Bong Joon-ho è stato premiato a Torino con la Stella della Mole, tornando nel capoluogo piemontese 23 anni dopo la presentazione di Memories of Murder. A consegnare il riconoscimento sono stati Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema. Il premio è destinato agli autori che hanno lasciato un’impronta nella cultura cinematografica internazionale.
La lezione di cinema organizzata dal museo ha attraversato la filmografia del cineasta sudcoreano, dagli esordi a Mickey 17. L’incontro ha inaugurato una retrospettiva completa al Cinema Massimo, in programma fino al 30 settembre. La serata si è conclusa con l’introduzione alla proiezione di Parasite, vincitore della Palma d’Oro a Cannes e di quattro Oscar, compresi quelli per il miglior film e la miglior regia.
Il ritorno ai delitti di Hwaseong
Memories of Murder, conosciuto anche come Memorie di un assassino, era stato presentato nel 2003 alla 21a edizione del Torino Film Festival, ottenendo il Premio Holden per la migliore sceneggiatura e il Premio del Pubblico, intitolato ad Achille Valdata. «Nel 2003, a novembre, faceva molto freddo, ma la città era accogliente per via di tutte le luci natalizie. È stato speciale ricevere quel premio perché ero stato scelto dal pubblico», ha ricordato Bong Joon-ho.
Alle risaie del film il regista contrapponeva i «luoghi cinematografici» torinesi, con «spazi dove un killer può nascondersi». La pellicola nasce dalla storia vera dei delitti di Hwaseong, commessi in Corea del Sud tra il 1986 e il 1991, e usa l’indagine per raccontare criticamente la società della dittatura militare. All’uscita del film l’assassino non era ancora stato identificato: la polizia lo ha individuato nel settembre 2019 attraverso i test del DNA, confermando molti elementi della pellicola. L’uomo sconta l’ergastolo nel carcere di Busan. «Non so se ha visto il film», ha scherzato il cineasta.
La famiglia e la creatura di The Host
Il legame tra genitori e figli è al centro di The Host, film «di mostri» ma anche «sulla famiglia». Per Bong Joon-ho quel rapporto, talvolta «eccessivo», accomuna la cultura della Corea del Sud e quella dell’Italia. Song Kang-ho, interprete del padre, è «un Mastroianni coreano», capace di adattarsi ai ruoli emotivi che gli vengono proposti.
La creatura deve invece la propria fisionomia al lavoro di Jang Hee-chul, progettista di videogiochi e artista specializzato nell’ideazione visiva. Tra i riferimenti c’era Steve Buscemi: «Gli ho messo la sua foto nel nostro ufficio e gli ho chiesto di ispirarsi a quella. Ho incontrato Steve Buscemi qualche tempo fa a New York e gli ho chiesto scusa», ha raccontato il regista. Il lavoro sugli effetti speciali conferisce al mostro anche un «lato emotivo»: i movimenti cambiano quando viene ferito o interagisce con gli esseri umani.
Gli spazi del treno e la voce di Tilda Swinton
Il treno di Snowpiercer è insieme salvezza e trappola per l’umanità. Realizzarlo ha richiesto di far interagire molti attori in spazi ristretti e, soprattutto, di dare costantemente l’impressione del movimento. Il fumetto da cui è tratto il film ha avuto un’influenza decisiva anche sulla preparazione delle sequenze disegnate.
Le diverse scuole di recitazione degli interpreti coreani e americani, secondo Bong Joon-ho, rispecchiano le differenze sociali dei passeggeri e della realtà contemporanea. Il cambiamento maggiore rispetto al fumetto riguarda il ministro Mason: un uomo nell’originale, interpretato nella pellicola da Tilda Swinton. Il regista ha elogiato anche Franca D’Amato, sua doppiatrice italiana: «Era veramente uguale alla voce di Tilda».
La canzone di Morandi trovata sul set di Parasite
La villa dei ricchi e il seminterrato dei poveri definiscono la contrapposizione sociale di Parasite. Anche uno spazio angusto, però, può offrire protezione: «A volte vogliamo scappare da queste case, altre volte vogliamo nasconderci dentro», ha osservato Bong Joon-ho.
La scelta di In ginocchio da te per una scena chiave è nata per caso, come ha raccontato rispondendo a Chatrian. I suoi genitori possedevano un vinile di Gianni Morandi; sul luogo delle riprese il regista ha trovato una raccolta di canzoni italiane e l’ha usata per provare il giradischi. Il primo brano era proprio quello: ha risvegliato un ricordo d’infanzia e si è poi adattato alle immagini durante il montaggio. «È stato quasi un destino». Del cantante ha aggiunto: «Ho avuto l’opportunità di incontrarlo quando sono andato a Venezia, aveva una bella energia, lo rispetto tanto».
La scelta degli attori in Mickey 17
Robert Pattinson interpreta più ruoli in Mickey 17. La scelta degli attori è per Bong Joon-ho una responsabilità essenziale della regia, «come un allenatore di calcio mette nella giusta posizione i giocatori». Il paragone chiarisce anche il limite dell’intervento sul lavoro dell’interprete: «Una volta che il giocatore tira, l’allenatore non può più fare nulla», perché «conta solo la posizione iniziale».
Dai cani degli esordi ai sensi di colpa di Okja
Un tatuaggio raffigurante un cane ha portato Chatrian a chiedere del rapporto del cineasta con gli animali, ricorrenti nel primo cortometraggio e in Barking Dogs Never Bite. Bong Joon-ho ha collegato alcune scene alla cultura dell’epoca dei suoi genitori, quando in Corea si consumava carne di cane. Secondo il regista, oggi le usanze sono cambiate e quella carne non si trova più nei ristoranti.
Il pensiero delle crudeltà inflitte agli animali lo ha poi spinto a realizzare Okja, affrontando i sensi di colpa dell’essere umano verso l’animale.
Gli autori di riferimento e il genere escluso
L’incrocio tra generi rende difficile definire anche il prossimo film di Bong Joon-ho: una caratteristica che, ha spiegato, mette in difficoltà sia la promozione sia gli attori, incerti se scegliere un registro comico. Il genere che esclude è il film musicale: «Rispetto molto chi lo fa ma non credo di saperlo fare».
Tra i riferimenti c’è David Fincher, con il quale ha discusso le somiglianze tra Memories of Murder e Zodiac. Psycho di Hitchcock e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, ha raccontato, «sono stati come un taglio che poi diventa una cicatrice che rimane per sempre, in modo positivo mi hanno lasciato una cicatrice che ha impresso in me il desiderio di diventare regista».
Corpo celeste di Alice Rohrwacher lo aveva profondamente colpito a Cannes 2011: lo aveva sostenuto, anche se quell’anno non ottenne riconoscimenti. Rohrwacher, David Fincher e Kiyoshi Kurosawa sono gli autori dei quali aspetta con maggiore trepidazione i nuovi film.
