Un documento del Ris di Parma del 2007 riapre alcuni interrogativi sugli accertamenti genetici effettuati dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto ricostruito dal Tg1 sulla base di alcuni verbali pubblicati sui social, all’epoca era già disponibile un campione biologico della vittima da utilizzare per i confronti genetici. Un elemento che sembra entrare in contrasto con quanto dichiarato recentemente ai magistrati dall’allora capitano del Ris Alberto Marino.
Il campione biologico di Chiara Poggi prelevato nel 2007
Il documento al centro della ricostruzione è un verbale del Ris di Parma datato 4 settembre 2007, quindi poche settimane dopo il delitto di Garlasco. Nel testo, secondo il Tg1, viene attestato il prelievo dal sangue di Chiara Poggi di un campione biologico destinato proprio a essere utilizzato come riferimento per i successivi confronti genetici. Anche un secondo verbale, del 7 settembre 2007, farebbe riferimento alla presenza di “tracce della vittima”. Tra i documenti in possesso del Tg1 ci sarebbe inoltre la firma dello stesso Marino sul verbale del 4 settembre.
La versione di Alberto Marino sul Dna di Chiara Poggi
La questione è emersa durante l’audizione di Marino davanti ai magistrati di Pavia, avvenuta il 10 settembre scorso. Gli inquirenti gli hanno chiesto perché, per individuare il Dna di Chiara Poggi, fosse stato analizzato il cucchiaino trovato nella cucina della villetta invece di utilizzare un campione biologico già ottenuto durante l’autopsia.
Alla domanda sul possibile impiego del Dna prelevato dalla salma, Marino avrebbe risposto: “Forse non ce lo hanno mandato”. Il capitano aveva inoltre affermato che “non c’è un campione di confronto della vittima”, spiegando così, nella ricostruzione fornita al Tg1, la scelta di ricavare il profilo genetico dal cucchiaino.
La contraddizione tra i verbali e il ricordo
I documenti del 2007 sembrano però raccontare una situazione diversa. Il verbale del 4 settembre parla infatti del sangue di Chiara Poggi come di un campione biologico di confronto, mentre quello del 7 settembre cita le tracce della vittima.
Da qui nasce l’interrogativo sul motivo per cui, anni dopo, Marino abbia dichiarato di non ricordare che quel materiale fosse stato trasmesso al Ris e abbia parlato dell’assenza di un campione di confronto. Secondo il Tg1, la discrepanza è ora tra gli elementi che gli inquirenti stanno valutando nell’ambito degli ulteriori accertamenti sul delitto.
Il Dna del cucchiaino e quello della bicicletta
La questione assume particolare rilievo anche alla luce del risultato ottenuto analizzando il cucchiaino. Sul reperto venne individuato un quantitativo di materiale biologico pari a 2,78 nanogrammi, attribuito al Dna di Chiara Poggi.
Il dato, secondo quanto riportato dal Tg1, risultò insolitamente identico, compresi i decimali, a quello ottenuto dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi. È proprio questa coincidenza a inserirsi nel nuovo interrogativo sollevato dagli accertamenti sui reperti biologici.
L’ipotesi dello scambio di provette
Alla luce della documentazione del 2007 e delle dichiarazioni rese da Marino, gli inquirenti si starebbero quindi interrogando anche sulla possibilità che all’origine della particolare coincidenza nei risultati possa esserci stato uno scambio di provette.
Si tratta, allo stato, di un’ipotesi al vaglio e non di una conclusione accertata. La ricostruzione del Tg1 riporta infatti il dubbio che i magistrati starebbero esaminando, insieme alle altre circostanze relative agli accertamenti genetici effettuati nelle prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.
Potrebbe interessarti anche questo articolo: Delitto di Garlasco, Andrea Sempio: “Ho paura di essere vittima di un errore”
