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Beppe Grillo ai microfoni del Pulp Podcast: “Se mi candidassi? Ma datemi il voto e basta”

Il fondatore del Movimento 5 Stelle è tornato a raccontarsi al podcast condotto da Fedez e Davide Marra. "Proporsi come segretario di partito? Oggi ci può essere solo un algoritmo", ha dichiarato

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Beppe Grillo al Pulp Podcast

Beppe Grillo al Pulp Podcast | Via youtube

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

“Se io mi dovessi candidare direi: ‘Signori, sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente, ho già detto tutto. Che ca** volete da me? Datemi il voto e basta’”. Con queste parole Beppe Grillo ha risposto alla domanda su un suo possibile ritorno in politica, immaginando per provocazione come si presenterebbe oggi agli elettori.

Durante una lunga intervista a Pulp Podcast, condotto da Fedez e Davide Marra, il fondatore del Movimento 5 Stelle ripercorre la nascita del M5S e il rapporto con Gianroberto Casaleggio, ma affronta anche molti dei temi che hanno segnato la sua storia politica e pubblica: dall’intelligenza artificiale alla trasformazione del lavoro, passando per Roberto Vannacci, il giornalismo, il futuro della democrazia e un Movimento che oggi considera ormai molto lontano da quello delle origini.

Beppe Grillo e il ritorno in politica: “Oggi può esserci un algoritmo come segretario”

Beppe Grillo non sembra aver annunciato un ritorno in politica, almeno non nel modo tradizionale. “Io cosa faccio, ancora mi propongo come segretario di un partito? Oggi ci può essere un algoritmo”, dice ragionando sulle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale.

Ancora più esplicito è quando parla della possibilità di fondare e organizzare una nuova formazione: “Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Non ho, mi dispiace, il potere di farlo, non ho le facoltà di farlo. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione, sulle cose”

Il ruolo che sembra ritagliarsi è quindi ancora quello dell’ispiratore più che del leader: qualcuno che lancia idee, lasciando ad altri il compito di organizzarle. Una posizione che richiama quella ricoperta all’inizio dell’esperienza del Movimento 5 Stelle, ma che oggi Grillo descrive guardando soprattutto alle nuove tecnologie.

Beppe Grillo contro il Movimento di Conte: “In mano all’uomo che sussurava ai cavalli”

Il passaggio più duro riguarda proprio il Movimento 5 Stelle, oggi presieduto da Giuseppe Conte, rieletto alla guida della forza politica nell’ottobre 2025.

“Oggi il Movimento è un’altra cosa, in mano al reverendo Jones, all’uomo che sussurrava ai cavilli”, afferma Grillo, senza nominare direttamente Conte. Poi rincara: “Ci sono queste persone che si agitano dentro un Movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva. Non hanno un’idea”. Un attacco che aveva già anticipato nei giorni precedenti attraverso alcuni estratti dell’intervista.

Grillo torna anche sul significato originario di “uno vale uno”: “Non è che siamo tutti uguali. Uno vale uno vuol dire che a tutti va data la stessa possibilità di partenza”. Il riferimento è al Movimento 5 Stelle delle origini, nato nel 2009 attorno a Grillo e Gianroberto Casaleggio come forza antisistema fondata sulla democrazia diretta, sulla partecipazione attraverso la rete e sul ricambio degli eletti.

In quella visione, i parlamentari dovevano essere soprattutto “portavoce” dei cittadini e il limite dei mandati serviva a impedire la nascita di una classe politica permanente. È questo modello che Grillo contrappone al M5S di oggi quando dice: “Adesso è un partito normale”. Sulla possibilità di recuperare lo spirito originario è altrettanto deciso: “Non vedo una rinascita del Movimento con quei valori perché è passato”.

Casaleggio e la nascita del M5S: “Quello che non ero io era lui”

Per spiegare il cambiamento del M5S, Grillo torna a Gianroberto Casaleggio, l’imprenditore informatico che dal 2005 curò il suo blog e che insieme a lui costruì il percorso che dai V-Day del 2007 e 2008 portò alla fondazione del Movimento 5 Stelle, il 4 ottobre 2009. Casaleggio fu centrale soprattutto nel dare una struttura alle intuizioni di Grillo e nell’idea di utilizzare la rete come strumento di partecipazione e democrazia diretta.

Il loro rapporto viene raccontato da Grillo come l’incontro tra due personalità complementari: “Quello che non ero io era lui”, dichiara. “Io parlavo a vanvera, lui in un discorso di dieci minuti tirava giù due righe. Io ero l’energia, lui la sintetizzava e la veicolava”. Poi ammette che la morte del cofondatore del Movimento, nel 2016, ha segnato per lui una cesura: “Mancando lui io sono rimasto un po’ privo”.

Prima di diventare il fondatore di una forza politica, però, Grillo era soprattutto un comico satirico. Nei suoi spettacoli aveva cominciato a inserire sempre più spesso temi che andavano ben oltre l’intrattenimento: acqua pubblica, ambiente, mobilità, energia, rifiuti e internet, argomenti che sarebbero poi confluiti anche nell’identità originaria del Movimento. “La gente usciva e diceva: ‘Mi sono divertita, e adesso cosa vogliamo fare?’”, ricorda.

