Durante la riunione dei capi di governo del Commowealth delle nazioni – l’associazione internazionale di 56 paesi quasi tutti dell’ex Impero britannico – Re Carlo III non ha rivolto delle scuse formali per il passato coloniale dell’Impero britannico, ma ha espresso profondo “orrore e vergogna” per quanto accaduto e un grande rammarico “per le mostruose ingiustizie” compiute dall’Impero. Bisogna comunque ricordare che, ad oggi, i reali non possono presentare delle scuse ufficiali a nome del Regno Unito senza l’approvazione del governo britannico.
L’intervento di Re Carlo III sullo schiavismo
Il sovrano è intervenuto martedì 3 novembre al vertice del Commonwealth, che si tiene a St John’s, capitale di Antigua e Barbuda, alla presenza dei rappresentanti dei 56 Stati membri dell’organizzazione. Da anni ormai, diversi Paesi caraibici stanno chiedendo al Regno Unito di riconoscere formalmente le proprie responsabilità storiche e di avviare un percorso di riparazione per le conseguenze dello schiavismo.
“Quel capitolo vergognoso della storia mi riempie il cuore di orrore e l’anima del più profondo dolore personale“, ha dichiarato Carlo III durante il discorso inaugurale del vertice, riferendosi alla tratta transatlantica degli schiavi, che per secoli ha coinvolto milioni di persone deportate dall’Africa verso le colonie europee nelle Americhe.
Il sovrano ha riconosciuto che le conseguenze dello schiavismo continuano a pesare sulle ex colonie britanniche. “Non possiamo cambiare le azioni di coloro che ci hanno preceduto. Possiamo, tuttavia, imparare dal passato”, ha affermato, invitando gli Stati membri a costruire nuove forme di cooperazione economica e sociale.
Cosa avevano detto sullo schiavismo i precedenti reali
Nel novembre 2021, durante la cerimonia con cui Barbados è diventata una repubblica, l’allora principe Carlo aveva definito la tratta degli schiavi “un’atrocità spaventosa che macchia per sempre la nostra storia”.
Pochi mesi dopo, nel marzo 2022, anche il principe William aveva affrontato l’argomento durante una visita ufficiale in Giamaica, accompagnato dalla moglie Kate Middleton. “Voglio esprimere il mio profondo dolore. La schiavitù era ripugnante e non sarebbe mai dovuta accadere“, aveva dichiarato.
La visita, però, era stata accompagnata dalle proteste degli attivisti giamaicani, che chiedevano alla famiglia reale di assumersi le proprie responsabilità storiche e di riconoscere il diritto delle ex colonie a ricevere riparazioni.
Anche durante il lungo regno di Elisabetta II non erano arrivate scuse formali per il ruolo della monarchia britannica nella tratta degli schiavi, nonostante la sovrana avesse assistito alla progressiva indipendenza di numerose ex colonie.
La posizione del governo in merito alle scuse sullo schiavismo
La posizione dei governi britannici non è stata molto diversa. Nel 2006, l’allora primo ministro Tony Blair aveva espresso “profondo dolore” per il coinvolgimento britannico nel commercio degli schiavi, senza arrivare a chiedere ufficialmente perdono.
Nel 2015, durante una visita in Giamaica, il premier conservatore David Cameron aveva invece invitato il Paese a superare l’eredità dolorosa dello schiavismo e a guardare al futuro. Anche in quell’occasione, Londra aveva escluso l’ipotesi di risarcimenti economici.
Le ex colonie chiedono riparazioni economiche: cosa vogliono i Paesi caraibici
Per i Paesi caraibici, il riconoscimento delle responsabilità storiche dell’Impero britannico non può limitarsi a una dichiarazione di rammarico. Da anni la Comunità caraibica, conosciuta come CARICOM, chiede agli ex Stati coloniali europei di avviare un percorso di giustizia riparativa.
Nel 2013, i governi della regione hanno istituito una commissione dedicata, elaborando successivamente un piano in dieci punti, aggiornato nel luglio 2026. Tra le richieste figurano scuse ufficiali, cancellazione del debito, investimenti nella sanità e nell’istruzione, restituzione del patrimonio culturale e compensazioni economiche. L’obiettivo è intervenire sulle disuguaglianze economiche e sociali che sono ancora oggi legate all’eredità del colonialismo.
Il premier Andy Burnham apre alle scuse ma esclude i risarcimenti
Una possibile svolta potrebbe arrivare dall’attuale governo britannico. Il nuovo primo ministro laburista Andy Burnham aveva dichiarato di essere disponibile ad avviare un dialogo con le ex colonie per valutare la possibilità di presentare scuse ufficiali a nome dello Stato.
Si tratta di un’apertura rispetto alle posizioni dei precedenti governi. Burnham ha però escluso i risarcimenti finanziari diretti, sostenendo che i contribuenti di oggi non debbano essere chiamati a pagare personalmente per le responsabilità delle generazioni precedenti.
Il governo ha proposto piuttosto interventi di cooperazione economica; ta le misure annunciate figurano 40 milioni di sterline destinati alle infrastrutture dei Caraibi nei prossimi tre anni.
Una posizio che non soddisfa le richineeste delle ex colonie: secondo la CARICOM, gli aiuti economici non possono sostituire un vero processo di riparazione.
