Iliana Yotova ha vinto il ballottaggio presidenziale in Bulgaria con il 57,6% dei voti. Il dato è stato ufficializzato dalla Commissione elettorale centrale nella giornata di lunedì 2 novembre 2026. Lo sfidante liberale Andrey Gyurov si è fermato al 39,5%, e la presidenza passa così alla prima donna eletta alla guida dello Stato, finora presidente ad interim.
Gyurov ha riconosciuto la sconfitta, spiegando che “è così che hanno votato i cittadini bulgari”. Yotova ha promesso di lavorare sul terreno del consenso e di superare una stagione di fratture politiche che il Paese conosce bene.
Consenso nazionale e maggioranza a sostegno
“Ho votato per il consenso nazionale attraverso il dialogo, per istituzioni che lavorino per i cittadini, per uno Stato forte con una propria politica estera in un’Europa forte”, ha dichiarato Yotova dopo il voto, riassumendo la linea che intende imprimere al nuovo mandato.
Da parte sua, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è congratulata e ha indicato le aree su cui proseguire la collaborazione: sicurezza e difesa, competitività, indipendenza energetica. “Per una Bulgaria forte in un’Europa forte”, ha scritto su X.
Il voto ha anche misurato la solidità di Bulgaria Progressista, il partito vicino a Mosca del primo ministro Rumen Radev, che ha sostenuto la candidatura di Yotova. Alle legislative di aprile la formazione aveva ottenuto 131 dei 240 seggi, conquistando la maggioranza assoluta. Al tempo stesso, diversi osservatori leggono in questo esito la continuità della presa della maggioranza sulle istituzioni di vertice e temono un possibile indebolimento dei contrappesi.
Sulla guerra in Ucraina, Yotova e Radev hanno insistito su una soluzione diplomatica. Sono rimasti invece evasivi sull’eventuale coinvolgimento russo negli attacchi con droni nell’area del Mar Nero. Yotova si è opposta a nuovi aiuti militari bulgari a Kiev e ha rilanciato l’idea di una “coalizione per la pace” centrata sulla diplomazia.
In questo quadro, è atteso che prosegua la linea di Radev: tenere il Paese sul percorso europeo e, al contempo, cercare relazioni più distese con la Russia e la revoca delle sanzioni. La Bulgaria è nella Nato dal 2004 e nell’Unione europea dal 2007. Il consenso parlamentare su un orientamento filoccidentale convive però con un radicato sentimento filorusso, alimentato da legami storici e culturali con Mosca.
Percorso di Yotova e ruolo della presidenza
Yotova, 62 anni, ha assunto la presidenza a gennaio dopo le dimissioni di Radev per candidarsi al Parlamento e ha cercato un mandato elettivo proprio. Prima era stata giornalista televisiva negli anni Novanta; poi l’ingresso nelle istituzioni, con il seggio al Parlamento nazionale e, successivamente, al Parlamento europeo nelle liste del Partito socialista. Nel 2016 e nel 2021 aveva ricoperto l’incarico di vicepresidente accanto a Radev.
La vittoria è stata condivisa con Kiril Valchev, indicato come vicepresidente: avvocato e giornalista, 53 anni, dal 2021 alla guida dell’agenzia di stampa ufficiale bulgara. Una coppia istituzionale che conosce bene il sistema dei media e i meccanismi della comunicazione pubblica.
La presidenza bulgara resta per lo più cerimoniale. Il capo dello Stato non esercita poteri esecutivi e le scelte centrali passano dal Parlamento; tuttavia, l’elezione diretta conferisce un peso politico che conta. Il presidente comanda le forze armate, può porre il veto alle leggi, firma i trattati internazionali e nomina gli ambasciatori: leve formali che, usate con continuità, incidono sull’agenda.
Il mandato dura cinque anni e può essere rinnovato una sola volta. L’insediamento di Yotova è previsto per il 22 gennaio.
