L’Italia e la Commissione europea hanno raggiunto ieri, dopo mesi di trattative, un accordo politico preliminare sulle misure del decreto Bollette. L’obiettivo è limitare l’effetto dei rincari del gas sul prezzo dell’elettricità pagato da famiglie e imprese. Palazzo Chigi ha comunicato l’intesa, maturata mentre in Europa proseguono le discussioni sul caro energia, sulla flessibilità fiscale e sul sistema Ets.
Il provvedimento era stato varato a febbraio dal governo Meloni, ma le misure richiedevano il via libera europeo. Nel negoziato, l’intervento sui costi energetici è stato affiancato dalla necessità di preservare la parità di condizioni nel mercato interno e di minimizzare le distorsioni.
Come funzionerà il sostegno alla produzione con l’Italia accordo tetto gas
In Italia il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso dipende soprattutto dal gas. Il meccanismo concordato prevede un tetto al gas utilizzato per produrre energia elettrica: abbassando quel costo, si punta a ottenere un prezzo finale inferiore.
Sarà lo Stato a coprire la differenza tra il costo reale del combustibile e il valore fissato dal limite, che dovrà essere negoziato tra governo e produttori di energia. La compensazione riguarderà esclusivamente l’aumento del costo del gas.
Resteranno invece a carico delle imprese i costi del sistema Ets legati alle emissioni di Co2. Secondo il governo, anche questi oneri contribuiscono all’aumento del prezzo finale dell’elettricità, ma l’intesa non ne prevede la copertura.
I vincoli su durata, benefici e finanziamento
La misura avrà carattere temporaneo. La Commissione europea ha precisato che dovrà ridurre al minimo le distorsioni nel mercato elettrico dell’Unione europea e preservare gli incentivi agli investimenti di lungo periodo nell’energia pulita.
Un altro requisito è il pieno trasferimento dei benefici ai consumatori finali. Quanto al finanziamento, la Commissione ha specificato che “solo i consumatori che beneficiano della misura contribuiranno al suo finanziamento”.
Il precedente di Spagna e Portogallo
Il modello riprende la cosiddetta eccezione iberica, autorizzata dalla Commissione per Spagna e Portogallo nel 2022. In quel caso Palazzo Berlaymont consentì un regime volto a ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità abbassando i costi di produzione delle centrali alimentate a combustibili fossili.
Per la Commissione, quel sistema si è rivelato efficace nel raggiungere l’obiettivo e l’intervento italiano si basa sulla stessa prassi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ieri a Bruxelles per il Consiglio europeo, ha espresso soddisfazione per l’esito del confronto: “Lo considero molto importante e sono molto contenta di questo risultato”.
Il nuovo testo necessario per l’accordo formale
L’intesa politica deve ancora essere finalizzata sul piano formale. La Commissione europea ha chiesto all’Italia di notificare rapidamente i propri piani in conformità con il diritto dell’Unione europea.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito il risultato “un primo passo importante”, frutto di un confronto intenso e costruttivo. Il governo invierà al più presto alla Commissione “un nuovo testo della norma, coerente con il quadro temporaneo di aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente, al fine di finalizzare l’accordo formale”.
