“Sappiamo ascoltare adeguatamente i giovani?”. È la domanda che Sergio Mattarella ha posto venerdì 6 novembre al Quirinale, ricevendo una delegazione della Fondazione Nizami Ganjavi, organizzazione nata nel 2012 in Azerbaigian per promuovere il dialogo tra popoli e culture. Nel suo intervento, il presidente della Repubblica si è chiesto in quale mondo cresceranno le generazioni esposte ai traumi delle guerre in corso.
Cosa lasciano le guerre alle nuove generazioni
Per il capo dello Stato, le conseguenze dei conflitti si misurano anche negli anni che seguono. Le esperienze vissute durante una guerra, ha osservato, possono lasciare “terrore, contrapposizione, rancore, che possono trasformarsi in violenza nel domani”. È in questo passaggio che Mattarella ha richiamato la necessità di ascoltare chi cresce facendo i conti con quelle esperienze.
Il presidente ha poi indicato una contraddizione. Le esperienze di chi vive un conflitto arrivano in diretta anche a chi si trova lontano. Eppure, proprio mentre diventano più visibili i problemi che accomunano Paesi diversi, “sembra indebolirsi la fiducia nella possibilità di agire insieme”.
Mattarella, l’appello a difendere i diritti dei bambini
Il discorso si è poi spostato sull’Europa. Secondo il presidente, le crisi geopolitiche ed economiche mettono alla prova la coesione e la solidarietà su cui si fonda il progetto europeo. Da qui il richiamo alla responsabilità delle democrazie di opporsi alla sopraffazione e alle autocrazie.
Mattarella ha infine invitato le “persone di buona volontà” a opporsi a un mondo in cui le guerre sottraggono ai bambini il diritto alla vita e all’istruzione. Da qui anche l’auspicio che le istituzioni internazionali “tornino efficaci e rispettate”.
