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Inghilterra, l’estrema destra blocca i porti: centinaia in strada contro l’arrivo dei migranti

Centinaia di manifestanti vestiti di nero e con il volto coperto hanno cercato di ostacolare gli arrivi attraverso la Manica. A Portsmouth tensioni con la polizia. Dietro la mobilitazione c’è l’attivista anti-immigrazione Danny Thomas, vicino a Tommy Robinson

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Polizia in tenuta antisommossa blocca manifestanti anti-immigrazione a Portsmouth

X@thecsrjournal

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

L’estrema destra britannica torna nelle strade e mette nel mirino gli arrivi dei migranti attraverso la Manica. Nel giro di un solo weekend, centinaia di persone hanno organizzato proteste nei porti di Dover e Portsmouth, tentando di bloccare il traffico e, nel secondo caso, di ostacolare il trasferimento di un gruppo di migranti appena arrivato nel Regno Unito.

Le due mobilitazioni hanno mostrato caratteristiche molto simili: manifestanti vestiti completamente di nero, molti incappucciati e con il volto coperto, slogan contro l’immigrazione irregolare e una forte organizzazione attraverso i social network. Un fenomeno che alimenta l’allarme sulla capacità delle frange più radicali della destra britannica di mobilitarsi rapidamente fuori dai tradizionali circuiti politici.

Il blocco del porto di Dover

La prima protesta è avvenuta sabato a Dover, nel Kent, uno dei principali collegamenti marittimi tra Regno Unito ed Europa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, almeno 500 persone hanno raggiunto la zona portuale e bloccato per ore la circolazione, provocando disagi ai viaggiatori.

Tra gli slogan scanditi dai dimostranti c’era “Fermiamo le barche”, riferimento agli attraversamenti della Manica compiuti dai migranti su piccole imbarcazioni. La polizia ha sorvegliato la manifestazione senza procedere ad arresti.

A distanza di circa 24 ore, la protesta si è spostata a Portsmouth, dove era previsto l’arrivo di un’imbarcazione con circa 140 migranti a bordo, partita molte ore prima dalle coste della Normandia.

Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa britannica, l’imbarcazione era stata inizialmente seguita dalla Guardia costiera francese, che avrebbe valutato troppo rischioso un intervento in mare. Una volta raggiunte le acque territoriali britanniche, è stata presa in consegna dalle autorità del Regno Unito e accompagnata verso Portsmouth.

Le tensioni a Portsmouth

Ad attendere l’arrivo c’erano però centinaia di manifestanti anti-immigrazione, che hanno occupato le strade della zona portuale cercando di impedire il trasferimento dei migranti verso una struttura di accoglienza e identificazione.

A differenza di quanto avvenuto a Dover, a Portsmouth la polizia è intervenuta per disperdere la folla, utilizzando scudi e predisponendo spray urticanti. Anche in questo caso, secondo le informazioni disponibili, non sono stati effettuati arresti.

Il governo britannico ha condannato duramente quanto accaduto. Un portavoce ha definito il comportamento dei manifestanti “intimidatorio e teppistico”, ribadendo che il diritto alla protesta pacifica è fondamentale in una democrazia, ma non può trasformarsi in disordini.

Sulla stessa linea la viceministra del Tesoro Emma Reynolds, intervenuta alla Bbc. Pur riconoscendo l’esistenza di “legittime preoccupazioni riguardo all’immigrazione”, Reynolds ha sottolineato che queste non possono essere manifestate attraverso comportamenti intimidatori.

L’organizzazione antirazzista britannica Hope not Hate ha invece avvertito che mobilitazioni come quelle di Dover e Portsmouth rischiano di alimentare un “clima di paura”.

Reform difende il diritto a protestare

Diversa la posizione di Reform UK, il partito guidato da Nigel Farage che ha fatto del contrasto all’immigrazione uno dei pilastri della propria proposta politica. Il presidente del partito, Lee Anderson, ha sostenuto che non ci sarebbe da sorprendersi se una parte della popolazione decidesse di scendere in strada per manifestare la propria rabbia nei confronti di chi, a suo giudizio, “non ha nessun diritto di stare in questo Paese”.

Anderson ha comunque posto un limite, dichiarandosi favorevole alle proteste pacifiche e a volto scoperto.

La mobilitazione del weekend mostra però l’esistenza di una galassia radicale che si muove al di fuori di Reform e che utilizza soprattutto i social per organizzare le proprie iniziative.

Chi è Danny Thomas, l’uomo dietro le proteste

Tra i protagonisti dell’organizzazione delle manifestazioni compare Danny Thomas, conosciuto online come “Danny Tommo”, attivista anti-immigrazione con precedenti penali e da tempo presente negli ambienti dell’estrema destra britannica.

Thomas è stato vicino a Tommy Robinson, figura di riferimento della destra radicale inglese e organizzatore di grandi manifestazioni a Londra, anche se negli ultimi tempi avrebbe sviluppato una propria rete autonoma.

Nel corso dell’ultimo anno Danny Thomas ha pubblicato sui social diversi video realizzati sulle coste francesi, dove si recava per documentare e contestare le partenze dei migranti diretti verso il Regno Unito. La sua comunicazione mescola retorica anti-immigrazione e riferimenti religiosi, tra cui lo slogan “Cristo è re”.

Durante l’estate ha inoltre promosso la cosiddetta “Piattaforma dei patrioti”, accompagnandola dall’appello a una “resistenza di massa”. Le proteste di Dover e Portsmouth rappresentano uno dei segnali più evidenti della capacità di queste reti di trasformare la mobilitazione online in iniziative coordinate sul territorio.

Quanto accaduto nei due porti arriva mentre l’immigrazione attraverso la Manica resta uno dei temi politicamente più esplosivi nel Regno Unito. E la comparsa di gruppi organizzati, riconoscibili anche attraverso abbigliamento e modalità d’azione comuni, apre ora un ulteriore fronte per il governo britannico: quello della radicalizzazione della protesta anti-immigrazione e della sua crescente presenza nelle strade.

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