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Sit-in a Roma davanti all’ambasciata Usa: “No alle ingerenze americane in Venezuela”

Manifestanti e attivisti denunciano le pressioni di Washington su Caracas, criticando la linea dura di Trump e l’appoggio europeo. Timori per escalation militare e instabilità regionale

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Marco Vesperini di Marco Vesperini

Mi chiamo Marco Vesperini, classe 1989, sono di Porto Sant’Elpidio, un paesino sulla costa marchigiana. Giornalista pubblicista, collaboro con Alanews dal 2023 e con ilfattoquotidiano.it dal 2016. Mi occupo principalmente di cronaca, politica e cultura

Roma, 8 novembre 2025 – Una manifestazione di circa cinquanta persone si è svolta oggi davanti all’ambasciata degli Stati Uniti a Roma per esprimere la propria contrarietà alle politiche dell’amministrazione Trump in relazione al Venezuela. I manifestanti hanno denunciato quelle che definiscono ingerenze imperialiste statunitensi nel Paese sudamericano, sottolineando come tali posizioni non rappresentino né loro né la più ampia opinione pubblica europea.

Protesta contro l’imperialismo statunitense in Venezuela

immagine

La protesta è stata animata da esponenti di Potere al Popolo, con la portavoce Beatrice Gamberini che ha dichiarato: “Chi vuole mettere le mani sull’America Latina è l’imperialismo occidentale e statunitense, lo stesso che sostiene Israele. Sosteniamo il Venezuela e diciamo chiaramente che le parole e le posizioni di Giorgia Meloni, dell’Unione europea e di Trump non ci rappresentano”. Gamberini ha inoltre criticato il conferimento del premio Nobel per la Pace a Maria Corina Machado, definita “fascista” e “sionista”, sottolineando il netto rifiuto verso la politica di guerra e riarmo portata avanti dall’amministrazione americana e da quella europea guidata da Ursula von der Leyen.

Durante la manifestazione, alcuni partecipanti hanno ricordato lo slogan del sindacato di New York Mamdani: “Turn the volume up! Hands off Venezuela!”, a conferma della solidarietà internazionale verso il Paese sudamericano.

Il contesto politico e le tensioni internazionali

La protesta si inserisce in un quadro di crescenti tensioni internazionali. Donald Trump, rientrato alla presidenza degli Stati Uniti nel gennaio 2025 per il suo secondo mandato non consecutivo, ha recentemente annunciato una strategia più aggressiva contro il regime di Nicolás Maduro, accusato dagli Stati Uniti di essere coinvolto in attività di narcotraffico. L’amministrazione Trump ha autorizzato azioni militari contro basi dei narcotrafficanti venezuelani, comprese operazioni nel territorio nazionale del Venezuela, un’escalation che ha visto l’invio della portaerei Gerald Ford nell’area sotto il controllo del Southern Command.

Questa linea dura è anche il risultato del peso politico di figure come il segretario di Stato Marco Rubio, che definisce il governo venezuelano una “organizzazione terroristica mascherata da governo” e sostiene la necessità di un cambio di regime. Il piano strategico di Washington punta non solo a contrastare il narcotraffico, ma anche a indebolire l’influenza di Russia e Cina nel Paese, alleati storici di Caracas, con l’obiettivo di riappropriarsi delle risorse energetiche venezuelane.

L’opposizione interna al Venezuela, rappresentata da leader come Maria Corina Machado, recentemente insignita del premio Nobel per la Pace, sostiene la linea militare degli Stati Uniti, accusando Maduro di regime dittatoriale e narcotraffico. Tuttavia, le critiche internazionali evidenziano i rischi di un intervento armato che potrebbe innescare un conflitto interno e destabilizzare ulteriormente la regione.

La manifestazione di oggi a Roma ribadisce quindi una posizione contraria a questa politica di intervento, definita dagli organizzatori come un esempio di imperialismo occidentale e statunitense che mina la sovranità del Venezuela e mette a rischio la pace regionale.

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