Matteo, il secondogenito di Leonardo Bonucci, ha cominciato a stare male durante una vacanza con la famiglia a Formentera, nell’estate del 2016. Era ancora molto piccolo. Poco dopo, gli accertamenti in pronto soccorso hanno rivelato una massa di circa otto centimetri vicino al cervelletto, per la quale è stato necessario un intervento chirurgico urgente.
L’ex difensore della Juventus e della Nazionale italiana ha ripercorso quei giorni durante un’intervista al podcast Il Fienile. Nel racconto di Leonardo Bonucci ci sono i primi sintomi del bambino, l’attesa per un’operazione durata oltre sette ore e le altre due operazioni che Matteo ha dovuto affrontare prima di arrivare alle condizioni di salute attuali.
I primi sintomi di Matteo durante la vacanza a Formentera
La famiglia era partita per le vacanze poco dopo gli Europei del 2016, disputati da Bonucci con la Nazionale guidata da Antonio Conte. Proprio durante quel soggiorno il comportamento di Matteo aveva cominciato a preoccupare i genitori: “Andammo in vacanza a Formentera e lì Matteo cominciò a stare poco bene, era un po’ assente”, ha raccontato l’ex calciatore.
Le condizioni del bambino sono peggiorate quando ha iniziato a vomitare un liquido biancastro. Dopo un secondo episodio, i genitori hanno contattato la guardia medica. La prima ipotesi formulata dai sanitari era stata una meningite, nonostante Matteo non avesse la febbre.
Il successivo trasferimento al pronto soccorso ha portato a una diagnosi diversa. Gli esami hanno individuato una massa di circa otto centimetri vicino al cervelletto. Al ricovero d’urgenza è seguita la comunicazione dei medici: il bambino doveva essere operato, senza attendere. Bonucci ha ricordato così la propria reazione: “Tirai un pugno al muro dalla disperazione”.
L’intervento durato oltre sette ore e le altre due operazioni
La durata prevista per l’intervento era di circa tre ore. L’attesa della famiglia si è invece prolungata ben oltre quel tempo, fino a superare le sette ore. Bonucci ha descritto ciò che ha vissuto in quel periodo senza separare il ricordo dell’operazione dalle emozioni provate come padre.
“L’operazione doveva durare tre ore, ne durò più di sette. In quell’arco temporale provammo angoscia e incertezza assolute”, ha spiegato l’ex difensore, tornando sulle ore trascorse nell’attesa dell’esito dell’intervento.
L’operazione è riuscita, ma non ha concluso il percorso medico di Matteo. Il bambino ha dovuto affrontare altre due operazioni, necessarie per regolarizzare il flusso del liquido spinale. Il primo intervento è stato quindi seguito da ulteriori passaggi chirurgici.
A dieci anni di distanza, Bonucci, oggi collaboratore tecnico della Nazionale italiana, ha raccontato anche come sta il figlio. Matteo oggi ha 12 anni e pratica il tennis, pur dovendo rispettare alcune limitazioni nelle attività sportive. «Pur con i suoi limiti riguardo agli sport di contatto, sta bene e gioca a tennis», ha spiegato il padre.
