La pena di 14 anni per Raffaele Ventura, 76 anni, non è estinta per concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra a Milano. La Corte d’assise d’appello lo ha stabilito con la sentenza depositata il 29 settembre, al termine del giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione su ricorso della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni.
Per l’ex membro delle Formazioni comuniste combattenti si era aperta la possibilità, in teoria, di rientrare in Italia da libero: un’ordinanza del 2024 aveva dichiarato la prescrizione della pena, con una conferma in appello nel 2025. Il nuovo verdetto, pronunciato dalla Corte con i giudici togati Nasi e Centonze, ha revocato quell’ordinanza e accolto la posizione della procuratrice generale.
L’arresto a Parigi e l’interruzione della prescrizione
Il punto decisivo riguarda l’arresto provvisorio a Parigi del 17 luglio 2017. Secondo Nanni, Ventura fu trattenuto per sei ore dalla polizia francese su mandato delle autorità italiane: un’esecuzione della pena che ne avrebbe interrotto la prescrizione, facendola ripartire da quell’anno.
Davanti alla Corte, il 18 settembre, Nanni aveva sostenuto: “Ventura è stato condannato per fatti gravissimi in Italia a circa 50 anni di carcere, ma non ha mai scontato un giorno. Ora resta la condanna per quell’omicidio e la pena non è estinta, perché la prescrizione si è interrotta nel 2017”.
Il mandato europeo e le motivazioni dei giudici
Per i giudici, quel provvedimento costituisce “un atto interruttivo della prescrizione della pena, che, pertanto, non risulta ancora estinta”. Il mandato di arresto europeo emesso dall’Italia era «debitamente compilato” e Ventura “era stato informato” che riguardava la sentenza per l’omicidio Custra, “irrevocabile” dal ’97.
La Corte ha scritto che Ventura aveva «perfettamente compreso di quali condanne si trattasse, in quanto è lo stesso Ventura a precisare di essere stato interrogato» su quei fatti «presso il Consolato d’Italia in Francia nel 1990 dal Giudice Istruttore Salvini”.
La difesa contesta l’inizio dell’esecuzione della pena
La difesa presenterà un ricorso in Cassazione. L’avvocato Davide Steccanella ha precisato che Ventura resta libero e in Francia, contestando sia la durata del trattenimento sia il contenuto del mandato.
“Andrò in Cassazione, ha dichiarato il legale, secondo l’Ansa, per farmi spiegare come sia possibile ritenere inizio esecuzione della pena per l’omicidio Custra del 14 maggio 1977 una sosta di 3 ore in una stazione di polizia senza vedere un giudice, in forza, si legge, di un mandato di arresto europeo dove vengono indicate condanne per fatti commessi fino al 1976 (per cui un anno prima) e senza alcun riferimento non solo a Custra, ma neppure al reato di omicidio”.
Gli spari in via De Amicis e la condanna per concorso morale
Ventura era responsabile del servizio d’ordine del Collettivo Romana Vittoria e si trovava in via De Amicis tra i militanti dell’Autonomia che manifestavano a due giorni dall’omicidio di Giorgiana Masi a Roma e dall’arresto degli avvocati Sergio Spazzali e Giovanni Cappelli. Alcuni manifestanti indossarono i passamontagna e spararono ad altezza d’uomo, uccidendo Custra, vicebrigadiere del III Reparto Celere.
L’agente aveva 25 anni e lasciò la moglie incinta. Mario Ferrandi fu l’autore materiale dell’omicidio; Ventura venne condannato come concorrente “morale”. Coinvolto anche nell’indagine sull’omicidio di Walter Tobagi, Ventura era stato rinviato a giudizio dai giudici istruttori Maurizio Grigo e Guido Salvini.
La permanenza in Francia e le estradizioni respinte
Ventura vive in Francia dal 1981 e ha poi beneficiato della cosiddetta dottrina Mitterrand, che garantiva ospitalità a chi avesse lasciato la lotta armata. Era tra i 10 ex terroristi che sarebbero dovuti tornare in Italia nel 2021 con l’operazione Ombre rosse, dopo un accordo politico tra i due Paesi. I giudici francesi respinsero però le richieste di estradizione.
La prospettiva del ritorno dai propri cari era stata descritta quasi due anni fa dall’avvocato Jean-Pierre Mignard: “Ho sentito Ventura poco fa. È felice e per lui è importante”, aveva detto riferendosi alla possibilità di rientrare in Italia e rivedere la famiglia. “Conta di farlo”.
