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Matthew Perry, la lotta contro le dipendenze raccontata da Netflix

La sorella Mia parla per la prima volta nella docuserie in tre episodi, a tre anni dalla morte dell'attore che spese oltre sette milioni di dollari per curarsi

29 Ottobre 2026
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Morte Matthew Perry

Morte Matthew Perry | Shutterstock – alanews

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Netflix ripercorre la vita di Matthew Perry con le testimonianze di amici e familiari in The One About Matthew Perry, a tre anni dalla morte del 28 ottobre 2023. L’attore, nato in Massachusetts, aveva 54 anni. Nella docuserie in tre episodi parla per la prima volta la sorella Mia Perry Bowick, quattordici anni più giovane: il racconto attraversa il successo di Friends, la generosità verso gli amici e la dipendenza che Perry chiamava la «grande cosa terribile».

Il suo percorso di cura comprende seimila incontri degli Alcolisti Anonimi, quasi trent’anni di terapia, quindici ricoveri per disintossicarsi e quattordici interventi chirurgici. La spesa superò i sette milioni di dollari.

L’infanzia in Canada e l’arrivo a Friends

Perry crebbe tra Ottawa e Montreal con la madre, che divorziò prima che compisse un anno ed era stata segretaria dell’ufficio stampa di Pierre Trudeau. Frequentò così il figlio Justin, futuro primo ministro canadese. Intorno ai quindici anni raggiunse a Los Angeles il padre, anche lui attore, e ottenne il ruolo di Chazz Russell in Second Chance: prese il lavoro seriamente, consapevole della propria capacità di far ridere.

L’alcol era già entrato nella sua vita. Ad ABC News raccontò che a quattordici anni beveva una bottiglia di vino al giorno: «Mi stendevo sull’erba e mi sentivo in paradiso. Pensavo che la gente normale si sentisse così tutto il tempo. A 18 anni, ero costantemente ubriaco».

Dopo una stagione di Second Chance arrivarono altre apparizioni, compresa la prima stagione di Beverly Hills 90210. A metà degli anni Novanta, a 25 anni, sostenne il provino per Chandler Bing. Il personaggio lo incuriosiva, gli somigliava, aveva i suoi ritmi: Perry era convinto che Friends sarebbe diventato un successo.

L’incidente e le 55 pasticche di Vicodin

La dipendenza dal Vicodin cominciò nel 1997, dopo la seconda stagione di Friends. Durante una pausa sul set di Mela e tequila, Perry ebbe un incidente in moto d’acqua. I medici gli prescrissero l’antidolorifico oppiaceo: arrivò a prenderne 55 pasticche al giorno e a partecipare alle visite domenicali degli appartamenti in vendita per rubare i medicinali dai bagni.

Il peso scese a 58 chili; anche Oprah Winfrey, intervistandolo, osservò quanto apparisse più magro dal vivo. Nell’autobiografia del 2022, Friends, Lovers and the Big Terrible Thing, Perry confessò di non ricordare almeno tre anni sul set, in particolare la terza e la sesta stagione: era regolarmente ubriaco, drogato o alle prese con i postumi dell’alcol. Quando andò in onda il matrimonio di Chandler e Monica, nel maggio 2001, era in riabilitazione.

Proprio nel 2001 conobbe Tim Harrington agli Alcolisti Anonimi. Saputo che dormiva in auto, non aveva dove andare e frequentava soltanto amici tossicodipendenti, lo ospitò per un anno. «Mi ha salvato la vita con quel gesto», ricorda Harrington. Partecipavano anche a tre incontri al giorno: prima di colazione, a mezzogiorno e nel pomeriggio. Li aiutavano a contenere dolore, disagio e fatica, ma il malessere riaffiorava.

Harrington ricorda anche l’accordo raggiunto dal cast prima della nona stagione: circa un milione di dollari a episodio per ciascun attore. Perry saltò sul letto annunciando, felicissimo, di avere appena guadagnato 26 milioni. Poi gli chiese improvvisamente di andarsene, cambiò atteggiamento e ricadde. Gli amici d’infanzia, tra cui Roger Castillo e David Pressman, raccontano la preoccupazione quando non rispondeva: pensarono persino di legarlo. Non riusciva più a raggiungere un anno intero di sobrietà.

