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Petrolini, prosegue il processo. Gli psichiatri: “Nessuna malattia mentale, agì senza empatia”

È ripartito oggi a Parma il processo a Chiara Petrolini, la ragazza accusata di aver ucciso e sepolto in giardino i suoi due figli neonati

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Riprende il processo a Chiara Petrolini

Riprende il processo a Chiara Petrolini | ANSA/ LUCA AMEDEO BIZZARRI - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Parma, 3 novembre 2025 – È ripreso oggi nell’aula della Corte d’Assise di Parma il processo a Chiara Petrolini, la giovane donna di 22 anni accusata di aver ucciso e seppellito i suoi due neonati nati nel 2023 e nel 2024. L’udienza è stata caratterizzata dall’audizione di importanti consulenti tecnici e psichiatrici che hanno fornito elementi cruciali sullo stato mentale dell’imputata e sulle dinamiche del decesso dei bambini.

Chiara Petrolini non ha disturbi psichiatrici

Il consulente psichiatrico della Procura di Parma, Mario Amore, ha dichiarato che Chiara Petrolini non presenta disturbi psichiatrici chiaramente documentabili né malattie mentali organicamente definite. Rispondendo alle domande del procuratore Alfonso D’Avino, Amore ha sottolineato che la 22enne non soffre di un disturbo di personalità e che ha piena capacità di intendere e volere al momento dei fatti contestati, nonché una buona capacità di stare in giudizio. Attualmente è in corso una perizia tecnica psichiatrica che approfondirà ulteriormente questi aspetti.

Parallelamente, una consulenza psichiatrica effettuata da un pool di sei psicologi e psichiatri ha evidenziato come Petrolini abbia spiegato nelle tre interviste di non aver mai voluto uccidere i figli, raccontando di non aver mai percepito come sbagliato seppellire i corpi dei neonati nel giardino di famiglia a Vignale di Traversetolo. La ragazza ha inoltre riferito di aver cercato la seconda gravidanza per riscattare la prima, andata male, ma di aver vissuto la gravidanza in solitudine e con paura, senza confidarsi con nessuno. Nel corso dei colloqui ha anche parlato di un abuso sessuale subito nel 2021, evento che ha segnato profondamente il suo rapporto con gli altri.

Processo a Chiara Petrolini, gli psichiatri: “Ambivalente, fredda e incapace di empatia”

I consulenti psichiatrici nominati dalla Procura hanno tracciato un profilo complesso e inquietante di Petrolini. Mario Amore, affiancato dal collega Domenico Berardi, ha descritto l’imputata come una persona caratterizzata da “ambivalenza di fondo” e da un “doppio registro”. Secondo i due esperti, la ragazza manifesta “difficoltà primarie nel contatto empatico” e una scarsa capacità di provare emozioni autentiche. Durante i colloqui, è emersa anche la presenza di un “falso sé”, un atteggiamento artificioso e distante dalla realtà emotiva. “Non è una psicopatica”, ha spiegato Berardi, “ma nelle gravidanze ha agito senza affetti, come se seguisse un proprio piano privo di sentimenti”.

L’assenza di consapevolezza

Nel corso delle sedute con gli psichiatri, Chiara Petrolini avrebbe più volte chiesto: “Ma io cosa ho fatto di male?”. Secondo gli esperti, questa frase riflette una totale inconsapevolezza della gravità delle sue azioni, derivante da un “non sentire”, da una profonda mancanza di empatia e partecipazione emotiva.

“Fredda e spregiudicata, come guidata da un computer”

Berardi ha inoltre definito la giovane “spregiudicata”, soprattutto nel modo in cui ha gestito le gravidanze: senza confidarsi con i genitori, partorendo in segreto e agendo in maniera lucida e metodica. “È come se fosse guidata da un computer”, ha detto lo psichiatra, “fredda, glaciale, apparentemente priva di emozioni”.

