La deputata Simonetta Matone ha formalizzato l’iscrizione al gruppo parlamentare di Forza Italia all’indomani della quarta rielezione di Matteo Salvini al congresso della Lega a Milano. L’ex magistrata non ha partecipato all’appuntamento straordinario del 24 e 25 ottobre e ha confermato il cambio di partito: “Tutto vero. Passo con Forza Italia”.
Salvini riconfermato leader della Lega
Salvini è stato riconfermato alla guida del Carroccio fino al 2030 con 465 voti, circa il 76% delle preferenze, contro i 146 ottenuti dallo sfidante Massimo Garavaglia. Il congresso ha visto anche l’annuncio del nuovo nome del partito, Lega Italia Federale, scelto con l’obiettivo di rilanciarne il progetto politico. La conferma del segretario è stata seguita dall’uscita di un’altra parlamentare, dopo i diversi addii già registrati nel corso del 2026.
I tre motivi della rottura con Salvini
L’ex magistrata Matone ha raccontato ad alcuni amici i motivi dell’addio alla Lega, indicando soprattutto il dissenso sulle posizioni del segretario di Partito.
“Me ne vado per tre motivi: non sono stata valorizzata dal partito, il progetto del segretario sembra non contemplare più il Centro e il Sud e soprattutto non sono d’accordo con la deriva giustizialista, di estrema destra e antieuropeista di Salvini“, avrebbe spiegato la deputata.
Il passaggio al gruppo parlamentare di Forza Italia sembra essere stato ventilato da settimane: dell’operazione sarebbero stati informati il segretario Antonio Tajani e il capogruppo Enrico Costa. Prima di abbandonare il Carroccio, Matone avrebbe inoltre scritto due lettere: una indirizzata direttamente a Matteo Salvini, l’altra al vicesegretario Claudio Durigon, figura di riferimento della Lega nel Lazio.
Le uscite dalla Lega nel corso del 2026
L’addio di Matone si aggiunge a quelli di diversi parlamentari che hanno lasciato la Lega nel 2026. Le destinazioni sono state differenti: alcuni hanno aderito a Forza Italia, altri hanno seguito Roberto Vannacci, uscito dal Carroccio a febbraio per fondare Futuro Nazionale.
I primi passaggi hanno riguardato Attilio Pierro e Davide Bergamini, entrati nel gruppo di Forza Italia il 20 gennaio dopo aver lasciato la Lega. Edoardo Ziello e Rossano Sasso sono invece passati al gruppo Misto a febbraio per sostenere Vannacci. Sasso aveva motivato così la decisione: “Esco dalla Lega e scelgo di seguire il Generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista”.
Il progetto dell’ex generale ha raccolto nei mesi successivi anche l’adesione di Laura Ravetto, Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof, usciti dal partito di Salvini. Pierro e Bergamini hanno poi lasciato Forza Italia a giugno per raggiungere Futuro Nazionale.
Matone si distingue dagli ex leghisti passati a Vannacci: “Contraria alle derive sovraniste”
La rottura di Matone, però, ha motivazioni politiche differenti rispetto a quelle dei deputati che hanno scelto di seguire Roberto Vannacci. Mentre questi contestano alla Lega di aver abbandonato parte della propria identità sovranista, l’ex magistrata critica proprio le posizioni più radicali del partito.
“Io rimango saldamente nel centrodestra”, ha dichiarato Matone in una nota riportata da ANSA il 26 ottobre, “ma sono contraria a derive sovraniste e a prese di posizione estreme e irrealizzabili“.
Una posizione opposta a quella espressa da Rossano Sasso, che a febbraio aveva motivato l’addio al Carroccio sostenendo che “la mia Lega sta subendo una svolta moderata e opposta alle battaglie identitarie di sempre“.
Matone, invece, guarda al centro moderato rappresentato da Forza Italia, che definisce “un centrodestra illuminato”, nonché un “solido punto di riferimento dei moderati”. La deputata rivendica anche il garantismo ereditato da Silvio Berlusconi e una visione equilibrata della politica estera.
Due letture opposte dell’evoluzione della Lega di Salvini, che nel corso del 2026 ha perso parlamentari sia verso la destra sovranista di Vannacci sia verso l’area più moderata della maggioranza.
Dalla magistratura alla Camera, il percorso di Matone
Romana, classe 1953, Matone è stata magistrata per decenni. Si è occupata soprattutto di giustizia minorile, carceri e violenza sulle donne, maturando un’esperienza che rafforza Forza Italia in particolare sui temi della giustizia. La sua carriera comprende anche numerosi incarichi istituzionali: nel 1987 è diventata capo della segreteria del ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e successivamente ha collaborato con diversi ministeri.
Alla carriera in magistratura si sono affiancate numerose apparizioni televisive, soprattutto nelle trasmissioni di approfondimento politico. A Porta a Porta, il programma condotto da Bruno Vespa, Matone avrebbe collezionato oltre 330 presenze.
L’ingresso nella politica elettiva risale al 2021, quando la Lega l’ha candidata come vicesindaca di Roma al fianco di Enrico Michetti, candidato sindaco del centrodestra. La candidatura romana ha preceduto l’arrivo in Parlamento: nel 2022 Matone è stata eletta alla Camera dei deputati, entrando nella Commissione Giustizia.