Chandler, il teatro e i progetti cancellati

Friends rimase un ambiente creativo nel quale Perry era felice di lavorare. Mia ricorda soprattutto The One with Ross’s Wedding, alla fine della quarta stagione: Chandler e Monica iniziano la loro relazione a Londra. Il fratello volle tutta la famiglia davanti alla televisione per la prima dell’episodio.

Secondo Mia, quella storia con il personaggio di Courteney Cox, togliendo attenzione a Rachel e Ross, gli consentiva di sentirsi più centrale nel cast e di esprimere tenerezza, romanticismo e vulnerabilità. Dopo la morte, il Guardian ne ricordò il tempismo comico, la recitazione fisica e la capacità di dare energia ed emotività a Chandler. Battute, gesti ed espressioni contribuirono al successo duraturo della serie. Perry, però, raccontava un vuoto: sentiva di non contare nulla e di avere bisogno degli altri; la fama non bastava.

Conclusa la serie, cercò un salto professionale con Studio 60 di Aaron Sorkin e Mr. Sunshine, scritta e prodotta da lui. Furono cancellate rispettivamente dopo una stagione e pochi episodi. Nate Torrence, presente in entrambe, ricorda la sua frustrazione; secondo Mia, attribuiva quei fallimenti alla malattia. Tornò in riabilitazione nel 2011.

Perry scrisse nel 2014 The End of Longing, un’opera sulla dipendenza, rappresentata due anni dopo nel West End londinese. Precisò più volte che non era autobiografica. Dopo il debutto, ricorda Mia, appariva spento e la teneva a distanza.

Il coma e il desiderio di aiutare gli altri

Le lesioni al colon provocarono nel 2018 una sepsi diffusa. Perry rimase in coma per due settimane, collegato all’Ecmo. Raccontò che, dei cinque pazienti attaccati al macchinario, soltanto lui si era risvegliato. Fu dimesso dopo qualche settimana, ancora molto debole: non voleva morire, spiegò, ma sapeva che gli abusi potevano ucciderlo.

In quel periodo assunse Kenneth Iwamasa, amico da oltre trent’anni e già assistente del suo manager per più di trent’anni. Perry e la famiglia si fidavano di lui.

L’attore voleva essere ricordato per l’aiuto alle persone tossicodipendenti e per l’impegno a far riconoscere la dipendenza come malattia. Con questo intento pubblicò l’autobiografia nel 2022. Quando diventò il libro più venduto al mondo, amici e familiari ebbero l’impressione che avesse trovato uno scopo.

Poco prima era apparso alla riunione televisiva di Friends, organizzata per il venticinquesimo anniversario: era la prima ricomparsa dopo il coma. Più taciturno e visibilmente in difficoltà, alla fine delle riprese era esausto. Mia ricorda di avere pensato allora che la malattia del fratello fosse terminale.

La morte e le condanne per la ketamina

Perry fu trovato annegato nella jacuzzi il 28 ottobre 2023. Una telefonata avvertì amici e familiari. La dinamica apparve inizialmente poco chiara; l’ufficio del medico legale attribuì la morte a un’overdose di ketamina, che aveva iniziato a usare contro la depressione e assumeva anche fuori dalla terapia.

Per la morte sono state recentemente incriminate cinque persone. Due medici gli vendevano la sostanza a prezzi esorbitanti, approfittando della dipendenza: incassarono 55 mila dollari in due settimane. La dose letale arrivò da Jasveen Sangha, soprannominata la regina della ketamina, condannata a quindici anni. Iwamasa faceva da intermediario e talvolta somministrava la sostanza: è stato condannato a tre anni e cinque mesi.

Il cast di Friends partecipò al funerale privato, riservato alla famiglia e agli amici stretti. Mia non vedeva gli attori da vent’anni: Jennifer Aniston la abbracciò, poi il gruppo si avvicinò alla bara tenendosi per mano e piangendo. Nel documentario, la sorella esprime la gratitudine verso Matthew «per non aver mai smesso di lottare».

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