Un allenatore di 41 anni, attivo in una società della cintura torinese, è indagato dalla procura di Torino dopo le denunce di cinque ex giocatori delle sue squadre giovanili. L’inchiesta, avviata circa due anni fa, riguarda le ipotesi di reato di violenza sessuale e pedopornografia. Il tecnico avrebbe sfruttato il rapporto di fiducia costruito durante gli allenamenti per chiedere ai ragazzi, minorenni all’epoca dei fatti, fotografie e video intimi.
L’uomo, incensurato e con un passato nel mondo della pallavolo, si è dimesso dall’incarico. Le contestazioni comprendono anche presunti atti sessuali compiuti a distanza e videoregistrati.
Le richieste ai cinque atleti e il materiale sul cellulare
I cinque giovani che hanno denunciato l’allenatore avevano tra i 15 e i 17 anni e giocavano in formazioni giovanili impegnate nel campionato di Serie C. Secondo l’accusa, il tecnico avrebbe instaurato con alcuni di loro un rapporto particolarmente confidenziale, mantenendo contatti frequenti attraverso messaggi privati anche al di fuori degli allenamenti.
Le conversazioni avrebbero progressivamente assunto un carattere sessuale. Le prime richieste di fotografie senza vestiti sarebbero state presentate come controlli sulle condizioni fisiche: l’allenatore avrebbe sostenuto di voler verificare la forma dei giocatori. A queste richieste ne sarebbero seguite altre, relative a video intimi e ad atti sessuali da compiere davanti alla videocamera.
Una parte del materiale sarebbe stata conservata sul cellulare del 41enne, secondo l’ipotesi accusatoria. Gli investigatori stanno esaminando anche la posizione di un sesto ragazzo, che avrebbe ricevuto dal tecnico materiale pedopornografico.
L’episodio del marzo 2024 e il ruolo dell’allenatore
Un episodio tra quelli più gravi contestati dalla procura risalirebbe a marzo 2024 e coinvolgerebbe un atleta di 15 anni. Per gli inquirenti, il tecnico avrebbe approfittato della propria posizione per instaurare interazioni a sfondo sessuale con il minorenne.
La presunta soggezione psicologica dei ragazzi è uno degli elementi centrali dell’accusa. La procura considera il rapporto tra allenatore e atleti non paritario: il 41enne era una figura adulta di riferimento, incaricata della formazione sportiva dei giovani e alla quale le famiglie avevano affidato i figli. Le contestazioni richiamano anche l’aggravante legata al ruolo ricoperto dall’indagato.
Secondo l’ipotesi investigativa, proprio questa relazione di autorità e fiducia sarebbe stata utilizzata per ottenere comportamenti di natura sessuale. Le singole condotte e le responsabilità dovranno essere accertate in sede giudiziaria: il tecnico deve essere considerato innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.
L’indagine è coordinata dalla pubblico ministero Delia Boschetto. La difesa è affidata all’avvocato Cesare Mariconda; al momento non risultano dichiarazioni pubbliche dell’indagato o del suo legale sulle accuse.
