Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha riscritto la regola di Taylor in un post su X del 16 settembre, inserendo due variabili sulle rotte energetiche. La formula accompagna un messaggio agli Stati Uniti: la Federal Reserve può aumentare i tassi, ma non può riaprire lo Stretto di Hormuz né garantire il passaggio del petrolio. La provocazione è arrivata nel giorno in cui la banca centrale americana ha alzato il costo del denaro di 25 punti base, portando i tassi nell’intervallo tra il 3,75% e il 4%.
Accanto a Hormuz, nell’equazione compare Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.
La regola di Taylor modificata con le variabili degli stretti
La regola di Taylor è un modello economico che collega il livello dei tassi d’interesse all’inflazione e all’andamento dell’economia. Ghalibaf ha chiamato la propria versione «regola di Taylor degli stretti», aggiungendo ai termini economici due componenti riferite ai passaggi marittimi strategici. L’equazione pubblicata è:
i = r* + π* + 1,5(π − π*) + 0,5(y − y*) + α(SOH − SOH*) + β(BEM − BEM*), con α, β > 0
La prima parte comprende il tasso d’interesse, il tasso reale neutrale, l’inflazione rispetto all’obiettivo e la differenza tra produzione effettiva e potenziale. I coefficienti stabiliscono quanto i tassi dovrebbero reagire agli scostamenti dell’inflazione e dell’attività economica. Si tratta di una rappresentazione semplificata della politica monetaria, non di una formula che la Federal Reserve sia obbligata ad applicare.
Le aggiunte sono SOH e BEM: la prima sigla indica lo Stretto di Hormuz, la seconda Bab el-Mandeb. Nella costruzione proposta dal presidente del Parlamento iraniano, gli asterischi identificano i valori di riferimento. I coefficienti positivi α e β attribuiscono alle nuove variabili un peso nella determinazione del tasso teorico.
Il post non precisa però come misurare queste variabili e non assegna valori ai coefficienti. L’equazione non costituisce quindi un modello economico operativo: Ghalibaf impiega il linguaggio della politica monetaria per formulare una provocazione politica sulle rotte dell’energia.
Il rialzo dei tassi e i limiti sugli approvvigionamenti
La sfida alla Federal Reserve segue l’equazione: Ghalibaf chiede alla banca centrale americana di dimostrare se un aumento dei tassi possa riaprire Hormuz o produrre anche un solo barile di petrolio. Il richiamo ai 25 punti base, equivalenti a un quarto di punto percentuale, riguarda direttamente la decisione del 16 settembre.
La banca centrale ha aumentato il costo del denaro nel tentativo di contenere l’inflazione. Le tensioni sulle rotte energetiche continuano però ad alimentare le pressioni sui prezzi. Il ragionamento del presidente del Parlamento iraniano distingue così gli effetti dei tassi sulla domanda dai problemi fisici di approvvigionamento: un rialzo può contribuire a ridurre la domanda e a contenere l’inflazione, ma non risolve direttamente un’interruzione delle forniture.
Se una rotta marittima strategica viene interrotta, il costo del denaro non basta a ripristinare il traffico navale o ad aumentare immediatamente la disponibilità di greggio. Le condizioni finanziarie e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici sono collegate, ma richiedono strumenti diversi.
Il messaggio non dimostra dunque che la politica monetaria sia inefficace contro l’inflazione in generale. Richiama un limite specifico: una banca centrale interviene sulle condizioni finanziarie, senza controllare direttamente le cause geopolitiche di uno shock energetico. La portata effettiva della leva evocata da Ghalibaf dipende dalle condizioni del traffico marittimo, dalla durata delle interruzioni e dalla risposta degli altri attori coinvolti.
Il premio di rischio su Hormuz e le aspettative d’inflazione
La rivendicazione iraniana riguarda soprattutto il tasso reale neutrale, indicato con r*. Nella teoria economica rappresenta il livello dei tassi compatibile, nel lungo periodo, con un’economia in equilibrio e un’inflazione stabile. Non è un valore direttamente osservabile, ma una grandezza stimata.
Ghalibaf ne modifica provocatoriamente il significato: sostiene che quel tasso non sia realmente neutrale, perché risentirebbe del premio di rischio associato allo Stretto di Hormuz. Secondo il presidente del Parlamento iraniano, è Teheran a determinare quel premio.
Il premio di rischio è il costo aggiuntivo richiesto da operatori e investitori per affrontare una situazione considerata più pericolosa o incerta. Nel settore energetico può riflettersi sui prezzi del petrolio, sui costi di trasporto e sulle assicurazioni marittime. L’affermazione di Ghalibaf è una rivendicazione di influenza geopolitica, non la dimostrazione che l’Iran determini da solo il prezzo del greggio o il livello dei tassi americani. L’obiettivo comunicativo è presentare il controllo e la sicurezza di Hormuz come fattori capaci di condizionare le scelte economiche degli Stati Uniti.
Il post richiama anche le aspettative d’inflazione. Nel linguaggio economico sono considerate ancorate quando famiglie, imprese e mercati continuano a ritenere credibile l’obiettivo di stabilità dei prezzi, anche davanti ad aumenti temporanei. La battuta finale suggerisce invece che le tensioni sulle rotte energetiche possano rendere più difficile mantenere stabili queste aspettative.
Ghalibaf ha chiuso il messaggio con «Restate senza ancoraggio!», rovesciando in chiave ironica il concetto utilizzato dalle banche centrali.
