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L’allarme della Flc Cgil: “Docenti italiani tra i meno retribuiti al mondo”

Un rapporto Ocse evidenzia stipendi inferiori del 15% rispetto alla media Ue e forti disparità con altri dipendenti pubblici italiani

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L'immagine di un'aula di scuola con banchi e lavagna senza studenti

Alanews.it

Redazione di Redazione

Roma, 9 settembre 2025 – I docenti italiani risultano tra i meno pagati a livello internazionale, come confermato dal recente rapporto Education at a Glance 2025 dell’Ocse. A sottolinearlo è Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, che evidenzia come la situazione salariale del personale scolastico italiano sia critica sia rispetto ai colleghi europei sia rispetto agli altri dipendenti pubblici italiani.

Docenti italiani, retribuzioni inferiori alla media europea e non solo

Secondo il rapporto Ocse, lo stipendio medio dei docenti italiani è inferiore del 15% rispetto alla media europea, con un gap di circa 9.800 dollari all’anno. In particolare, gli insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia percepiscono salari addirittura più bassi rispetto al 2015. A questo si aggiunge un ulteriore svantaggio: la retribuzione media del comparto Istruzione e Ricerca è inferiore del 22,95% rispetto alla media dei dipendenti dei ministeri centrali e del 18,62% rispetto all’intera Pubblica Amministrazione, con un differenziale annuo che supera gli 8.500 euro.

Gianna Fracassi denuncia come, nonostante l’evidenza dei dati che mostrano una condizione di “sofferenza e povertà” del personale scolastico, il Governo non abbia stanziato risorse adeguate per tutelare i salari dall’inflazione. Anzi, l’esecutivo ha escluso il comparto Istruzione e Ricerca dalla perequazione salariale e ha proposto un aumento una tantum di soli 10 euro lordi mensili per un anno, giudicato dalla segretaria generale un “inganno” che non può invertire la tendenza negativa.

Un settore in crisi

Le difficoltà economiche dei docenti italiani si inseriscono in un quadro più ampio di precarietà e sottofinanziamento. La percentuale di docenti precari supera il 25% del totale, costringendo molti a spostamenti continui e condizioni di lavoro instabili. Inoltre, l’Italia investe in istruzione una quota del PIL inferiore alla media europea (4,1% contro il 5,1%), con un calo costante delle risorse destinate alla scuola pubblica negli ultimi vent’anni.

Il sistema scolastico italiano si trova così a dover fronteggiare una realtà complessa: stipendi bassi, mancanza di progressione di carriera significativa, orari di lavoro poco regolamentati e crescenti difficoltà nel garantire una didattica inclusiva e di qualità. La FLC CGIL sollecita pertanto un impegno concreto e risorse aggiuntive nel prossimo rinnovo contrattuale per recuperare potere d’acquisto e ridurre le disparità salariali all’interno della Pubblica Amministrazione.

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