Donald Trump ha annunciato di aver sospeso i raid pianificati contro l’Iran dopo un’intesa che punta a riaprire lo Stretto di Hormuz.
La proposta sulle rotte e il ruolo di Canale 12
L’emittente israeliana Canale 12 ha descritto l’accordo come una divisione delle rotte marittime: le navi in entrata nel Golfo Persico passerebbero per la rotta iraniana, quelle in uscita per acque omanite. Abbas Araghchi, ministro degli Esteri citato dai media, avrebbe accettato la proposta, e i mediatori qatarioti stanno lavorando per ottenere anche il sostegno della Marina dei Guardiani della rivoluzione. Le modalità tecniche del compromesso sono al centro dei colloqui diplomatici, che mirano a rimettere in moto il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz senza uno scontro aperto.
Pressioni regionali e passaggi diplomatici
La sospensione dell’offensiva statunitense segue una serie di contatti diplomatici e telefonate: il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha sollecitato il dialogo e chiesto a Trump di evitare un’escalation, mentre il sito Axios ha segnalato il ruolo dei mediatori del Qatar in colloqui paralleli con Teheran, funzionari omaniti e rappresentanti della Casa Bianca. In quella cornice, alcuni Paesi della regione hanno intensificato le richieste perché si trovi una soluzione negoziata prima di passare all’azione militare.
Tensioni sul terreno: Gaza, minacce e reazioni
Sul terreno, gli sviluppi diplomatici coincidono con nuove violenze: la protezione civile locale ha segnalato che gli ultimi raid a Gaza hanno provocato almeno otto vittime. Contemporaneamente Hamas ha dichiarato di aver accettato il piano sostenuto da Trump che prevede il ritiro graduale e il disarmo del gruppo militante; fonti politiche hanno però chiarito che «non ci sarà alcun ritiro» senza il disarmo effettivo. La combinazione di pressione diplomatica e operazioni militari rende il quadro ancora fragile.
Nel dibattito internazionale si sono inoltre registrate posizioni contrastanti: alcuni esponenti statunitensi hanno parlato di riduzione delle capacità militari iraniane e di una disponibilità di Teheran a negoziare, mentre Teheran ha risposto accusando Washington di aver rinunciato per mancanza di mezzi e affermando la propria preparazione a ogni evenienza. L’evoluzione delle trattative e l’accettazione di alcuni termini tecnici sul transito marittimo hanno però aperto lo spazio per un congelamento dell’offensiva, un risultato che i mediatori sperano di consolidare con accordi di più ampia portata.
Il quadro resta in movimento: la mediazione e le pressioni regionali hanno cambiato la traiettoria annunciata, e ora tocca ai negoziatori tradurre i termini generali in un’intesa operativa che impedisca nuove escalation. In questo contesto, il tema pratico delle rotte nello Stretto di Hormuz e la garanzia del sostegno delle forze navali iraniane rimangono gli snodi decisivi.
Trump sospende raid Iran
