“Noi abbiamo costrutito una campagna che ha portato a discutere in questo Paese della patogenicità dei Cpr, luoghi dove le persone migranti soffrono, subiscono violenze e muoiono. Non abbiamo fatto partire un’associazione che istigava i medici a fare certificati falsi”, si è difeso così Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, indagato dalla Procura di Ravenna nell’inchiesta sui certificati di non idoneità al trattenimento nei Cpr. “Se questi luoghi sono patogeni come è sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, come può un medico considerare idonea una persona a finire in quei posti? Questa associazione a delinquere che in realtà ha sempre operato alla luce del sole, era volta ad alimentare un dibattito pubblico e una presa di posizione per i medici, di certo non a commettere illeciti”, ha affermato. “Se firmerei un certificato di idoneità? Certificherei che nessuno è idoneo al Cpr”, ha concluso.