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Influenza, ci siamo: ecco come riconoscerla e le sue varianti

L'influenza è già arrivata e l'aumento precoce dei casi, con varianti più aggressive, preoccupa gli esperti. Ecco come riconoscerla

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Influenza: come riconoscerla

Influenza: come riconoscerla | Pixabay @ljubaphoto - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

La stagione dell’influenza è ufficialmente iniziata in Italia con una diffusione precoce e intensificata rispetto agli anni passati. Secondo i dati aggiornati del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità, l’11,2% dei campioni analizzati la scorsa settimana risultava positivo all’influenza, con un’incidenza particolarmente elevata nella fascia pediatrica, confermando come i più piccoli siano i soggetti più colpiti. Il quadro epidemiologico è complicato dalla presenza di due varianti principali, A/H3N2 e B/Victoria, che mostrano una maggiore capacità di eludere le difese immunitarie, aumentando il rischio di contagio e complicanze.

L’andamento e le varianti del”influenza in circolazione

Questa stagione influenzale si presenta con numeri già molto alti e un anticipo di 3-4 settimane rispetto al passato, come evidenziato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Il ceppo A/H3N2, in particolare, ha subito una mutazione (subclade K) che ne ha favorito una rapida diffusione. L’incidenza nelle regioni più colpite, tra cui Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, è in aumento soprattutto nella fascia d’età 0-4 anni con 13.6 casi ogni 1000 assistiti, mentre l’incidenza generale si attesta a 7.8 casi per 1000 assistiti. La circolazione di altri virus respiratori, come il virus respiratorio sinciziale e il Sars-CoV-2, contribuisce a rendere più complesso il quadro clinico.

Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it, sottolinea come «l’ampia diffusione sia dovuta a queste due varianti che eludono l’immunità naturale e quella vaccinale, e invita a riconoscere i sintomi principali: insorgenza improvvisa di febbre, sintomi respiratori e sistemici come dolori articolari». La trasmissione avviene principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva, e il periodo di contagiosità può estendersi fino a 10 giorni, specie nei bambini e soggetti immunodepressi.

Vaccinazione e misure di prevenzione: un appello urgente

Nonostante l’aumento dei casi, la copertura vaccinale in Italia rimane insufficiente: solo un italiano su cinque si vaccina contro l’influenza, mentre tra gli anziani la percentuale è intorno al 50%, ben al di sotto dell’obiettivo OMS del 75%. Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, avverte che “il virus muta rapidamente e le nuove varianti riescono a sfuggire all’immunità acquisita, perciò la vaccinazione rimane la principale arma di difesa”. La campagna vaccinale 2025 procede con maggiore velocità rispetto agli anni precedenti, soprattutto grazie all’impegno dei medici di famiglia, ma permangono ritardi nella distribuzione dei vaccini Covid e pneumococcici, limitando la possibilità di co-somministrazione.

Tecla Mastronuzzi, responsabile Macroarea Prevenzione della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale (Simg), ribadisce che “ogni punto percentuale in più di copertura vaccinale si traduce in meno ricoveri e complicanze, alleggerendo la pressione sugli ospedali”. Viene inoltre raccomandata la vaccinazione anti-Covid e quella contro il virus respiratorio sinciziale per i soggetti più fragili, in vista di campagne future rivolte anche alle donne in gravidanza.

I rischi di un uso scorretto dei farmaci e la gestione dei sintomi

L’incremento dei casi influenzali ha portato a un aumento delle visite in pronto soccorso e negli ambulatori medici. Bassetti mette in guardia sull’uso improprio del paracetamolo, che “può causare danni epatici, insufficienze cardiache e ulcere se assunto in dosi eccessive”. Il consiglio è di utilizzarlo solo per febbri alte superiori a 38,5 °C, rispettando il dosaggio massimo di 2,5 grammi al giorno per gli adulti.

La gestione della malattia si basa su un’automedicazione responsabile con antipiretici, antinfiammatori e decongestionanti nasali, associata a misure di igiene come l’uso della mascherina in ambienti chiusi e la frequente sanificazione delle mani. Per i soggetti a rischio, in caso di positività a Covid-19, è disponibile il trattamento con antivirali come Paxlovid, somministrato su prescrizione medica.

L’attenzione alla prevenzione e al rispetto delle indicazioni sanitarie rimane cruciale per contenere l’impatto della stagione influenzale e ridurre la pressione sulle strutture sanitarie nazionali.

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