Nuovo sviluppo nel caso Almasri. La Corte costituzionale ha parzialmente accolto il ricorso presentato dalla Camera dei deputati nel conflitto di attribuzione con la Procura di Roma e il Tribunale dei ministri sulla posizione di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia.
La decisione è arrivata venerdì 6 novembre e riguarda il procedimento che vede Bartolozzi indagata per il reato di false informazioni al pubblico ministero, nell’ambito dell’inchiesta sulla liberazione e il rimpatrio in Libia del generale Osama Almasri.
Il ricorso della Camera contestava il mancato coinvolgimento del Parlamento nella procedura relativa alla posizione dell’ex dirigente ministeriale. La notizia della decisione è stata anticipata da “la Repubblica”, con un articolo firmato da Conchita Sannino.
Il conflitto tra Parlamento e magistratura sulla posizione di Bartolozzi
Al centro della controversia c’è la richiesta della Camera di riconoscere una possibile lesione delle proprie prerogative costituzionali. Secondo il Parlamento, la posizione di Bartolozzi avrebbe dovuto essere valutata nell’ambito della procedura prevista per i reati ministeriali, considerando il suo ruolo nell’attività del ministero della Giustizia durante la vicenda Almasri.
La questione riguarda l’articolo 96 della Costituzione e le norme che disciplinano l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri e dei soggetti eventualmente coinvolti nei reati connessi all’esercizio delle loro funzioni.
La Camera sosteneva che i magistrati avrebbero dovuto valutare se le condotte contestate a Bartolozzi fossero funzionalmente collegate a quelle attribuite ai componenti del governo. La Procura di Roma aveva invece sostenuto l’inammissibilità del conflitto, contestando che vi fosse stata una lesione delle prerogative parlamentari.
L’accusa di false informazioni ai pm nel caso Almasri
Giusi Bartolozzi, all’epoca dei fatti capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, è stata iscritta nel registro degli indagati per false informazioni al pubblico ministero, ai sensi dell’articolo 371-bis del Codice penale.
L’accusa riguarda le dichiarazioni rese durante gli accertamenti sulla vicenda di Osama Almasri, generale libico arrestato a Torino nel gennaio 2025 sulla base di un mandato della Corte penale internazionale e successivamente rilasciato e rimpatriato in Libia con un volo di Stato.
La posizione di Bartolozzi è distinta da quella dei componenti del governo inizialmente coinvolti nel procedimento relativo alla liberazione del generale. La Camera aveva contestato che la sua posizione fosse stata trattata separatamente, senza attivare le garanzie previste per i casi di connessione con reati ministeriali.
Che cosa cambia dopo la decisione della Consulta
Il parziale accoglimento del ricorso rappresenta un passaggio nella controversia istituzionale tra Parlamento e magistratura. La questione riguarda il perimetro delle prerogative delle Camere e l’applicazione delle norme sull’autorizzazione a procedere nei confronti di soggetti che, pur non essendo ministri, avrebbero avuto un ruolo nelle condotte oggetto di un’indagine per reati ministeriali.
È importante precisare che la pronuncia della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione non equivale a una dichiarazione di colpevolezza o innocenza di Bartolozzi. Il procedimento penale e la valutazione delle accuse restano questioni distinte rispetto al conflitto tra poteri dello Stato.
La decisione riporta così al centro il rapporto tra responsabilità dei membri del governo, ruolo dei loro collaboratori e garanzie costituzionali del Parlamento.
