La collisione avvenuta l’8 ottobre 2001 all’aeroporto di Milano Linate ha causato 118 morti tra gli occupanti dei velivoli e i dipendenti dello scalo. A 25 anni di distanza, la strage di Linate resta il più grave incidente nella storia dell’aviazione civile italiana.
Quella mattina, intorno alle 8.10, un McDonnell Douglas MD-87 della SAS diretto a Copenaghen ha iniziato il rullaggio per il decollo. Un Cessna Citation CJ2 privato, complice la nebbia, ha imboccato il percorso sbagliato ed è entrato sulla pista principale, destinata alla partenza dell’aereo di linea. Dopo l’impatto, l’MD-87, gravemente danneggiato, è uscito di pista e si è schiantato contro un edificio adibito allo smistamento bagagli.
La visibilità era inferiore a 200 metri e molti voli in arrivo e in partenza stavano subendo pesanti ritardi. Il decollo del volo SAS era previsto alle 7.35, ma l’orario calcolato di decollo assegnato era stato fissato alle 8.16. Per il Cessna, inizialmente previsto in partenza alle 7.45, l’orario assegnato era invece quello delle 8.19.
Linate collision 25 anni, vittime e unico sopravvissuto
L’urto e l’incendio sviluppatosi subito dopo non hanno lasciato scampo agli occupanti dei velivoli. Nell’edificio colpito sono morti anche quattro addetti allo smistamento bagagli. La nebbia ha ostacolato l’arrivo tempestivo dei soccorritori.
L’unico sopravvissuto è stato Pasquale Padovano, il quinto addetto ai bagagli presente. Ha riportato gravi ustioni su gran parte del corpo e le sue condizioni sono apparse critiche fin dall’inizio. È rimasto in coma per quasi quattro mesi e, nel corso degli anni, ha affrontato oltre cento interventi chirurgici. Nel 2002, dopo circa 14 mesi di ricovero, ha potuto lasciare l’ospedale Niguarda.
Gli errori e le carenze nella sicurezza dello scalo
Il rapporto finale dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), pubblicato il 20 gennaio 2004, ha distinto la causa immediata dell’incidente dai fattori che hanno reso possibile l’errore senza che venisse individuato in tempo. L’analisi non ha quindi ricondotto l’accaduto soltanto alla condotta dei piloti.
Tra gli elementi accertati figuravano una segnaletica aeroportuale poco chiara e sistemi insufficienti per la gestione del traffico al suolo. Il radar di terra (SMGCS) non era operativo: il traffico di superficie veniva gestito attraverso le comunicazioni radio. L’ANSV ha rilevato anche problemi negli scambi e nell’interpretazione delle informazioni tra l’equipaggio del Cessna e la torre di controllo.
Le indagini hanno individuato carenze organizzative, operative e tecnologiche. Anche la vicenda giudiziaria ha accertato responsabilità nella gestione e nell’organizzazione della sicurezza aeroportuale, oltre che nella condotta dei piloti.
Il processo e le condanne definitive
Il processo è iniziato il 20 novembre 2002. Undici persone, tra dirigenti e dipendenti di ENAV, ENAC e SEA, erano state rinviate a giudizio con le accuse di disastro colposo e omicidio colposo plurimo.
La vicenda si è conclusa definitivamente il 20 febbraio 2008, quando la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d’appello: 6 anni e 6 mesi per Sandro Gualano, 4 anni e 4 mesi per Fabio Marzocca, 3 anni per Paolo Zacchetti e 3 anni ciascuno per Antonio Cavanna e Giovanni Lorenzo Grecchi.
