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Imprese in Italia: secondo i dati della Cgia sono a rischio 3 milioni di lavoratori in 10 anni

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A rischio 3 milioni di lavoratori in Italia

A rischio 3 milioni di lavoratori in Italia | Pixabay @piranka - alanews

Redazione di Redazione

Imprese a rischio: tre milioni di potenziali lavoratori nei prossimi dieci anni La Cgia di Mestre avverte che l’Italia potrebbe perdere 2,9 milioni di lavoratori entro il 2035, con impatti gravi sulle piccole imprese

Un allarmante rapporto della Cgia di Mestre mette in luce una realtà preoccupante per il futuro del mercato del lavoro italiano. Entro il 2035, si prevede una diminuzione di quasi 3 milioni di lavoratori, corrispondente a un calo del 7,8% della popolazione in età lavorativa. Attualmente, questa fascia demografica conta circa 37,3 milioni di persone, ma le proiezioni indicano che nel prossimo decennio scenderà a 34,4 milioni. Questo fenomeno è principalmente attribuibile all’invecchiamento della popolazione, che avrà un impatto diretto sulle piccole e medie imprese, costrette a ridurre gli organici per la mancanza di nuove assunzioni.

Le conseguenze per il Sud Italia

Particolarmente colpite saranno le regioni del Sud Italia, dove la perdita di forza lavoro è prevista essere più severa. Le province di Nuoro e Sud Sardegna registreranno una flessione percentuale tra le più elevate, mentre Napoli si distingue per il numero assoluto di lavoratori che mancheranno. Questa situazione rappresenta una sfida enorme per le piccole imprese, che già faticano a competere in un mercato sempre più difficile.

La manodopera straniera non basta

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ricorso alla manodopera straniera non sarà una soluzione sufficiente. La Cgia avverte che, nonostante la crescente disponibilità di lavoratori immigrati, la mancanza di giovani italiani nel mercato del lavoro potrebbe portare a un rallentamento significativo del PIL e a un aumento delle spese previdenziali e sanitarie, con ripercussioni sui conti pubblici.

Le differenze regionali

Le imprese del Centronord potrebbero risentire maggiormente di queste dinamiche, mentre il Mezzogiorno, con tassi di disoccupazione più elevati, potrebbe avere maggiore opportunità di assorbire i posti vacanti, specialmente nei settori agroalimentare e turistico. Tuttavia, il rischio di una significativa contrazione del mercato immobiliare, del settore della moda e dei trasporti è elevato, con la popolazione anziana che potrebbe aumentare i propri risparmi a beneficio delle banche.

Le proiezioni indicano che le regioni più colpite dalla diminuzione della forza lavoro saranno in gran parte quelle meridionali. La Sardegna, in particolare, è destinata a perdere circa il 15,1% della sua popolazione in età lavorativa, seguita dalla Basilicata e dalla Puglia. Al contrario, le regioni del Trentino-Alto Adige e della Lombardia dovrebbero subire contrazioni più contenute. Questo scenario rischia di compromettere non solo l’economia locale, ma anche la stabilità complessiva del Paese, richiedendo interventi urgenti e mirati per affrontare questa crisi imminente.

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