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Prato, detenuto 58enne trovato morto in cella. La procura: “Non escluso omicidio”

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Carcere di Prato

alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Prato, 18 luglio 2025 – Un detenuto di nazionalità rumena, di 58 anni, è stato trovato morto nella sezione isolamento del carcere La Dogaia di Prato. L’uomo stava scontando una sanzione disciplinare. La procura di Prato ha confermato la notizia, che non esclude l’ipotesi di un omicidio. Le autorità hanno avviato le indagini per chiarire le circostanze della morte.

Indagini in corso e rilievi della Procura

Il procuratore capo, Luca Tescaroli, ha comunicato che a seguito del sopralluogo è stato disposto l’esame autoptico per accertare le cause del decesso. Nel frattempo si stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza interne alla struttura. Il detenuto, con precedenti per violenza sessuale, maltrattamenti, calunnia, minacce e lesioni personali, avrebbe dovuto terminare la pena il 24 febbraio 2026.

Secondo quanto riferito dalla Procura, all’interno della cella non c’erano strumenti che possano far ipotizzare un suicidio, come corde o lacci. Si sottolinea inoltre un quadro critico all’interno del carcere, con un preoccupante ricorso alla violenza da parte di gruppi di detenuti a discapito di altri, una eccessiva facilità di movimento all’interno delle diverse sezioni, compresa quella di isolamento.

Il contesto del carcere di Prato

Continui cambiamenti nei vertici, molteplici disagi psichici tra i detenuti, diversi suicidi recenti e limitate possibilità di lavoro e rieducazione, hanno segnato la struttura. Tutti fattori che ostacolano la sicurezza e la dignità degli ospiti.

Le forze dell’ordine hanno dovuto fronteggiare anche due rivolte nel giro di un mese, avvenute nei reparti di media sicurezza, dove i detenuti hanno utilizzato armi improvvisate e si sono barricati per impedire l’accesso agli agenti, manifestando minacce di morte. Tali episodi hanno portato all’apertura di procedimenti penali per rivolta, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento.

A “La Dogaia” persistono gravi criticità legate anche all’ingresso e alla circolazione illecita di telefoni cellulari e stupefacenti. Il procuratore capo Luca Tescaroli ha reso noto che dal primo luglio 2024 a oggi sono stati sequestrati 44 telefoni cellulari, mentre altri dispositivi sono ancora in uso tra i detenuti. Solo nella tarda serata di ieri è stato effettuato il sequestro di 5 grammi di hashish suddivisi in dieci dosi, rinvenuti nella camera di sicurezza 198 dell’ottava sezione.

Antigone: “Carceri allo sbando, isolamento è devastante”

“Il sistema carcerario in Italia è allo sbando, è all’abbandono. L’unica ricetta che il ministro Nordio ha individuato è quello delle misure alternative che è come inventare l’acqua calda, erano già disponibili prima. La pratica dell’isolamento è devastante ed è oramai utilizzato con grande facilità quale strumento di gestione quasi ordinaria del carcere“. Lo afferma la coordinatrice nazionale dell’Associazione Antigone, Susanna Marietti. E ancora: “Quella di Prato è una situazione particolare dove da tempo manca il direttore e oltre il 50% dei detenuti è straniero. Ma al netto del singolo episodio quanto sta avvenendo nelle carceri italiane nel 2025 è sovrapponibile al 2024: il numero dei morti è sostanzialmente lo stesso. Antigone sta portando avanti una campagna al livello mondiale, il nostro documento è stato al centro di un confronto a Strasburgo con le massime autorità internazionali, in cui si affronta il tema dell’isolamento e il mondo per trovare alternative a questo strumento: è il regime in cui un detenuto dovrebbe essere più controllato, assurdo che venga addirittura ucciso“, ha concluso.

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