Il King Khalid International Airport di Riyadh è stato colpito e sgomberato sabato, secondo due funzionari regionali, a due giorni dall’attacco in cui erano morti tre cittadini sauditi, tra cui un pilota. Uno dei funzionari ha riferito che il traffico aereo verso lo scalo era stato interrotto. Entrambi hanno parlato a condizione di restare anonimi perché non autorizzati a comunicare con i media.
Lo scalo ha invitato i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con le compagnie prima di raggiungere l’aeroporto. Ahmed Sayed, residente a Riyadh, ha raccontato a The Associated Press di aver sentito almeno due forti esplosioni che hanno scosso la capitale.
L’aeroporto di Riyadh è stato preso di mira più volte nella settimana successiva all’avvio di una vasta offensiva militare della coalizione guidata dai sauditi contro i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, nel vicino Yemen. Gli Houthi hanno rivendicato gli attacchi precedenti, compreso quello di mercoledì in cui era morto un cittadino sudanese. Nell’immediato, sabato, non è arrivata una dichiarazione dei ribelli.
L’offensiva nello Yemen e il controllo sul Mar Rosso
I combattimenti nello Yemen tra gli Houthi e le forze governative yemenite sostenute dai sauditi si sono intensificati. La coalizione a guida saudita fornisce appoggio aereo alle forze governative per cercare di annullare le recenti conquiste dei ribelli lungo il Mar Rosso.
Le nuove posizioni hanno consentito agli Houthi una migliore sorveglianza del traffico marittimo su un corridoio che costituisce un’alternativa cruciale allo Stretto di Hormuz. I ribelli hanno dichiarato a The Associated Press e ad altri interlocutori di prendere di mira soltanto le navi saudite, nell’ambito di un blocco attuato in risposta a quello imposto contro di loro. Persistono però i timori di attacchi più estesi.
Gli Houthi avevano già attaccato altre navi dopo l’inizio della guerra a Gaza, presentando quelle azioni come un gesto di solidarietà con i palestinesi. Una campagna di bombardamenti degli Stati Uniti aveva posto fine a quegli attacchi.
La richiesta saudita di sostegno agli alleati
Le autorità saudite hanno cercato il sostegno degli Stati Uniti e di altri alleati di fronte agli attacchi contro aeroporti, strutture militari e infrastrutture petrolifere, nel nuovo fronte della guerra con l’Iran.
Venerdì, lasciando la Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto alle domande dei giornalisti sugli attacchi allo scalo: «Non va bene» e «Non sono contento». Non sono però emersi segnali immediati di un sostegno militare statunitense per rispondere agli attacchi.
Questa settimana le autorità saudite hanno avvertito la popolazione che «filmare, pubblicare o condividere informazioni relative al contrasto di missili e droni e ai loro luoghi d’impatto vi espone a responsabilità legali».