Mario Amore ha infine descritto Chiara come una ragazza “formalmente ineccepibile”: una baby sitter affidabile, una catechista diligente, una figlia senza apparenti problemi. Tuttavia, dietro questa immagine si nasconderebbe una profonda “povertà interiore ed emotiva”. L’unico legame autentico emerso nei colloqui sarebbe quello con la nonna, mentre i rapporti con il compagno, Samuel Granelli – padre dei due bambini – e con la madre risultano distanti e freddi.

Gli psichiatri hanno sottolineato come la famiglia di Chiara appaia “normale”, con genitori presenti e impegnati nel lavoro, e una figlia “voluta e amata”. Tuttavia, in lei si sarebbe sviluppato un “iper-adattamento al mondo esterno”, capace di mascherare un vuoto affettivo profondo. Una freddezza che, secondo gli esperti, ha trovato il suo culmine nelle gravidanze e nei tragici eventi che ne sono seguiti.

Per Chiara Petrolini la gravidanza sarebbe stata “la prima autentica emozione positiva”

Nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise di Parma, il consulente psichiatrico Mario Amore, nominato dalla Procura, ha escluso che Chiara Petrolini soffrisse di diniego di gravidanza. “Aveva cercato su internet informazioni su sintomi e segnali della gravidanza — ha spiegato Amore —, quindi era perfettamente consapevole del suo stato”. Secondo lo psichiatra, la prima gravidanza rappresentò per la giovane “la prima autentica emozione positiva della sua vita”.

Il senso di superiorità e la “felicità” della maternità

Amore ha descritto in aula una ragazza che viveva la maternità come qualcosa di profondamente personale, quasi sacro: “Provava un senso di diversità, di superiorità, di grandiosità. Diceva: ‘guardavo le altre e sentivo che era una cosa mia, su cui nessuno doveva mettere becco’. Non lo diceva con cattiveria, ma con un senso di dominio, quasi onnipotente”. Un atteggiamento che, secondo il consulente, tradiva un rapporto distorto ma emotivamente intenso con la gravidanza.

I sogni, i bambini e la sepoltura nel giardino

Durante i colloqui con gli psichiatri della Procura, Chiara Petrolini raccontò di aver sognato se stessa mentre spingeva una carrozzina con due bambini. Confidò anche di aver sepolto i neonati nel giardino della casa di famiglia a Traversetolo “per tenerli vicino a sé”, un gesto che secondo gli esperti rivela un legame ambivalente e confuso con la maternità.

“Mai così felice, ma incapace di affrontare il parto”

Il secondo consulente della pubblica accusa, Domenico Berardi, ha aggiunto che “nelle gravidanze è entrato in gioco qualcosa di potente che l’ha resa felice, forse per la prima volta nella sua vita”. Tuttavia, questa felicità si scontrava con l’incapacità di affrontare la realtà del parto e della nascita. “In Chiara convivono sentimenti opposti, inconciliabili, che tuttavia per lei possono coesistere”, ha concluso lo psichiatra.

Le testimonianze medico-legali sul decesso dei neonati

Il medico legale Valentina Bugelli ha confermato che il bambino nato il 7 agosto 2024 ha sicuramente respirato e probabilmente ha pianto, indicando che dal taglio del cordone ombelicale fino al decesso sono trascorsi alcuni minuti, stimati tra quattro e sette. Ciò significa che il piccolo ha compiuto più atti respiratori prima di morire. Questi elementi risultano fondamentali per ricostruire la dinamica della morte e sono stati discussi in aula anche alla presenza dell’avvocato della difesa, Nicola Tria.

Durante l’udienza, la Corte presieduta da Alessandro Conti ha inoltre deciso di prorogare di tre mesi i termini di custodia cautelare per l’imputata, considerati anche i tempi della perizia psichiatrica. Presenti in aula, oltre a Chiara Petrolini e al suo avvocato, vi erano anche il fidanzato della giovane, Samuel Granelli, parte civile insieme al suo legale Monica Moschioni, e i genitori di Chiara, che non saranno ascoltati nel dibattimento dopo l’acquisizione dei loro verbali.

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