La Procura di Monza ha chiesto l’archiviazione della posizione di Gianluca Rocchi nel filone dell’inchiesta sul mondo arbitrale relativo alle cosiddette “bussate” nella sala Var di Lissone. Secondo i pm guidati dal procuratore Claudio Gittardi, negli episodi finiti al centro degli accertamenti non sarebbe stata riscontrata una natura fraudolenta tale da configurare il reato ipotizzato.
Il fascicolo era arrivato a Monza dopo la decisione della Procura di Milano di separare questa parte dell’indagine da quella riguardante le presunte interferenze nelle designazioni arbitrali. La sala Var si trova infatti a Lissone, in provincia di Monza e Brianza, e per questo gli atti erano stati trasmessi ai magistrati monzesi per competenza territoriale.
Il caso delle “bussate” nella sala Var
Al centro degli accertamenti c’erano alcuni episodi avvenuti durante le partite Udinese-Parma e Salernitana-Modena del 2025. L’ipotesi investigativa riguardava presunti interventi dall’esterno della sala Var nei momenti in cui gli ufficiali di gara stavano valutando alcune decisioni. Nel fascicolo erano confluite le posizioni di Rocchi, dell’ex supervisore Andrea Gervasoni e dei varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo.
Le presunte “bussate” erano inizialmente entrate nell’inchiesta condotta a Milano sulla gestione del settore arbitrale. A luglio, però, la Procura milanese aveva trasmesso questo capitolo a Monza, mentre aveva chiesto l’archiviazione del procedimento relativo alle designazioni.
Con la nuova richiesta, anche per il filone di Lissone l’accusa di frode sportiva non avrebbe trovato elementi sufficienti, secondo la valutazione della Procura di Monza. Spetterà ora al giudice pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione.
L’altro filone dell’inchiesta su Rocchi
La vicenda delle “bussate” era rimasta separata dall’altra parte dell’inchiesta, quella relativa alle presunte interferenze nelle designazioni degli arbitri. Il 14 luglio la Procura di Milano aveva già chiesto l’archiviazione per Rocchi, ritenendo che gli elementi raccolti non consentissero di sostenere l’esistenza di un “sistema strutturato” di frode.
Gli atti erano stati trasmessi anche alla giustizia sportiva. Proprio il 18 settembre la Procura federale ha chiesto a sua volta l’archiviazione per il filone relativo alle designazioni, dopo gli approfondimenti svolti sui documenti dell’inchiesta penale, sulle intercettazioni e sulle testimonianze raccolte.
Con la richiesta arrivata da Monza, dunque, si avvia verso la chiusura anche il capitolo giudiziario relativo agli episodi avvenuti nella sala Var di Lissone.
