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Tsunami, quali sono stati i più violenti degli ultimi 60 anni?

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Uno tsunami

Uno tsunami | Shutterstock @FOTOKITA - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Negli ultimi sei decenni, il mondo ha assistito a una serie di tsunami devastanti che hanno sconvolto intere nazioni, lasciando dietro di sé migliaia di vittime, danni incalcolabili e cicatrici profonde nella memoria collettiva. Causati perlopiù da terremoti sottomarini, ma talvolta anche da frane o eruzioni vulcaniche, questi eventi naturali dimostrano quanto il mare possa trasformarsi da risorsa vitale a forza distruttiva. Ripercorriamo i principali tsunami avvenuti dal 1964 a oggi, mettendo in evidenza i più violenti per intensità, impatto umano e portata globale.

1964 – Il grande tsunami dell’Alaska

Il 27 marzo 1964, un terremoto di magnitudo 9.2 colpì il Prince William Sound, in Alaska. È uno dei più potenti mai registrati. Il sisma provocò uno tsunami che devastò le coste meridionali dell’Alaska e raggiunse persino la California e le Hawaii. Le onde, alte fino a 67 metri a Valdez, causarono la morte di 131 persone. È stato il primo grande evento che spinse gli Stati Uniti a istituire un sistema di allerta tsunami nel Pacifico.

1992 – Lo Tsunami “silenzioso” del Nicaragua

Il 2 settembre 1992, un terremoto di magnitudo 7.7 al largo della costa pacifica del Nicaragua scatenò un maremoto sorprendentemente distruttivo. Malgrado la magnitudo non fosse eccezionale, le onde raggiunsero i 10 metri e colpirono la costa senza quasi preavviso, uccidendo circa 170 persone. È uno degli esempi più emblematici di tsunami generati da eventi sismici “lenti”, poco percepibili ma altamente pericolosi.

1998 – Papua Nuova Guinea: la tragedia improvvisa

Il 17 luglio 1998, un sisma di magnitudo 7.0 generò una frana sottomarina che provocò onde alte fino a 15 metri, travolgendo villaggi della costa nordoccidentale della Papua Nuova Guinea. Le vittime furono circa 2.200. L’evento rivelò quanto i fenomeni secondari (in questo caso, una frana) possano rendere devastante anche un terremoto relativamente contenuto.

2004 – Tsunami dell’Oceano Indiano: la catastrofe del secolo

Il 26 dicembre 2004, un terremoto di magnitudo tra 9.1 e 9.3 al largo di Sumatra (Indonesia) scatenò uno tsunami di proporzioni epiche. Onde alte fino a 30 metri si abbatterono su 14 paesi, tra cui Indonesia, Sri Lanka, India, Thailandia e Maldive. Le vittime furono oltre 230.000, rendendolo il più mortale tsunami della storia recente. L’evento cambiò radicalmente la percezione globale del rischio tsunami e diede impulso alla creazione di nuovi sistemi di allerta nell’Oceano Indiano.

2005 – Sumatra colpita ancora

Meno di tre mesi dopo il disastro del 2004, un altro terremoto (magnitudo 8.6) colpì l’isola di Nias, sempre in Indonesia. Il 28 marzo 2005, un nuovo tsunami colpì la regione, causando più di 1.300 morti. Fu il secondo colpo devastante in un’area già duramente provata.

2010 – Cile: onde fino a Hawaii e Giappone

Il 27 febbraio 2010, un terremoto di magnitudo 8.8 al largo delle coste cilene generò un’onda di tsunami che raggiunse il Pacifico centrale. Le vittime totali furono oltre 500, tra sisma e maremoto. Le onde furono registrate anche a Hawaii, Giappone e California, dimostrando la potenza di propagazione di questi fenomeni.

2011 – Giappone: la furia del Tōhoku

L’11 marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9.0 colpì la regione del Tōhoku, nel nord-est del Giappone. Lo tsunami che ne seguì fu devastante: onde alte fino a 40 metri si abbatterono sulla costa, distruggendo intere città. Le vittime furono oltre 18.500, e il disastro provocò anche il collasso della centrale nucleare di Fukushima. È il disastro naturale più costoso della storia, con danni stimati in oltre 235 miliardi di dollari.

2018 – Palu e Anak Krakatoa: due tsunami in un anno

Il 28 settembre 2018, un terremoto di magnitudo 7.5 colpì l’isola indonesiana di Sulawesi. L’onda colpì la città di Palu, causando circa 4.300 morti. Il maremoto fu aggravato da un fenomeno di liquefazione del suolo che inghiottì interi quartieri.

Pochi mesi dopo, il 22 dicembre, il vulcano Anak Krakatoa collassò parzialmente durante un’eruzione, generando uno tsunami nello stretto della Sonda (tra Giava e Sumatra). Le onde causarono oltre 430 morti, colpendo in particolare aree turistiche. In questo caso non vi fu alcun terremoto: lo tsunami fu causato esclusivamente da una frana vulcanica sottomarina.

2022 – Tonga: l’eruzione sottomarina che fece il giro del mondo

Il 15 gennaio 2022, l’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga–Hunga Haʻapai generò un’enorme onda di tsunami che raggiunse le coste di Tonga, Fiji, Giappone, Stati Uniti e persino il Sud America. Le vittime furono almeno 6, ma l’esplosione vulcanica è considerata una delle più potenti mai registrate. L’evento dimostrò come anche fenomeni vulcanici possano produrre tsunami con impatti transoceanici.

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