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Nuova legge elettorale, cosa cambia rispetto al Rosatellum: la guida allo Stabilicum

Il nuovo sistema ha un obiettivo ben specifico: fare in modo che chi vince le elezioni disponga di una maggioranza sufficientemente solida per governare

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Il fac simile di una scheda elettorale

Il fac simile di una scheda elettorale | Photo by Ministero dell'interno licensed under CC BY 3.0 IT (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/it/deed.en) - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La nuova legge elettorale cambia in modo significativo le regole con cui gli italiani eleggeranno il prossimo Parlamento. Il provvedimento, ribattezzato Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dalle opposizioni, supera il sistema misto del Rosatellum e introduce un modello prevalentemente proporzionale, accompagnato da un premio di maggioranza destinato a garantire maggiore stabilità a chi ottiene più voti.

La Camera dei deputati ha approvato definitivamente la riforma giovedì 8 ottobre con 227 voti favorevoli, 164 contrari e nessun astenuto. Il testo dovrà ora essere promulgato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e pubblicato in Gazzetta ufficiale per entrare formalmente in vigore. La nuova legge sostituirà il Rosatellum, utilizzato alle elezioni politiche del 2018 e del 2022.

Come cambia il sistema elettorale con lo Stabilicum

Il principale cambiamento riguarda il meccanismo con cui vengono trasformati i voti in seggi. Il Rosatellum prevedeva un sistema misto, con una parte proporzionale e una maggioritaria. Lo Stabilicum introduce invece un impianto di base proporzionale: ogni partito ottiene seggi in rapporto ai voti ricevuti nelle diverse circoscrizioni.

A questo meccanismo si aggiunge però un premio di governabilità. La lista o la coalizione più votata può ottenere 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi, per un totale di 105 parlamentari, ma soltanto se raggiunge almeno il 42% dei voti. Il premio, quindi, non è automatico. Se nessuna lista o coalizione arriva alla soglia del 42 per cento, tutti i seggi vengono distribuiti secondo il criterio proporzionale, senza alcun premio di maggioranza.

Il premio di maggioranza e il tetto ai seggi

Il premio serve a rafforzare la maggioranza uscita dalle urne, ma la legge stabilisce anche un limite massimo. La lista o coalizione che beneficia del premio non potrà infatti superare complessivamente 220 deputati e 113 senatori, considerando sia i seggi ottenuti con il normale riparto proporzionale sia quelli aggiuntivi.

Nella prima versione della riforma era previsto anche un eventuale ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate nel caso in cui nessuno avesse raggiunto il 42%. Questa parte del progetto è stata però eliminata durante l’esame alla Camera. Alle prossime elezioni, quindi, non ci sarà un secondo turno per assegnare il premio: sotto il 42% si procederà semplicemente con la ripartizione proporzionale.

Quali sono le soglie per entrare in Parlamento con lo Stabilicum

Anche con il nuovo sistema rimangono le soglie di sbarramento già previste dal Rosatellum. Per ottenere seggi una lista singola dovrà raggiungere almeno il 3% a livello nazionale, mentre per le coalizioni resta la soglia del 10%.

È previsto però un meccanismo di recupero per le liste più piccole. Se una coalizione supera il 10%, può ottenere seggi anche la prima lista che ne fa parte senza aver raggiunto autonomamente il 3%. Non è invece prevista una soglia minima per una lista che voglia contribuire al calcolo della cifra elettorale nazionale necessaria per determinare l’eventuale premio di maggioranza.

Come funzionano le preferenze

Una delle novità più rilevanti rispetto al sistema precedente riguarda la scelta dei candidati. Lo Stabilicum introduce un meccanismo semi-bloccato, che combina candidati scelti dai partiti e preferenze degli elettori. Ogni lista presenterà sette candidati per collegio. Il primo sarà un capolista bloccato, quindi scelto direttamente dal partito e non modificabile attraverso il voto degli elettori.

Gli altri sei candidati potranno invece essere scelti attraverso le preferenze. L’elettore potrà indicare fino a tre nomi, rispettando però l’alternanza di genere. In pratica, le combinazioni possibili saranno uomo-donna-uomo, donna-uomo-donna oppure una sola preferenza o due preferenze di genere diverso. Se vengono espresse preferenze senza rispettare questa alternanza, il voto viene annullato.

La regola rappresenta una differenza importante rispetto al Rosatellum, nel quale i capilista erano bloccati e non erano previste queste preferenze.

