Una festa universitaria, una denuncia per violenza sessuale e una lunga indagine che ha coinvolto Cornell University, una delle più prestigiose università americane. Ora nuovi documenti ottenuti in esclusiva dal New York Times permettono di ricostruire più nel dettaglio cosa accadde nelle settimane successive alla serata del 19 ottobre 2024, quando una studentessa del secondo anno partecipò a una festa della confraternita Chi Phi.
Il quotidiano americano ha avuto accesso a oltre 1.000 pagine dell’indagine interna condotta dall’università, documenti che finora non erano stati resi pubblici. Gli atti raccontano soprattutto il periodo di circa tre settimane tra la festa e il momento in cui la studentessa decise di rivolgersi alla polizia del campus.
Le dichiarazioni della vittima che l’hanno aiutata a denunciare
La studentessa, indicata negli atti con il nome di “Jane Doe”, inizialmente non si sarebbe identificata come vittima di una violenza sessuale. Dopo quella notte avrebbe raccontato quanto accaduto alle proprie coinquiline, continuando però a mantenere rapporti apparentemente cordiali con alcuni degli uomini che avrebbe successivamente accusato.
Una settimana dopo la festa, però, Jane Doe si sarebbe imbattuta in una discussione online dedicata alla vita delle confraternite. In un post alcuni utenti facevano riferimento a presunti episodi di violenza sessuale che avrebbero coinvolto membri della Chi Phi.
Secondo quanto raccontato dalla studentessa agli investigatori e riportato dal New York Times, fu in quel momento che la sua percezione di quanto accaduto cambiò: “È stata la prima volta che ho sentito cambiare la narrazione: non ero una puttana, ero stata aggredita”.
La frase rappresenta uno dei passaggi centrali emersi dai documenti ottenuti dal quotidiano: il momento in cui la studentessa avrebbe iniziato a interpretare ciò che era accaduto durante la festa come una violenza e non semplicemente come una situazione di cui provare vergogna.
Dalla festa alla denuncia alla polizia del campus
Secondo la ricostruzione del New York Times, nelle tre settimane successive alla festa la studentessa avrebbe cercato di comprendere quanto accaduto e avrebbe raccolto informazioni prima di decidere di rivolgersi alle autorità.
Jane Doe ha accusato diversi membri della confraternita di violenza sessuale e ha sostenuto di essere stata costretta ad assumere ketamina. La sua denuncia ha successivamente dato origine a un procedimento interno dell’università nell’ambito del Title IX, la normativa federale americana che vieta discriminazioni sessuali nelle istituzioni scolastiche.
La vicenda è arrivata anche sul piano giudiziario. Il procuratore della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, aveva esaminato la denuncia e deciso di non procedere penalmente, sostenendo che non ci fossero elementi sufficienti per presentare accuse criminali.
La causa contro sette uomini e la riapertura dell’indagine
Il 16 settembre, Jane Doe ha presentato una causa civile contro sette uomini, accusandoli di violenza sessuale. Gli avvocati di almeno tre degli uomini hanno negato in termini generali le accuse di condotte criminali; gli altri non hanno finora reso pubbliche dichiarazioni.
La vicenda ha successivamente portato alla riapertura dell’indagine da parte dei procuratori. Cornell, inoltre, ha annunciato l’intenzione di affidare a legali esterni una revisione della gestione delle accuse relative al 2024, mentre la pressione sull’università è aumentata.
Cosa raccontano i nuovi documenti
Il valore dell’esclusiva del New York Times sta soprattutto nella possibilità di osservare il caso non soltanto attraverso la denuncia e gli sviluppi giudiziari, ma attraverso ciò che è avvenuto prima che la studentessa decidesse di rivolgersi alla polizia.
Gli atti dell’indagine interna mostrano infatti il percorso attraverso il quale Jane Doe sarebbe passata dalla vergogna e dalla confusione iniziali alla convinzione di essere stata vittima di una violenza. Un passaggio che oggi viene ricostruito attraverso testimonianze, comunicazioni e documenti raccolti dall’università.
La pubblicazione dei nuovi materiali arriva mentre Cornell è nuovamente al centro di un caso che ha sollevato interrogativi sulla cultura delle confraternite, sulle procedure universitarie per le denunce di violenza sessuale e sul modo in cui vengono gestite le accuse quando non sfociano immediatamente in un procedimento penale.
