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Intel crolla in Borsa: bruciati oltre 120 miliardi di dollari, pesa la crisi dei chip per PC

Il titolo del colosso dei semiconduttori perde circa il 25% nelle contrattazioni pre-market. A pesare sono le previsioni deludenti sui ricavi, il rincaro delle memorie e il rallentamento del mercato dei computer.

30 Ottobre 2026
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Intel in Rio Rancho.jpg

Khlnmusa — CC BY-SA 3.0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17078513)

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Un crollo che rischia di cancellare oltre 120 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta. Intel finisce sotto pressione a Wall Street: le azioni del gruppo statunitense dei semiconduttori hanno perso circa il 25% nelle contrattazioni pre-market di venerdì 30 ottobre, dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali e, soprattutto, di una previsione sui ricavi inferiore alle attese degli analisti.

Il ribasso arriva in una settimana difficile per il settore tecnologico, già segnato dalle vendite di Alphabet, la società madre di Google, che nella seduta di giovedì ha registrato una flessione di quasi il 14%, dopo aver perso circa 500 miliardi di dollari di valore di mercato. Si tratta di due vicende con cause differenti, ma che riflettono la crescente cautela degli investitori nei confronti delle grandi aziende tecnologiche e degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

Intel, ricavi sotto le attese e margini in calo

A innescare la reazione dei mercati è stata la previsione finanziaria per l’ultimo trimestre dell’anno. Intel stima ricavi compresi tra 15 e 16 miliardi di dollari, una cifra inferiore ai 17,07 miliardi previsti in media dagli analisti. Anche l’utile rettificato per azione dovrebbe fermarsi a 25 centesimi, contro i 43 centesimi attesi dal mercato.

Il quadro è particolarmente delicato perché arriva dopo un trimestre in cui la società aveva registrato ricavi per 16,51 miliardi di dollari, in crescita del 21% su base annua, e un utile rettificato per azione di 52 centesimi, superiore alle stime.

A preoccupare gli investitori è soprattutto la pressione sui margini. Il costo dei chip di memoria è aumentato, mentre la domanda di computer rallenta e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento limitano la capacità produttiva. Il rincaro dei componenti incide sui costi dei produttori e, di conseguenza, sui prezzi finali dei dispositivi.

Il rallentamento dei PC e la pressione dell’intelligenza artificiale

Il mercato dei personal computer rappresenta ancora una parte importante del business di Intel. Nel terzo trimestre, le vendite della divisione dedicata ai chip per PC sono diminuite del 5%, attestandosi a 8,1 miliardi di dollari, al di sotto delle aspettative degli analisti.

La società prevede che il rallentamento proseguirà almeno per la prima metà del 2027. Il paradosso è che la crescita dell’intelligenza artificiale sta contribuendo ad aumentare la domanda di componenti destinati ai data center, ma allo stesso tempo sta esercitando pressione sulle forniture di memoria e sui costi dell’intero comparto elettronico.

I grandi operatori tecnologici stanno infatti investendo ingenti risorse nelle infrastrutture necessarie a sostenere i sistemi di intelligenza artificiale. La competizione per assicurarsi componenti e capacità produttiva rischia così di penalizzare altri segmenti del mercato, tra cui quello dei computer destinati ai consumatori.

La strategia di rilancio di Intel e le difficoltà produttive

Il calo rappresenta un nuovo ostacolo per il piano di rilancio guidato dall’amministratore delegato Lip-Bu Tan. Intel sta cercando di rafforzare la propria posizione nella produzione di semiconduttori e di recuperare terreno rispetto ai concorrenti, in particolare nel settore dei chip utilizzati per l’intelligenza artificiale.

La società deve però fare i conti anche con problemi produttivi. L’esplosione avvenuta a ottobre nello stabilimento di Kiryat Gat, in Israele, ha causato la morte di due dipendenti e il ferimento grave di un’altra persona. L’impianto è rimasto fermo per circa due settimane e Intel ha stimato un impatto sui ricavi di circa 600 milioni di dollari nell’arco di due trimestri.

A questo si aggiungono gli investimenti necessari per ampliare la capacità produttiva. L’azienda prevede di destinare circa 20 miliardi di dollari alle spese in conto capitale nel 2026 e ha anticipato un ulteriore aumento degli investimenti nel 2027. Il direttore finanziario David Zinsner ha inoltre dichiarato che la società non prevede di raggiungere un flusso di cassa positivo nel corso dell’anno.

Wall Street guarda con cautela al settore tecnologico

La flessione di Intel si inserisce in una fase di debolezza più ampia per i titoli tecnologici statunitensi. Dopo il calo di Alphabet, anche le previsioni deludenti di Intel e le prospettive di spesa di Amazon hanno alimentato le preoccupazioni degli investitori.

Il mercato sta rivalutando il rapporto tra gli ingenti capitali destinati all’intelligenza artificiale e i ritorni economici che queste spese potranno generare. La crescita del settore resta significativa, ma gli investitori chiedono segnali più concreti sulla capacità delle aziende di trasformare gli investimenti in profitti.

Per Intel, la sfida sarà dimostrare di poter superare le difficoltà produttive, recuperare competitività nel mercato dei PC e sfruttare la domanda di chip per i data center. Il crollo in Borsa segnala quanto siano diventate elevate le aspettative nei confronti dei grandi protagonisti della tecnologia.

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