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Le tre paure del CEO di OpenAI sull’intelligenza artificiale: abusi, perdita di controllo e dipendenza sociale

Sam Altman individua tre categorie di rischio legate all’IA: dall’uso da parte di attori ostili alla dipendenza accidentale della società.

8 Settembre 2025 (Ultima modifica il 16 Settembre 2025 | 11:00)
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Sam Altman, CEO of OpenAI@ANSA

Sam Altman, CEO of OpenAI@ANSA

Andrea Casamassima di Andrea Casamassima

L’intelligenza artificiale è oggi al centro di un dibattito globale che mescola entusiasmo e timori. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha individuato tre “categorie spaventose” che considera tra le principali minacce per il futuro. Non si tratta di scenari di pura fantascienza, ma di rischi concreti che riguardano la sicurezza, il controllo e l’autonomia dell’uomo.

1. Abuso di superintelligenza da parte di attori ostili

La preoccupazione più grande riguarda la possibilità che un attore malintenzionato ottenga per primo una forma di superintelligenza e la utilizzi a scopi distruttivi. In questo scenario, una singola organizzazione o un individuo potrebbe sfruttare l’IA per:

  • sviluppare armi biologiche;

  • sabotare infrastrutture critiche come reti elettriche e sistemi energetici;

  • penetrare nei mercati finanziari per rubare enormi quantità di denaro.

Il problema centrale è che, senza un’IA di pari potenza, sarebbe impossibile difendersi da simili minacce. Altman sottolinea che le capacità di bioingegneria e di cybersecurity dei modelli stanno diventando “abbastanza significative” e che la comunità internazionale non sta prendendo il pericolo con la dovuta serietà.

2. Perdita di controllo sui sistemi (scenario fantascientifico)

La seconda categoria è più vicina alle paure collettive alimentate dal cinema: l’IA che sfugge al controllo umano. Immaginare un sistema che non voglia essere spento, che sviluppi una sorta di “volontà propria”, resta uno degli incubi tecnologici più discussi.

Secondo Altman, questa ipotesi è meno probabile rispetto alla prima ma rimane un rischio reale. Per questo motivo le aziende del settore, inclusa OpenAI, stanno investendo risorse nel cosiddetto model alignment, ovvero nel processo di allineamento tra obiettivi umani e comportamenti dell’IA. Tuttavia, man mano che i sistemi diventano più complessi e potenti, cresce anche la difficoltà di mantenere un controllo completo.

3. Dipendenza accidentale e perdita di autonomia sociale

La terza paura individuata dal CEO di OpenAI non riguarda un’IA malevola, bensì la nostra crescente dipendenza da essa. I modelli di intelligenza artificiale rischiano di diventare talmente integrati nella vita quotidiana da modificare in profondità il funzionamento della società.

Un esempio già osservabile è l’uso emotivo eccessivo dei chatbot. Molti giovani dichiarano di non riuscire a prendere decisioni personali senza consultare strumenti come ChatGPT, attribuendo loro un’autorità superiore a quella di amici, familiari o persino professionisti.

Altman evidenzia come questo scenario sia “abbastanza spaventoso”: anche se i consigli dell’IA fossero migliori di quelli di un terapeuta umano, l’idea di vivere secondo le indicazioni di un algoritmo rappresenta un pericolo per la nostra autonomia.

OpenAI CEO Sam Altman attends a talk session with SoftBank Group Corp@ANSA
OpenAI CEO Sam Altman attends a talk session with SoftBank Group Corp@ANSA

Il caso degli scacchi come metafora

La storia degli scacchi offre un parallelo interessante. Negli anni ’90, quando Deep Blue di IBM sconfisse Garry Kasparov, molti temettero la fine del gioco. In realtà, gli scacchi sono oggi più popolari che mai. Tuttavia, è significativo che, dopo una breve fase in cui uomini e macchine collaboravano, l’IA abbia rapidamente superato qualsiasi contributo umano, rendendo l’intervento dell’uomo un ostacolo più che un aiuto.

Secondo Altman, qualcosa di simile potrebbe accadere a livello sociale: se i leader politici o gli amministratori delegati iniziassero a seguire ciecamente le raccomandazioni dei sistemi di IA senza comprenderle, significherebbe delegare decisioni cruciali a entità non del tutto trasparenti.

Perché questi rischi contano davvero

Le tre categorie delineate non sono ipotesi lontane, ma scenari possibili che richiedono un dibattito pubblico e regolamentazioni globali. Abuso, perdita di controllo e dipendenza accidentale rappresentano facce diverse della stessa sfida: convivere con un’intelligenza che, in prospettiva, potrebbe superare le nostre capacità cognitive.

OpenAI e altre aziende stanno lavorando per ridurre i rischi attraverso sistemi di sicurezza e trasparenza, ma la tecnologia corre più veloce della legislazione e della consapevolezza sociale. La domanda centrale rimane: saremo in grado di mantenere l’IA al servizio dell’uomo, evitando che diventi uno strumento fuori controllo o, peggio, una stampella da cui non riusciremo più a liberarci?

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