Luiz Inácio Lula da Silva, leader della sinistra brasiliana, ha conquistato il quarto mandato presidenziale in Brasile domenica 25 ottobre, con oltre 64 milioni di preferenze. Il presidente, 80 anni, ha ottenuto il 51,79% dei voti contro il 48,21% di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Il distacco è stato di circa 4,4 milioni di voti, al termine di una campagna riorganizzata dopo essersi piazzato al secondo posto al primo turno.
La rimonta di Lula ha segnato un precedente importnate: dalla reintroduzione delle elezioni presidenziali dirette nel 1989, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era riuscito a vincere al ballottaggio. Ventuno giorni prima, la sua rielezione infatti sembrava altamente improbabile.
La rete WhatsApp “L’Esercito di Lula”
Una delle svolte della campagna elettorale è stata la creazione dell’Exército de Lula, l’“Esercito di Lula”: una rete di attivisti digitali organizzata dal deputato André Janones attraverso WhatsApp. L’iniziativa ha raggiunto oltre dieci milioni di persone, consentendo ai sostenitori del presidente di diffondere messaggi, video e contenuti elettorali.
Il cambiamento ha riguardato anche il linguaggio usato da Lula sui social: il presidente ha pubblicato video più informali e si è rivolto direttamente agli elettori, affiancando questa comunicazione alla mobilitazione dei sostenitori sulla piattaforma.
La rete è stata anche al centro di una controversia; il Tribunale Superiore Elettorale aveva ordinato l’11 ottobre la sospensione di un canale WhatsApp dell’iniziativa, accogliendo una richiesta da parte dello staff dello sfidante Bolsonaro.
Il ruolo della mobilitazione nelle piazze
Alla mobilitazione digitale, il Partito dei Lavoratori (PT) ha affiancato una massiccia presenza nelle piazze. Nell’ultima settimana prima del ballottaggio, i sostenitori di Lula hanno organizzato manifestazioni in almeno undici capitali statali, nel tentativo di coinvolgere soprattutto gli elettori rimasti a casa al primo turno. Una strategia che ha contribuito a rilanciare la campagna elettorale e a rafforzare il sostegno al presidente uscente nelle settimane decisive prima del voto.
A Copacabana, a Rio de Janeiro, durante le manifestazioni del 12 ottobre sono comparsi cartelli con gli slogan “Sem anistia” (Nessuna amnistia), contro la possibilità di concedere provvedimenti di clemenza a Jair Bolsonaro e ai responsabili del tentato colpo di Stato del 2022. Altri riportavano la scritta “Voto nulo é voto na milícia” (Il voto nullo è un voto per la milizia), un riferimento polemico ai legami attribuiti all’area bolsonarista con le organizzazioni criminali brasiliane.
Il commento di Bolsonaro sulle nove dita di Lula
Lula è riuscito a migliorare il proprio il proprio risultato nel 96,7% dei comuni brasiliani, superando Bolsonaro in 211 città dove aveva perso al primo turno.
Anche i due dibattiti televisivi hanno contribuito a cambiare il tono della campagna. Nell’ultimo confronto, trasmesso venerdì 23 ottobre da TV Globo, Bolsonaro ha chiamato Lula “nove dita”, riferendosi all’amputazione subita durante un incidente sul lavoro in gioventù. Il presidente ha utilizzato l’attacco per richiamare le proprie origini operaie e Bolsonaro si è successivamente scusato per il commento.
Lula ha inoltre modificato le promesse elettorali, insistendo maggiormente sul costo della vita, sulle agevolazioni fiscali e sulle politiche sociali per rispondere alle preoccupazioni economiche dei brasiliani.
