Alexandria Ocasio-Cortez non esclude una candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028, ma nella scelta pesa anche la prospettiva di lasciare la Camera in caso di sconfitta. «Lo sto valutando», ha spiegato l’esponente del Partito democratico in un’intervista ad Avvenire.
«Ogni elemento della decisione è sul tavolo», ha aggiunto, soffermandosi sulle conseguenze concrete: «Se mi candidassi nel 2028 e non vincessi, avrei finito: non sarei più alla Camera». Per questo, ha spiegato, deve valerne la pena: la sua ambizione principale è cambiare il Paese attraverso un sistema sanitario universale, salari dignitosi e diritti dei lavoratori e delle donne.
Il peso del genere nella corsa alla presidenza
Alla domanda sui possibili svantaggi dell’essere donna, latina e giovane, la deputata ha osservato che una candidata viene immediatamente accusata di cercare una scusa quando solleva la questione della razza o del genere.
Per Ocasio-Cortez, il modo in cui le donne in politica vengono discusse, avvicinate e raccontate resta diverso da quello riservato agli uomini. Ha citato il trattamento ricevuto da Hillary Clinton e Kamala Harris, ricordando che gli Stati Uniti non hanno mai eletto una presidente donna: prima o poi accadrà, sostiene, ma non si può negare il peso del sesso.
La classe lavoratrice e l’immigrazione
La deputata, che si definisce cattolica e sostiene il diritto all’aborto, indica nella classe lavoratrice il terreno per ricostruire la proposta democratica. Quando fu eletta nel 2018 era una cameriera a New York, senza assicurazione sanitaria e con difficoltà a pagare l’affitto.
Oggi, sostiene, cresce nel Paese la consapevolezza della necessità di una politica centrata sui lavoratori: il partito non dovrebbe temere né contenere questa spinta.
Sull’immigrazione, Ocasio-Cortez ha affermato di non capire quale beneficio possa ricavare una famiglia americana dal rastrellamento di persone innocenti: «Quale sarà il prezzo da pagare, come esseri umani e come società, se oggi guardiamo dall’altra parte mentre donne, bambini, persone innocenti, giovani vengono portati via per strada, messi dentro un furgone e fatti sparire? C’è un costo per la nostra anima. In politica può sembrare un discorso ingenuo o retorico. Non credo che lo sia».
