L’Italia non parteciperà alla riunione prevista questa settimana a Bruxelles tra i rappresentanti della Nato, di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, dedicata al futuro della guerra in Ucraina. Una decisione che ha provocato le reazioni delle opposizioni italiane, dal Partito democratico al Movimento 5 Stelle, che accusano il governo Meloni di essere rimasto ai margini delle trattative diplomatiche. L’incontro arriva, peraltro, a pochi giorni dalle dichiarazioni della presidente del Consiglio, che aveva considerato ormai superato il cosiddetto formato E3.
Il vertice Nato e i temi della riunione
La portavoce della Nato, Allison Hart, ha confermato che il vertice servirà a discutere i prossimi passi verso una “pace giusta e duratura in Ucraina”. L’appuntamento prosegue il percorso diplomatico avviato con i precedenti colloqui a Miami e Oslo.
La Commissione europea ha confermato la data e la partecipazione anche dei rappresentanti dell’Ucraina, dell’Unione europea e della Banca mondiale. Le garanzie di sicurezza per Kiev, la ricostruzione del Paese e le prospettive economiche del dopoguerra saranno al centro delle discussioni.
Francia, Germania e Regno Unito compongono il formato E3, attraverso cui coordinano alcune iniziative diplomatiche. L’Italia non figura tra i partecipanti annunciati.
Le critiche del Movimento 5 Stelle
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha contrapposto l’assenza italiana dai negoziati alle risorse destinate alla difesa. A suo giudizio, l’esecutivo è “assente dai tavoli che contano dove si decide il futuro della guerra in Ucraina”, ma continua a programmare “quattordici miliardi nel biennio per spese aggiuntive su armi e difesa”.
Conte ha collegato la questione internazionale alle politiche economiche e sociali, denunciando i tagli a pensioni e scuola e le difficoltà della sanità pubblica. “Il governo che fa? Programma con la legge di bilancio delle mancette elettorali e anche le targhe personalizzate”, ha dichiarato, chiedendo un cambio di direzione.
Per Luca Pirondini, capogruppo del Movimento al Senato, l’esclusione dimostrerebbe “la totale irrilevanza internazionale di Giorgia Meloni”. “Non solo ci pieghiamo senza fiatare ai diktat sul riarmo, non solo ci indebitiamo per comprare armi, ma grazie a Meloni non abbiamo alcuna voce in capitolo sul futuro dell’Europa” ha affermato.
Il vicepresidente del Movimento, Stefano Patuanelli, ha richiamato sui social le parole della presidente del Consiglio: “E pensare che appena pochi giorni fa Giorgia Meloni aveva dichiarato superato proprio quel formato negoziale, il cosiddetto E3. Evidentemente Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti non se ne sono accorti“.
La proposta del Pd e la posizione di Meloni
Il senatore Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd nella commissione Esteri e Difesa di Palazzo Madama, ha proposto un formato E5: Italia e Polonia accanto a Francia, Germania e Regno Unito. “Il Formato E3 non è sufficiente e non è adeguato a rappresentare la composizione delle diverse posizioni europee rispetto alla questione ucraina”, ha dichiarato.
Alfieri ha chiesto il coinvolgimento di Roma e Varsavia: “Il nostro governo non può stare ai margini delle iniziative diplomatiche europee finalizzate a porre fine al conflitto. È ora che Giorgia Meloni e Antonio Tajani battano un colpo“.
Meloni e l’opposizione all’E3
La mancata partecipazione italiana arriva dopo settimane di tensioni diplomatiche sulla composizione dei tavoli negoziali europei. Giorgia Meloni aveva criticato l’E3 nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo: “Se Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è questa la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”, aveva dichiarato.
La presidente del Consiglio aveva anche proposto ai Ventisette di individuare un rappresentante comune, incaricato di portare ai negoziati una posizione condivisa.