Cosa ci sarà sulla scheda

La scheda elettorale conterrà i simboli delle liste e, accanto, i relativi candidati. Il nome del leader della lista o della coalizione non comparirà invece sulla scheda, anche se dovrà essere dichiarato formalmente al momento della presentazione delle candidature e del programma. Sono previste anche le cosiddette liste circoscrizionali, collegate all’eventuale assegnazione del premio di governabilità. Nel caso di una coalizione, i simboli dei diversi partiti e i candidati collegati saranno riuniti all’interno di un unico spazio.

L’elettore potrà limitarsi a votare il simbolo di una lista, scegliere la lista circoscrizionale oppure esprimere entrambe le scelte. Quando è presente una coalizione, gli eventuali voti attribuiti alla lista circoscrizionale vengono distribuiti proporzionalmente tra le forze che la compongono. Le preferenze potranno inoltre essere espresse direttamente sui candidati. Anche nel caso in cui l’elettore indichi soltanto uno o più nomi senza barrare esplicitamente il simbolo della lista, il voto verrà comunque attribuito alla lista corrispondente.

Aumentano le firme necessarie per le liste senza parlamentari

Un’altra modifica riguarda i partiti che vogliono presentarsi alle elezioni senza avere una rappresentanza parlamentare. L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è ridurre la frammentazione e rendere più difficile la partecipazione di forze politiche prive di una presenza significativa nelle istituzioni.

Con il Rosatellum, le liste non esentate devono raccogliere normalmente tra 1.500 e 2.000 firme per ciascun collegio plurinominale. Il numero può essere dimezzato nel caso in cui il Parlamento venga sciolto almeno quattro mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Restano esonerati dalla raccolta delle firme i partiti che hanno gruppi parlamentari in entrambe le Camere e quelli appartenenti a minoranze linguistiche che hanno eletto almeno un parlamentare. Un’ulteriore esenzione riguarda i partiti che avevano un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025, come previsto dalla modifica introdotta nel corso dell’iter.

Da 1.500 a migliaia di firme per chi non ha rappresentanza

Per le forze politiche prive di un gruppo o di una componente parlamentare al momento della convocazione dei comizi elettorali, lo Stabilicum aumenta in modo consistente il numero delle sottoscrizioni richieste. La nuova disciplina porta il requisito a 6.000-7.000 firme per collegio, rispetto alle precedenti 1.500-2.000. Presentarsi in tutti i collegi può quindi richiedere la raccolta di oltre 300 mila firme.

La nuova regola potrebbe riguardare partiti privi di parlamentari, come il Progetto Civico di Alessandro Onorato, oppure forze che hanno un singolo parlamentare ma non dispongono di una componente ufficiale, come il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin. Non vengono invece interessate dalla stretta forze come Più Europa e Futuro Nazionale, che dispongono di una componente nel gruppo Misto della Camera.

Il candidato presidente del Consiglio viene indicato, ma non sulla scheda

Lo Stabilicum introduce anche l’obbligo per ogni lista o coalizione di indicare il proprio candidato alla presidenza del Consiglio quando vengono depositati programma e candidature. Il nome, però, non sarà stampato sulla scheda elettorale. La disposizione è stata oggetto di discussione anche durante le audizioni parlamentari, perché alcuni costituzionalisti hanno evidenziato il possibile problema rispetto alla forma di governo parlamentare italiana.

In Italia, infatti, la nomina del presidente del Consiglio spetta formalmente al presidente della Repubblica. La norma approvata specifica quindi che l’indicazione del candidato da parte dei partiti non modifica le prerogative del capo dello Stato: il nome indicato dagli schieramenti rappresenta una scelta politica, ma la decisione formale sulla nomina resta al Quirinale.

Chi vive fuori sede potrà votare dove è domiciliato

La riforma interviene anche sul voto degli italiani che, per motivi di studio o lavoro, vivono temporaneamente lontano dal proprio Comune di residenza. Chi si trova in un Comune appartenente a una regione diversa da quella di residenza potrà chiedere di votare nel luogo in cui è temporaneamente domiciliato, a condizione che la permanenza prevista sia di almeno nove mesi. Per chi si trova fuori dal proprio Comune per motivi di cura, il periodo richiesto scende a tre mesi.

La richiesta dovrà essere presentata entro il 31 dicembre per le consultazioni dell’anno successivo. Chi acquisisce i requisiti successivamente potrà fare domanda entro 30 giorni dalla loro maturazione e comunque non oltre 45 giorni prima delle elezioni. La disciplina si applica alle elezioni politiche ed europee e ai referendum. Chi viene ammesso al voto fuori sede sarà inserito nelle liste elettorali del Comune in cui si trova temporaneamente e voterà per i candidati della relativa circoscrizione, non per quelli del proprio territorio di residenza.

