La Russia sarebbe pronta a difendere Kaliningrad ricorrendo “all’intero arsenale di armi a sua disposizione” se si tentasse di isolare l’exclave sul Baltico, ha avvertito Mosca. La pressione militare e politica attorno alla regione è aumentata nelle ultime settimane.
L’ambasciata russa in Belgio ha trasmesso una protesta formale al Segretariato internazionale della Nato e al ministero degli Esteri belga, definendo la linea dell’Alleanza “avventurista e irresponsabile”. Secondo Mosca, alcune esercitazioni alleate simulerebbero l’isolamento del territorio russo, aumentando il rischio di uno “scontro armato diretto”. La Nato ha confermato di aver ricevuto la missiva e di aver risposto, contestando le minacce di ricorrere alla forza.
La posizione di Kaliningrad e il corridoio di Suwałki
Kaliningrad è separata dal resto della Federazione russa e circondata da Paesi della Nato: confina a est con la Lituania e a sud con la Polonia. Il territorio si affaccia sul Baltico e la sua posizione geografica è centrale nella disputa tra Mosca e l’Alleanza.
Poco distante si trova il corridoio di Suwałki, la fascia di confine polacco-lituana che separa Kaliningrad dalla Bielorussia. È il collegamento terrestre tra i Paesi baltici e il resto del territorio dell’Alleanza: una posizione che rende l’area uno dei punti più sensibili per la sicurezza europea.
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha prospettato a settembre un’intensificazione delle esercitazioni alleate nei pressi dell’exclave. A suo giudizio, queste attività potrebbero costringere Mosca a trasferire nella regione una parte delle forze attualmente impegnate in Ucraina. Sikorski ha però precisato che la Nato non dovrebbe intraprendere azioni offensive contro il territorio russo.
Le accuse russe e la risposta difensiva della Nato
Per Mosca, l’aumento delle attività militari sul fianco orientale rientrerebbe in una strategia più ampia. L’ambasciata russa ha accusato la Nato di alimentare il «mito della minaccia russa» e ha contestato le valutazioni secondo cui la Russia potrebbe attaccare in futuro uno dei Paesi baltici.
La posizione dell’Alleanza è opposta: il rafforzamento del fianco orientale serve alla deterrenza e alla difesa collettiva. Negli ultimi anni sono aumentate sia le forze schierate nell’area sia la capacità di intervenire rapidamente per difendere i Paesi membri.
Diversi governi europei hanno denunciato nelle ultime settimane sabotaggi, attacchi informatici e violazioni dello spazio aereo, oltre ad altre attività ibride attribuite alla Russia. Funzionari di Estonia e Lituania hanno però sottolineato di non vedere, al momento, le condizioni militari per un imminente attacco convenzionale russo contro la Nato, anche perché una parte consistente delle forze di Mosca resta impegnata in Ucraina.
La disputa sull’exclave si inserisce così nel confronto sul fianco orientale, tra esercitazioni, deterrenza e accuse reciproche che riducono i margini per gli errori di calcolo. La Nato sostiene che non lancerà un primo attacco, ma difenderà il territorio degli Alleati in caso di aggressione.
Il segretario generale Mark Rutte ha ribadito questa posizione pochi giorni fa, ricordando che l’Alleanza considera la propria postura militare essenzialmente difensiva.