Grillo racconta anche di aver provato inizialmente a portare quelle battaglie dentro una forza politica già esistente, iscrivendosi al Partito democratico e tentando di partecipare al dibattito interno. Fallita quella strada, l’incontro con Casaleggio e la rete di attivisti nata attorno al blog trasformarono progressivamente quelle campagne in un progetto politico autonomo, fino alla nascita del Movimento 5 Stelle.

Su Vannacci: “Più gli sputi sopra, più si appiccica”

Non poteva mancare una delle domande più spinose, ovvero la sua opinione sul neonato movimento Futuro Nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci. Una forza che negli ultimi mesi ha guadagnato spazio nel dibattito politico e che lo stesso Vannacci presenta come alternativa a un centrodestra che considera ormai “sbiadito”, rivendicando la necessità di “una destra che torni finalmente a fare la destra”. Secondo Reuters, Futuro Nazionale viene attualmente rilevato attorno all’8% nei sondaggi.

Grillo, però, non si concentra tanto sul programma del movimento quanto sul fenomeno mediatico costruito attorno al suo leader. “Il futuro di Vannacci sono le domande stupide, le domande con un sottile astio sotto”, afferma, riferendosi a quel meccanismo del dibattito pubblico in cui lo scontro e la provocazione finiscono, secondo lui, per rafforzare proprio il personaggio che si vorrebbe mettere in difficoltà.

“Chi ha fatto la fortuna di Vannacci secondo te? Chi lo contesta. Più gli sputi sopra è come una decalcomania: più la inumidisci, più si appiccica”, ha dichiarato. Per Grillo, quindi, una parte della crescita politica e mediatica dell’ex generale sarebbe stata alimentata anche dall’attenzione continua dei suoi detrattori: più viene contestato, più rimane al centro del dibattito.

Ma Vannacci diventa soprattutto il punto di partenza per una riflessione più ampia sul livello della discussione pubblica. Grillo parla di “un calo totale della conoscenza” e sostiene che molte parole abbiano progressivamente perso il proprio significato: “Economia, finanza, sostenibilità non vogliono più dire niente”. Il problema, nella sua lettura, non è quindi soltanto l’ascesa di un nuovo movimento politico, ma il contesto culturale e mediatico che rende più efficace la contrapposizione rispetto all’approfondimento.

L’AI e il rischio della fine dell’umanità

Al podcast, Grillo si esprime su tutti i temi rilevanti e che più stanno facendo discutere nell’ultimo periodo, tra questi c’è l’intelligenza artificiale. Dopo le dimissioni pubbliche del ricercatore di Antrophic Coxon, annunciate via X tramite una dichiarazione apocalittica sulla presunta fine dell’umanità n ell’arco di dieci anni, anche Grillo ha espresso una posizione simile

Al podcast, Grillo si esprime su molti dei temi che stanno facendo discutere negli ultimi mesi, tra questi c’è inevitabilmente l’intelligenza artificiale. Le sue parole arrivano a pochi giorni dalle dimissioni di Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic che ha lasciato l’azienda lanciando su X un avvertimento decisamente apocalittico: secondo Coxon, alcune delle persone che stanno costruendo i sistemi di IA più avanzati ritengono possibile che questa tecnologia possa arrivare a “ucciderci tutti entro la fine del decennio”. In un’intervista a Wired, l’ex ricercatore ha definito i prossimi uno o due anni un momento decisivo per il futuro dell’umanità.

Grillo: “Ho chiesto a ChatGPT di scrivermi un manifesto politico. E penso ci ucciderà tutti”

Anche Grillo si spinge verso uno scenario simile, seppure con il tono provocatorio che accompagna gran parte dell’intervista. La sua posizione sull’IA, però, non è semplicemente catastrofista: alla preoccupazione si accompagna una forte fascinazione per una tecnologia che lui stesso racconta di utilizzare. Grillo dice, per esempio, di essersi rivolto a ChatGPT per elaborare un proprio manifesto politico: “Gli ho chiesto: scrivimi come le avessi scritte io queste cose qua. E me l’ha scritta come fossi io”.

È proprio questa capacità dell’intelligenza artificiale di replicare linguaggio, pensieri e persino personalità a portarlo verso una riflessione molto più radicale. “Dio si è trasformato in questa intelligenza, in un algoritmo. Dove ci porta io non lo so”, afferma. Poi arriva uno dei passaggi più estremi dell’intervista: “Può darsi che sia la fine della nostra specie. Ci sostituiranno: una liberazione, faranno un lavoro migliore di noi per il pianeta”.

Il problema, secondo Grillo, è che mentre la tecnologia continua a evolversi, le istituzioni restano ferme. “L’algoritmo impara, la democrazia no. Siamo rimasti fermi con delle istituzioni del Paleolitico”, sostiene.

Ed è anche per questo che Grillo dice di sentirsi “postumo di me stesso da vivo”. Ricorda di aver parlato già vent’anni fa di comunità energetiche, idrogeno, stampanti 3D e nuove tecnologie, molte delle quali, a suo giudizio, devono ancora essere pienamente comprese o applicate. Nonostante le previsioni sulla possibile fine della specie, quindi, il suo sguardo sul futuro non è soltanto pessimista: “Sono molto entusiasta di questo momento storico. La curiosità è la molla”.

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