Il voto fuori sede viene esteso ai caregiver

Durante l’esame al Senato la possibilità è stata estesa anche ai caregiver che assistono familiari o figli sottoposti a cure in una regione diversa da quella nella quale risultano iscritti alle liste elettorali. Per usufruire della norma, il caregiver deve trovarsi nella regione diversa da quella di residenza da almeno tre mesi e questo periodo deve comprendere la data delle elezioni. Per esempio, una persona iscritta nelle liste di Roma che trascorre almeno tre mesi in Lombardia per assistere un familiare ricoverato o sottoposto a terapia in una struttura sanitaria di Milano potrà votare nel luogo in cui si trova senza dover rientrare a Roma.

Lo Stabilicum cambia il voto degli italiani all’estero

La riforma modifica anche la struttura della circoscrizione Estero. Attualmente gli italiani iscritti all’AIRE votano per corrispondenza e la circoscrizione è divisa in quattro aree geografiche sia alla Camera sia al Senato: Europa, America meridionale, America settentrionale e centrale, Africa-Asia-Oceania-Antartide.

I parlamentari eletti all’estero sono complessivamente 12: otto deputati e quattro senatori. Con il sistema attuale ogni ripartizione garantisce almeno un deputato e un senatore, mentre gli altri quattro seggi della Camera vengono distribuiti proporzionalmente alla consistenza delle diverse comunità italiane. Gli elettori all’estero possono inoltre esprimere preferenze per i candidati.

Lo Stabilicum riduce le quattro ripartizioni della Camera a due sole aree: Europa e resto del mondo. Per il Senato viene invece istituita un’unica circoscrizione mondiale.

Cosa significa la nuova circoscrizione Estero

La modifica elimina quindi la garanzia che le diverse aree geografiche abbiano necessariamente un proprio rappresentante. Soprattutto al Senato, gli eletti nella circoscrizione Estero potrebbero provenire soltanto da alcune zone del mondo, perché a determinare gli eletti sarà il risultato ottenuto in un’unica circoscrizione mondiale.

Le opposizioni hanno criticato questa scelta sostenendo che potrebbe favorire il centrodestra. Dal 2001, anno di introduzione del voto degli italiani all’estero, le forze di centrosinistra hanno infatti eletto complessivamente più parlamentari nelle circoscrizioni estere. Secondo la loro interpretazione, la riduzione delle ripartizioni potrebbe attenuare le differenze territoriali del voto all’estero e avvicinare maggiormente il risultato complessivo a quello registrato dagli elettori residenti in Italia.

Perché si chiama Stabilicum

Il nome utilizzato dalla maggioranza, Stabilicum, richiama l’obiettivo dichiarato della riforma: fare in modo che chi vince le elezioni disponga di una maggioranza sufficientemente solida per governare. Le opposizioni hanno invece scelto il termine Melonellum. Il meccanismo del premio, unito alla soglia del 42% necessaria per ottenerlo, potrebbe spingere i partiti a costruire coalizioni più ampie per aumentare le possibilità di raggiungere la percentuale richiesta.

Dal Rosatellum allo Stabilicum

Il nuovo sistema prende il posto del Rosatellum, la legge elettorale approvata nel 2017 e utilizzata per le elezioni politiche del 2018 e del 2022. Il nome della precedente legge deriva da Ettore Rosato, oggi vicesegretario di Azione, che fu tra i principali sostenitori del provvedimento.

La riforma dello Stabilicum è stata discussa in Parlamento per diversi mesi. L’esame è iniziato alla Camera a febbraio, dove il testo ha ottenuto una prima approvazione a luglio. Il provvedimento è poi passato al Senato, che ha introdotto diverse modifiche, tra cui quelle sulle preferenze e sul voto dei caregiver, rendendo necessario un nuovo passaggio alla Camera.

Nei giorni precedenti al voto finale, Montecitorio aveva inoltre approvato le tre questioni di fiducia poste dal governo su altrettanti articoli della riforma. Con il via libera definitivo dell’8 ottobre, il percorso parlamentare è terminato: per diventare pienamente legge, ora mancano soltanto la promulgazione del presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Le prossime elezioni politiche, previste nel 2027, saranno quindi le prime a utilizzare questo nuovo sistema, salvo eventuali ulteriori modifiche alla legge prima del voto.

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