Sigfrido Ranucci è arrivato il 25 settembre, al Tribunale del Lavoro di Roma, accompagnato dai suoi legali, per l’udienza sul ricorso urgente presentato contro la Rai dopo la rimozione dalla conduzione di Report. A esaminare il caso è la giudice del lavoro Donatella Casari. Il giornalista chiede che venga revocato il provvedimento deciso dall’azienda a fine agosto e di poter tornare alla guida del programma prima dell’inizio della nuova stagione, previsto per l’8 novembre.
Sigfrido Ranucci, cosa chiede nel ricorso contro la Rai
Il ricorso è stato presentato ex articolo 700 del Codice di procedura civile, quindi attraverso una procedura cautelare d’urgenza. La difesa di Ranucci contesta le motivazioni fornite dalla Rai per la sua rimozione, ritenendole insufficienti, e sostiene che il provvedimento abbia determinato un demansionamento e un trattamento discriminatorio. L’azienda, al contrario, rivendica il proprio potere di riorganizzare le mansioni del dipendente purché venga rispettato l’inquadramento professionale.
Ranucci contesta non solo la rimozione dalla conduzione di Report, ma anche la conseguente procedura di ricollocazione avviata dalla Rai. Il 28 agosto la Rai aveva gli comunicato la rimozione dandogli trenta giorni di tempo per scegliere un nuovo incarico tra RaiNews, Tg3 e il ruolo di corrispondente dal Cairo.
Il termine scade il 27 settembre e gli avvocati del giornalista stanno chiedendo al giudice di sospendere la scadenza, altrimenti Ranucci sarebbe costretto a scegliere uno dei nuovi incarichi proposti dalla Rai prima che il Tribunale decida se la sua rimozione dalla conduzione sia stata legittima.
Ranucci, dall’attentato alla vicenda Lavitola
Lo scontro con la Rai arriva a meno di un anno dall’attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia, danneggiando gravemente la sua auto e quella della figlia.
Nell’inchiesta della Procura di Roma è stato arrestato Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato. Durante l’interrogatorio di garanzia, l’imprenditore ha ammesso di aver commissionato l’azione intimidatoria, sostenendo però di averlo fatto per proteggere Ranucci e spingere le autorità ad aumentare il suo livello di scorta, alla luce delle minacce che il giornalista avrebbe ricevuto. Una versione che resta al vaglio degli inquirenti e che il gip ha definito priva, allo stato, di elementi concreti di riscontro.
Proprio i rapporti tra Ranucci e Lavitola sono poi finiti al centro anche di una contestazione disciplinare interna alla Rai. L’azienda ha però precisato che il procedimento disciplinare rappresenta una vicenda distinta rispetto alla decisione di rimuovere il giornalista dalla conduzione di Report.
