, ha fornito testimonianze significative riguardo agli ultimi momenti della giovane prima della sua misteriosa sparizione nel 1983. Fanello ha escluso ogni collegamento tra la vicenda e l’ambiente scolastico frequentato da Emanuela, respingendo l’ipotesi che gli attori coinvolti fossero legati al Convitto.

Testimonianze delle compagne di scuola: un contesto separato dal Convitto

Durante l’audizione, Caterina Fanello ha dichiarato: “Non ho idea di che cosa possa essere successo a Emanuela, questo aspettiamo che qualcun altro ce lo dica”. Riguardo all’ambiente del Convitto, ha sottolineato con fermezza che “qualunque cosa sia successa non credo che gli attori coinvolti in questa storia siano legati al contesto del Convitto nazionale Vittorio Emanuele II”. A proposito del soprannome di “suora” attribuito a Emanuela per la mancanza di fidanzati, Fanello ha espresso dubbi circa il ricordo ma ha precisato di non vedere contraddizioni nella testimonianza. Sulla fiducia che la giovane potesse riporre in sconosciuti, ha risposto categoricamente: “Secondo me no, non direi che si sarebbe fidata di uno sconosciuto»” Ha inoltre evidenziato la separazione tra l’ambiente scolastico e quello della scuola di musica frequentata da Emanuela Orlandi, affermando di non conoscere nessuno di quest’ultimo ambito.

Un’altra compagna di scuola, Fabiana Valsecchi, ha ricordato Emanuela Orlandi come una ragazza “molto serena” e ha negato la descrizione del bidello del Convitto, che la definì “una ragazza con i grilli per la testa”. Valsecchi ha inoltre riferito un episodio in cui lei e sua sorella furono avvicinate da due uomini in zona Prati, vicino alla sede Rai, che proposero loro di partecipare a una pubblicità dietro compenso. La descrizione di uno degli uomini, con frangia e occhiali scuri, è stata confrontata con un identikit mostrato dal presidente della Commissione, il senatore Andrea De Priamo, e ha convenuto che potrebbe corrispondere.

Il sequestro di Emanuela Orlandi e il ruolo della banda della Magliana

Negli ultimi anni, nuove rivelazioni hanno rinnovato l’interesse intorno al caso, facendo emergere un contesto più ampio e complesso. Documenti inediti e verbali come quello di Marco Accetti, reo confesso coinvolto nel sequestro, hanno descritto il ruolo operativo di Enrico De Pedis, boss della Banda della Magliana, nel rapimento di Emanuela. Secondo il memoriale custodito in Procura, il 22 giugno 1983 De Pedis avrebbe avvicinato la ragazza nei pressi del Senato, mostrandole un tascapane con il simbolo della Avon, azienda di cosmetici, in un incontro simulato per ingannare eventuali testimoni.

Il sequestro sarebbe stato orchestrato da un gruppo di religiosi con l’obiettivo di esercitare pressioni sul Vaticano, in particolare per risolvere questioni finanziarie legate allo Ior e al dissesto del Banco Ambrosiano. La vicenda si intreccia con i rapporti internazionali e la lotta politica della Guerra Fredda, coinvolgendo anche la figura di Ali Agca, attentatore di Papa Giovanni Paolo II, e un secondo caso di scomparsa, quello di Mirella Gregori, avvenuta pochi mesi prima.

Le indagini, pur avendo attraversato diverse fasi e archiviazioni, sono state riaperte più volte negli ultimi anni, con il coinvolgimento di magistrati vaticani e italiani, e l’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale che continua a esaminare gli elementi e le testimonianze, nel tentativo di far luce su uno dei misteri più intricati della storia italiana e vaticana.

Per approfondire: Caso Orlandi, tutte le ombre sull’amica Laura Casagrande

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