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Ricina a Pietracatella: tossina maneggiata in casa, la pista è l’omicidio

Tracce della tossina trovate su 131 reperti: gli inquirenti cercano un segno che distingua i comportamenti attorno al tavolo e in casa.

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Ricina a Pietracatella: tossina maneggiata in casa, la pista è l'omicidio

Ricina a Pietracatella: tossina maneggiata in casa, la pista è l'omicidio | Facebook

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

La ricina che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sarebbe stata sciolta in un piatto o in una bevanda dentro l’abitazione di Pietracatella, nel Campobasso. Per gli esperti, chi ha maneggiato la sostanza si sarebbe trovato nell’appartamento. Su questa pista sta lavorando la procura di Larino, con un fascicolo per duplice omicidio premeditato ancora a carico di ignoti.

L’attenzione investigativa si è stretta sulla cena del 23 dicembre. A tavola c’erano la donna di 50 anni, il marito Gianni Di Vita e la figlia minore di 15 anni; la figlia maggiore era fuori con le amiche. Dopo quel pasto, madre e figlia avrebbero iniziato a manifestare sintomi gastrointestinali gravi. Sono morte poche ore dopo. Il marito, ex sindaco, è stato ricoverato ma con un quadro molto meno critico, e gli esami non hanno evidenziato la tossina nel suo sangue. Da qui l’ipotesi che l’esposizione sia avvenuta in modo selettivo, attraverso un alimento o una bevanda consumati solo da loro.

Gli esami collegano Ricina Pietracatella omicidio a alimenti e indumenti

I laboratori del Robert Koch Institute di Berlino avrebbero riscontrato tracce della sostanza su alcuni dei 131 reperti sequestrati nell’abitazione a partire dal 7 luglio. Si tratta di campioni eterogenei: alimenti, stoviglie, vestiti. La ricina è inodore, insapore e incolore; non lascia segni evidenti a occhio nudo. In parallelo, gli investigatori stanno incrociando questi riscontri con le primissime analisi effettuate nei giorni successivi ai decessi.

Finora, dall’esame degli oggetti sarebbero emersi elementi che sostengono l’ipotesi del duplice omicidio. Tuttavia, i risultati definitivi dei laboratori tedeschi sono attesi nel giro di pochi giorni. Solo dopo la loro acquisizione si potrà valutare se il quadro consenta di restringere il perimetro delle persone su cui concentrare l’attenzione.

Un possibile discriminante riguarda residui su utensili o oggetti usati da una sola persona, diversa dalle vittime. Un’altra verifica, considerata utile, è sugli indumenti di almeno uno dei familiari sopravvissuti: l’eventuale presenza della sostanza su questi materiali potrebbe orientare in modo concreto l’indagine. In breve, gli inquirenti cercano un segno che distingua i comportamenti attorno al tavolo e in casa.

Il nodo dell’esposizione e le audizioni

Resta aperta la distinzione tra gesto volontario e incidente. Lo ha ribadito Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni di Pavia che ha individuato la ricina: “Le uniche certezze che abbiamo riguardano la presenza della ricina. Sulla base di queste non sono in grado di dire se l’esposizione sia stata accidentale o volontaria”. A suo avviso, una cosa è accertata: la sostanza è stata assunta per via orale, dunque per ingestione.

Su questo punto si è mosso anche il legale di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla, che nelle ultime settimane ha ventilato la possibilità di un incidente: “I familiari delle vittime non hanno mai escluso questa ipotesi”. È un’ipotesi che non chiude le altre piste, ma costringe a pesare con attenzione ogni riscontro tecnico.

Intanto, gli investigatori stanno analizzando le relazioni personali. L’eventuale movente, se si è trattato di un delitto, potrebbe affondare in rapporti tenuti nascosti. Fra le 200 testimonianze raccolte, ha assunto rilievo quella di un’insegnante di matematica, amica da anni di Gianni Di Vita. La donna è stata ascoltata due volte a distanza di una settimana come persona informata; nella seconda occasione si è svolto anche un confronto diretto con lui. È stato sentito anche il marito dell’insegnante, tecnico di laboratorio all’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora anche la donna. L’obiettivo resta lo stesso: sovrapporre le cronologie personali, gli accessi alla casa e i risultati scientifici finché uno degli incastri, finalmente, non reggerà alla prova dei fatti.

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