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Abu Mazen: “Santa Sede, Italia ed Ue fondamentali per la pace in Terra Santa”

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Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 6 novembre 2025 – Abu Mazen, presidente dello Stato di Palestina e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), ha sottolineato oggi in un’intervista rilasciata al quotidiano Avvenire il ruolo cruciale e complementare della Santa Sede, dell’Italia e dell’Unione Europea nel promuovere una pace giusta in Terra Santa. L’intervista arriva alla vigilia di una serie di incontri istituzionali che vedranno Abbas protagonista a Roma, tra cui quelli con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Premier Giorgia Meloni e Papa Leone XIV.

Abu Mazen: il ruolo della Santa Sede, Italia e Ue nella pace

Abu Mazen ha espresso apprezzamento per “le posizioni umanitarie e politiche dell’Europa, il ruolo dell’amica Italia negli aiuti, nello sviluppo e nella sicurezza, e le posizioni morali della Santa Sede“. Il leader palestinese ha evidenziato le difficoltà di dialogo politico, spiegando che “le comunicazioni politiche dirette con il governo israeliano sono quasi inesistenti da anni, a causa delle politiche estremiste dell’esecutivo israeliano, che ha rifiutato gli impegni precedenti, continuando con la colonizzazione e gli attacchi contro il popolo palestinese“.

In particolare, Abbas ha denunciato il “soffocamento dell’economia palestinese e il trattenimento delle entrate finanziarie, che superano i tre miliardi di dollari“, oltre al progressivo indebolimento delle istituzioni palestinesi e alla “distruzione della soluzione dei due Stati”.

Priorità per Gaza e prospettive future

Per quanto riguarda la crisi a Gaza, Abu Mazen ha sottolineato che “la priorità attuale è stabilizzare il cessate il fuoco nella Striscia, garantire l’ingresso degli aiuti umanitari tramite le agenzie delle Nazioni Unite per porre fine alla carestia, ottenere il rilascio di ostaggi e prigionieri, il ritiro delle forze di occupazione israeliane e avviare la ricostruzione“. Ha inoltre chiesto di “fermare tutte le misure unilaterali in Cisgiordania e a Gerusalemme, comprese le colonie, il terrorismo dei coloni e le aggressioni contro i luoghi santi islamici e cristiani“.

Abu Mazen ha ribadito la sua ferma convinzione nel dialogo come unica via per la pace, ma ha chiarito che questo “non può aver successo in presenza di colonie, confisca delle terre, violazioni di accordi e espropri di proprietà e risorse”. Ha quindi auspicato che Israele “rispetti il diritto internazionale e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza per ricostruire la fiducia e riprendere un percorso politico serio“.

Il leader palestinese ha infine annunciato che durante la sua visita italiana del 7 novembre incontrerà le massime istituzioni italiane e la Santa Sede, confermando che l’Italia ha un ruolo importante come presidente di uno dei gruppi di lavoro della Conferenza Internazionale per la pace, nell’attuazione dell’accordo sui valichi di frontiera e nella formazione delle forze di sicurezza palestinesi, oltre al contributo umanitario a Gaza.

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