La fotoreporter Heidi Levine, impegnata in un incarico per il Washington Post, è stata ricoverata dopo un’aggressione di coloni israeliani nella Cisgiordania occupata, durante la raccolta annuale delle olive con un gruppo di palestinesi. Lo riferisce la CNN. La giornalista è stata trasportata d’urgenza al Ramallah Government Hospital: secondo la Foreign Press Association (FPA), le sue condizioni erano stabili.
Il gruppo aveva cominciato ad allontanarsi dopo aver visto decine di coloni correre nella sua direzione, ha raccontato Levine. La fotografa ha stimato che l’aggressione sia durata 10 minuti e ha riferito di essere stata presa a calci mentre era a terra.
“Avevo la borsa della macchina fotografica e il marsupio con il passaporto, e il telefono era appeso a un cordino intorno al collo: me l’hanno strappato, mi hanno strappato le macchine fotografiche, mi hanno rotto la borsa e continuavano a prendermi a calci”, ha raccontato. “Una follia assoluta, e non ho visto nessuno cercare di fermarla”.
Levine ha espresso anche la convinzione che gli aggressori non saranno perseguiti: “Non so come un genitore possa crescere un simile mostro. Non sono nemmeno esseri umani e sì, sono terroristi ebrei. E sapete una cosa? Purtroppo nessuno di loro sarà perseguito. Ne sono sicura”.
Heidi Levine is up and speaking from the hospital in Ramallah. pic.twitter.com/VAar6Z7PSS
— jasper nathaniel (@infinite_jaz) October 16, 2026
Le richieste di protezione dopo Heidi Levine aggredita coloni in Cisgiordania
Durante l’assalto Levine indossava “segni visibili che la identificavano chiaramente come giornalista”, ha precisato il Washington Post. Il quotidiano ha chiesto un’indagine approfondita e interventi conseguenti da parte delle autorità: “Siamo indignati per questo attacco ingiustificato contro una giornalista che stava svolgendo il proprio lavoro”.
La Foreign Press Association ha rivolto un appello al capo del Comando centrale dell’esercito israeliano, responsabile delle operazioni in Cisgiordania, perché smetta “di trovare scuse” e svolga “il suo compito di proteggere i civili da queste folle violente”.
“Questo è l’ultimo di una lunga serie di attacchi violenti da parte di coloni israeliani contro giornalisti e altri civili nella Cisgiordania occupata. Eppure i nostri ripetuti appelli a intervenire contro questa illegalità sono stati ignorati dalle autorità israeliane”, ha dichiarato l’associazione.
Gli altri feriti e le indagini sull’assalto
La Mezzaluna Rossa palestinese, Palestine Red Crescent Society, ha riferito di aver prestato assistenza a una donna di 63 anni e un uomo di 40 anni, picchiati dai coloni. I residenti hanno segnalato una serie di aggressioni nell’area all’inizio della raccolta. Anche l’anno scorso gli attacchi erano aumentati in tutta la Cisgiordania, impedendo ai palestinesi di accedere ai propri terreni.
Mustafa Barghouti, capo dell’Iniziativa nazionale palestinese, ha denunciato su X un assalto al villaggio di Abu Falah, dove i palestinesi si preparavano a raccogliere le olive. Secondo Barghouti, i coloni hanno incendiato gli ulivi, lanciato pietre contro gli agricoltori e sparato munizioni vere per impedire la raccolta.
La polizia israeliana ha aperto un’indagine dopo aver ricevuto le segnalazioni dell’attacco, dichiarando di considerare con particolare gravità la violenza contro chi lavora nell’informazione. Le forze armate israeliane (IDF) hanno annunciato che esamineranno “tutte le circostanze” dell’episodio: “I tentativi di alimentare attriti tra le popolazioni compromettono la sicurezza nell’area. Gli attacchi e la violenza contro civili innocenti sono atti gravi e inaccettabili”.
