La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano è arrivata fino all’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, dove i dipendenti hanno fatto irruzione nell’area imbarchi annunciando l’occupazione dello scalo. La mobilitazione è stata organizzata dopo la decisione dei commissari di chiedere un aumento della cassa integrazione, in un contesto segnato dalla mancanza di approvvigionamenti di coils.
La protesta dopo l’aumento della cassa integrazione
“Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato”: con queste parole i lavoratori hanno annunciato la loro iniziativa una volta raggiunta la zona imbarchi del Colombo, nella mattinata di lunedì 19 ottobre. Alla base della protesta c’è la richiesta di incrementare il ricorso alla cassa integrazione avanzata dai commissari dell’ex Ilva. La decisione è stata comunicata venerdì attraverso una pec, motivata dall’assenza di rifornimenti di coils, i semilavorati in acciaio necessari per le attività produttive.
I lavoratori dell’ex Ilva: “Resteremo qui finché il governo non ci darà risposte”
I lavoratori hanno annunciato una mobilitazione a oltranza, con l’obiettivo di ottenere chiarimenti immediati dal ministero. Durante la protesta, Armando Palombo della Fiom ha ribadito la volontà di non abbandonare l’aeroporto fino a quando non arriverà una risposta dalle istituzioni.
«Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara», ha dichiarato Palombo, accolto dagli applausi e dai cori degli altri dipendenti.
Lasciato un passaggio per i passeggeri in partenza
Nonostante l’occupazione dell’area imbarchi, i manifestanti hanno mantenuto libero un corridoio per consentire ai passeggeri presenti nello scalo di raggiungere gli aerei e partire. Successivamente, i lavoratori si sono seduti sul pavimento e hanno iniziato a battere i caschi a terra, proseguendo la protesta.
