Circa 600 giovani sono scesi in piazza a Barcellona sabato 24 ottobre, rispondendo a una convocazione diffusa attraverso i social. La manifestazione si è trasformata in una serie di scontri con le forze dell’ordine, accompagnati da incendi, atti di vandalismo e saccheggi nei negozi del centro cittadino. Secondo il bilancio diffuso domenica mattina dalla polizia catalana, 128 persone sono state arrestate e oltre la metà delle quali minorenni.
Barcellona, le analogie della protesta con Milano
Le proteste a Barcellona si inseriscono in un’ondata di mobilitazioni giovanili che nelle ultime settimane ha attraversato anche Italia e Francia. Tra le ragioni del malcontento, secondo il quotidiano catalano ARA, ci sarebbero l’aumento del costo della vita, la crisi abitativa e le condizioni del sistema scolastico. Le manifestazioni presentano diverse analogie, a partire dalle modalità di organizzazione: anche in Spagna, centinaia di ragazzi si sono radunati dopo aver risposto ad appelli diffusi principalmente su TikTok, senza il coinvolgimento di organizzazioni politiche tradizionali.
Gli scontri in centro e i negozi saccheggiati
Il raduno è cominciato nel tardo pomeriggio in Plaça de Catalunya. Centinaia di giovani si sono riuniti nella piazza centrale della città: molti erano vestiti di nero e avevano il volto coperto da passamontagna.
Gli scontri si sono poi estesi alle strade circostanti. Diversi gruppi hanno preso di mira le attività commerciali: il bilancio è di 23 negozi danneggiati o saccheggiati, tra cui alcuni esercizi di elettronica e una gioielleria. I vigili del fuoco hanno effettuato 33 interventi per spegnere gli incendi appiccati ai cassonetti e ad altri elementi dell’arredo urbano.
La polizia catalana è intervenuta con decine di agenti in tenuta antisommossa per disperdere i manifestanti e il bilancio dei ragazzi minorenni arrestati è di 72, pari al 56% del totale. Gli arrestati sono 122 uomini e sei donne; soltanto due avevano precedenti per disordini pubblici. Sono rimasti feriti 15 agenti, quattro in modo grave.
Le convocazioni sui social e le analogie con Milano
La mobilitazione è nata dagli appelli pubblicati sui social, soprattutto su TikTok, ed è stata poi organizzata attraverso gruppi WhatsApp e Telegram. Secondo El País, alcuni messaggi contenevano indicazioni su come saccheggiare i negozi, eludere i controlli della polizia e rivendere la merce rubata.
Tra gli slogan delle convocazioni comparivano “Contro il sistema” e “Istituto degli indignati” (“Institut Indignats”). Quest’ultima espressione si ispira al movimento francese Lycéens Indignés, protagonista delle mobilitazioni studentesche delle ultime settimane.
Le similitudini con quanto avvenuto la settimana scorsa a Milano ha a che fare anche con l’età dei partecipanti e l’assenza di un’organizzazione tradizionale. Le proteste italiane sono cominciate il 17 ottobre, quando centinaia di giovani si sono radunati nelle strade del centro del capoluogo lombardo contro il carovita.
La commissaria capo dei Mossos d’Esquadra, Sílvia Catà, ha spiegato a Catalunya Ràdio che le convocazioni a Barcellona si sono diffuse anche attraverso profili associati all’etichetta “Blocus”, con l’intenzione di imitare le proteste francesi; come in Italia, le autorità stanno cercando di identificare e indagare la persona dietro gli appelli social.
Collboni esclude i legami con le proteste per la casa
Il sindaco socialista di Barcellona, Jaume Collboni, ha condannato gli episodi di violenza ed escluso collegamenti con le manifestazioni per il diritto alla casa che da settimane interessano diverse città spagnole.
Uno degli accampamenti contro la crisi abitativa si trova proprio in Plaça de Catalunya, vicino ai luoghi degli scontri. Secondo il primo cittadino, tuttavia, i partecipanti alla mobilitazione di sabato non avrebbero avanzato rivendicazioni politiche specifiche.
Collboni ha annunciato conseguenze giudiziarie ed economiche per i responsabili, precisando che potranno riguardare anche i genitori dei minorenni coinvolti nei danneggiamenti.
